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La polizza antistupro negli Usa non esiste. Ma in Italia sì

Le assicurazioni di viaggio coprono genericamente gli infortuni, ma nessuna nomina esplicitamente la violenza sessuale. Tranne una nel nostro Paese

La polizza antistupro negli Usa non esiste. Ma in Italia sì
Frédéric Cirou / AltoPress / PhotoAlto

La polizza antistupro non esiste, se non Italia. Nessuna compagnia americana mette a disposizione dei viaggiatori una assicurazione che menziona esplicitamente le violenze sessuali e il sesso non è mai nemmeno citato se non per specificare che le malattie veneree contratte non in seguito a una violenza non sono oggetto di indennizzo. Una misura adottata oper combattere il turismo sessuale: in sostanza, se un turista contrae la gonorrea perché è andato con una prostituta mentre era un viaggio, non può chiedere alla compagnia di partecipare alle spese per le cure.

Il caso del Texas? Solo una provocazione

Le uniche polizze antistupro di cui si è parlato a lungo negli Usa sono quelle che ipoteticamente le donne del Texas avrebbero dovuto stipulare dopo che una legge toglieva la copertura dei costi medici statali anche dall’aborto in conseguenza di una violenza. La norma è stata pensata per evitare che sia lo Stato a sovvenzionare la morte di un feto. Secondo un calcolo fatto da la Stampa, in caso di stupro si parla di una media di 800 dollari per coprire le spese del pronto soccorso, migliaia di dollari per la degenza in ospedale oltre a farmaci, eventuali cure mediche e assistenza psicologica.

Una vittima ogni 98 secondi

Secondo la Rainn, Rape, Abuse & Incest National Network, la più grande organizzazione statunitense che si occupa di vittime di abusi sessuali, negli Stati Uniti ogni 98 secondi una persona subisce un’aggressione a sfondo sessuale. La categoria più a rischio? Le ragazze tra i 18 e i 24 anni. Solo uno stupro su tre viene denunciato.

Un’idea bocciata in India e fallimentare in Sud Africa

L’idea di una assicurazione contro lo stupro è stata discussa seriamente dal Parlamento in India nel 1999, come riporta il Messaggero nella sua edizione cartacea, ma la proposta è stata affossata dalle critiche del movimento femminista che la considerava colpevolizzante per le donne e per gli uomini che avrebbero dovuto accettare l’identità di vittime predestinate e pagare il costo monetario relativo a tale etichetta.

Breve vita ha avuto anche l’idea dell’australiana CGU che in Sudafrica aveva iniziato ad offrire la polizza Rape Survival per garantire l’accesso ai medicinali nel caso di sieropositività di una persona che aveva subito violenza punto la società ha scoperto di non essere in grado di mantenere la promessa in una società nella quale una donna su quattro sperimenta lo stupro e dopo il 25% della popolazione è portatore di HIV

In Italia, però, le cose stanno diversamente.

C’è una compagnia assicurativa che nel 2010, dopo “una attenta riflessione sul problema e dal tentativo di rispondere a questa grave esigenza sociale” ha dato vita alla prima polizza assicurativa “che si prefigge un duplice obiettivo: dare sostegno a donne e minori che subiscono violenza fisica, sessuale, stalking e fornire uno strumento utile alla società per affrontare un fenomeno che comporta costi socio-economici elevati, sia per le vittime che per le comunità in cui vivono”.

Che cosa offre la polizza

  • Il consulto psicologico telefonico e il rimborso spese per assistenza psicologica fino a 1.500 euro (3.000 euro nel caso di minori).
  • Il rimborso delle spese mediche fino a 5.000 euro e un’indennità mensile fino a 1.200 euro (fino a 12 mesi) per supportare donne e minori dal punto di vista economico, soprattutto nel caso in cui la vittima non sia in grado di provvedere autonomamente al proprio sostentamento o abbia, come conseguenza della violenza, un mancato guadagno.
  • La Tutela Legale, fino a 15.000 Euro, comprensiva di un contributo per spese legali di separazione giudiziale e di divorzio nel caso in cui la vittima decida di interrompere definitivamente i legami con il partner (responsabile degli stupri nel 69,7% dei casi*);
  • Il rimborso delle spese di soggiorno in albergo, di assistenza ai minori e di prima necessità anche non documentate nel caso in cui sia necessario allontanare la vittima dal luogo della violenza e sostenerla nelle prime incombenze;
  • Il consulto medico telefonico 24 ore su 24, l’invio di un medico a domicilio e il trasporto in ospedale tramite ambulanza.

Sorgente: La polizza antistupro negli Usa non esiste. Ma in Italia sì

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