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L’arma per fermare Kim ce l’ha Pechino, è una ‘bomba petrolifera’. La userà?

Nella crisi Tra Corea del Nord e gli Usa di Trump sempre più decisivo il ruolo della Cina, che sull’estensione delle sanzioni potrebbe cambiare idea

La Cina insiste per la denuclearizzazione della penisola coreana e per la risoluzione “attraverso il dialogo pacifico” della questione nucleare di Pyongyang. Il presidente cinese, Xi Jinping, ha ribadito la linea di Pechino sulla Corea del Nord durante l’ultimo colloquio telefonico con il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, avvenuto nella tarda serata di ieri, ora locale. Xi ha dichiarato che “la direzione generale da prendere è quella di una risoluzione pacifica della questione”, si legge nel resoconto della telefonata pubblicato dall’agenzia Xinhua, aggiungendo che il dialogo combinato con una serie di misure complessive è la cosa migliore per cercare una soluzione di lungo termine. Trump, nel colloquio con il presidente cinese, ha manifestato “profonda preoccupazione” per la situazione nella penisola coreana e ha spiegato, sempre secondo l’agenzia di stampa cinese, di attribuire importanza al “ruolo essenziale della Cina” nella risoluzione della tensione.
L'arma per fermare Kim ce l'ha Pechino, è una 'bomba petrolifera'. La userà?
Pyongyang Nord Corea
Se Seul e Tokyo sono d’accordo per portare le pressioni sulla Corea del Nord “a un livello estremo”, come convenuto durante un colloquio telefonico tra il presidente sud-coreano, Moon Jae-in, e il primo ministro giapponese, Shinzo Abe, e se il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump si dice pronto a una “imponente risposta militare” contro Pyongyang, la Cina sembra mantenere le distanze, ma apre con le parole di Xi a “misure complessive”. Non ci sono solo le ultime dichiarazioni del presidente cinese: al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di lunedì scorso, convocato d’urgenza dopo il test nucleare nord-coreano, l’ambasciatore cinese all’Onu, Liu Jieyi, ha chiesto “misure pratiche” per risolvere pacificamente la crisi in Asia orientale.

La Cina e le nuove sanzioni

La possibilità di un cenno di assenso di Pechino a nuove sanzioni su Pyongyang non sarebbe da scartare completamente. Per lo meno non per la ministro degli Esteri di Seul, Kang Kyun-wha, che in un rapporto al parlamento sud-coreano, ha fatto cenno, ieri, al colloquio telefonico avuto nella serata di lunedì con il suo omologo di Pechino, Wang Yi. “Non posso entrare negli esatti dettagli”, ha dichiarato Kang, “ma posso immaginare che la Cina sia aperta a più sanzioni”. Su una chiara posizione anti-sanzioni è, invece, la Russia. Il presidente, Vladimir Putin, ha detto con chiarezza sia ieri a Xiamen, nel sud-est della Cina, che oggi a Vladivostok, nella Siberia orientale, che Mosca non vuole nuove sanzioni contro Pyongyang, definendole “pericolose e controproduttive” e spiegando, oggi, che sarebbe “impossibile” risolvere la questione nucleare nord-coreana “solo con le sanzioni”. L’opzione che circola di più, dopo il test del 3 settembre scorso, è quella di un embargo petrolifero nei confronti di Pyongyang, che potenzialmente metterebbe in ginocchio il regime di Kim Jong-un. Ma sarebbe proprio così?
L'arma per fermare Kim ce l'ha Pechino, è una 'bomba petrolifera'. La userà?
Xi Jinping (Afp)

Se parte l’embargo petrolifero. Lo scenario per Pyongyang

Nel 2016, la Corea del Nord ha importato dalla Cina prodotti raffinati per 115 milioni di dollari, e per soli 1,7 milioni di dollari dalla Russia, secondo i calcoli dell’International Trade Center, un’agenzia congiunta dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (Wto) e delle Nazioni Unite. Secondo stime della Us Energy Administration, Pyongyang importa circa diecimila barili di greggio al giorno, quasi tutti provenienti da Pechino.
Nel caso la Cina decidesse di tagliare completamente l’export di greggio verso la Corea del Nord, il Paese andrebbe incontro alla paralisi, secondo un rapporto del think-tank Nautilus Institute for Security and Sustainability, che riguarderebbe soprattutto la popolazione: nelle case potrebbe diminuire l’illuminazione, che proviene dal cherosene, e tra gli effetti indesiderati ci sarebbe anche la deforestazione, per aumentare la produzione di carbone. La Corea del Nord “potrebbe tagliare velocemente l’uso non militare di petrolio del 40%” in modo da produrre “un impatto lieve o no immediato sui programmi missilistici e nucleari dell’Esercito del Popolo Coreano”, che potrebbe godere anche delle probabili riserve di greggio ammassate nel corso degli anni da Pyongyang. Si tratterebbe di una vera e propria ‘bomba petrolifera’.
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Kim Jong-un

I dubbi di Pechino

La Cina tende a escludere il ricorso all’embargo petrolifero, come scriveva lunedì scorso uno dei suoi più influenti giornali, il Tabloid Global Times, ma riconosce, ormai apertamente, che quella che si è aperta il 3 settembre è una fase “nuova”. A risentire, ovviamente, di un eventuale taglio del greggio, sarebbero soprattutto i rapporti con Pechino, avvertiva il Global Times, con la possibilità che si sposti l’attenzione sul ruolo della Cina nella penisola, invece che su quello di Stati Uniti e Corea del Sud, che sono per Pechino i principali responsabili, assieme a Pyongyang, della tensione nell’area. L’ultimo test nucleare nord-coreano ha, però, cambiato lo scenario, che era in parte già mutato pochi giorni prima, il 29 agosto, dopo che il lancio di un missile balistico nord-coreano ha sorvolato il Giappone, facendo suonare le sirene di allarme sull’isola di Hokkaido. “La situazione è a un punto critico, al limite della crisi”, fu il commento del Ministero degli Esteri di Pechino.
La preoccupazione non si è manifestata solo con le parole. Nonostante da Pechino, sempre il Ministero degli Esteri abbia ribadito ieri il proprio no all’opzione militare per risolvere la questione nucleare in Corea del Nord, a distanza di poche ore si è diffusa la notizia di nuove esercitazioni militari nella baia di Bohai, che divide la Cina dalla Corea del Nord. L’esercitazione, compiuta nella notte tra lunedì e martedì scorso, a meno di 48 ore dal test nucleare di Pyongyang, si è concentrata sulla risposta anti-missilistica della marina cinese. Nell’esercitazione notturna, è stato simulato un “attacco improvviso”, secondo il resoconto del sito web 81.cn, e il missile usato nell’esercitazione sarebbe stato abbattuto al primo colpo dall’unità anti-missilistica dell’Esercito di Liberazione Popolare cinese. L’esercitazione, la terza in poche settimane in quell’area di mare, sarebbe stata una manovra “di routine”, come precisano oggi dal Ministero della Difesa, ma avrebbe avuto lo scopo, secondo un analista militare di Pechino citato dal South China Morning Post, Li Jie, di dimostrare che la Cina “è in grado di fermare ogni potenza che minacci la stabilità dell’area”.

Sorgente: L’arma per fermare Kim ce l’ha Pechino, è una ‘bomba petrolifera’. La userà?

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