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La lotta nel «fango» rianima Renzi – Non é una barzelletta – ilmanifesto.it

ilmanifesto.it – La lotta nel «fango» rianima Renzi. Non é una barzelletta. Inchiesta Consip. Il segretario dem e le «rivelazioni» della procuratrice di Modena sul pressing dei due carabinieri: «Scandalo nato per colpirmi.

Gli si ritorcerà contro». De Caprio: «Mai parlato di lui». Pinotti: «L’Arma valuti le sue dichiarazioni». Il presidente del Pd Orfini: «Si chiama eversione» Interrogazione dem al governo

«Volevano gettarmi fango addosso, adesso gli si ritorcerà contro. Lo scandalo Consip è nato per colpire me, finirà per colpire chi ha falsificato le prove»: Matteo Renzi ieri pomeriggio ha commentato così le rivelazioni di Repubblica e Corsera che hanno diffuso nuove ombre sull’operato del Noe, in particolare sul maggiore Giampaolo Scafarto e sul colonnello Sergio De Caprio (il capitano Ultimo che arrestò Totò Riina).

Sotto accusa le due inchieste in cui è stato tirato in ballo Renzi: quella sulla coop rossa Cpl Concordia e quella su Consip, entrambe nate a Napoli e affidate dal pm Henry John Woodcock ai carabinieri del Noe.

LO SCORSO 17 LUGLIO la procuratrice di Modena, Lucia Musti, è stata ascoltata dal Csm sulla fuga di notizie che nel 2015 fece arrivare sulla stampa l’intercettazione tra Matteo Renzi e il generale della Gdf Michele Adinolfi.

La seduta è avvenuta in prima commissione, dove è aperto il procedimento per incompatibilità ambientale nei confronti di Woodcock.

La trascrizione oggetto della fuga di notizie era nel fascicolo sulla Cpl, trasmesso per competenza a Modena. Musti incontrò due anni fa prima Scafarto e poi De Caprio.

Al Csm a luglio la magistrata avrebbe raccontato cosa i due ufficiali le dissero (racconto finito ieri sui quotidiani): «Dottoressa, lei, se vuole, ha una bomba in mano. Lei può far esplodere la bomba. Scoppierà un casino. Arriviamo a Renzi». Su Scafarto e Ultimo racconta: «Mi apparivano spregiudicati, come presi da un delirio di onnipotenza».

Un’Arma senza controllo -di Andrea Fabozzi

Musti si sarebbe sentita messa sotto pressione, «come se la sua libertà e le sue prerogative di capo della Procura potessero in qualche misura essere coartate» scrive Repubblica. Sulla qualità della indagini è dura: l’informativa del Noe sarebbe stata fatta «coi piedi», gonfiata da espressioni simili a «chiacchiere da bar».

L’INTERCETTAZIONE da cui è nato il fascicolo disciplinare contro Woodcock è del 2014: al telefono ci sono Renzi, alla vigilia dell’approdo a Palazzo Chigi, e Adinolfi. A Napoli era stata omissata ma in Emilia fu trasmessa, tramite Scafarto, in chiaro.

Musti ha spiegato al Csm di non essere stata informata neppure verbalmente da Woodcock degli omissis, né ha potuto escludere che il gip di Modena, al quale il suo ufficio passò le carte, le avesse messe a disposizione degli avvocati.

Nel dialogo Renzi definiva l’allora premier Enrico Letta «un incapace», spiegando la road map per sostituirlo alla guida del governo.

Musti avrebbe poi spiegato al Csm che, durante il secondo incontro con Ultimo a Roma nel 2016, le sarebbero state fatte anticipazioni sull’indagine Consip, una seconda «bomba» che avrebbe coinvolto il cerchio magico di Renzi.

Nell’indagine Consip, come per Cpl Concordia, ci sono state fughe di notizie ed errori clamorosi nelle trascrizioni, errori che sarebbero opera in entrambe le indagini di Scafarto.

Il verbale di Musti al Csm è stato inviato ai pm di Roma per approfondimenti e potrebbe aprire un nuovo filone di inchiesta o finire nel fascicolo Consip.

Intanto, ieri c’è stato un botta e risposta tra il capo della procura di Modena e De Caprio, che ha dichiarato: «La dottoressa Musti è stata supportata in tutto quello che ci ha richiesto, compreso il fatto di non informare delle indagini il comandante provinciale dei carabinieri di Modena e la prefettura». La replica di Musti: «Non commento le dichiarazioni del colonnello. Risponderò alle domande dei magistrati di Roma».

LUCA LOTTI, sotto inchiesta per l’indagine Consip, ha scelto ieri di non commentare. Non commenta neppure il padre di Matteo Renzi, Tiziano, accusato di traffico di influenze, parlano però i suoi legali: «Sembra una cosa eversiva. Quello che c’è è già sufficiente a richiedere l’archiviazione, a prescindere da ulteriori inattendibilità e inaffidabilità degli atti compiuti dal Noe».

L’intero Pd è insorto, usando con insistenza la parola «complotto». Il presidente dem Orfini: «Pezzi di apparati dello Stato hanno consapevolmente lavorato per fabbricare prove false. Si chiama eversione». I dietro le quinte raccontano di un Matteo Renzi in cerca dei mandanti dell’operazione.

«Sono scenari da colpo di stato. Pinotti e Minniti intervengano» l’invito del fedelissimo Michele Anzaldi, formalizzato in un’interrogazione al governo. Per tutto il giorno sono arrivati i commenti dello stato maggiore Pd, inclusi i ministri Franceschini («vicenda di gravità inaudita») e Roberta Pinotti, ministra della difesa: «Le dichiarazioni di De Caprio, che sono da attribuire a lui personalmente, dovranno essere valutate dal Comando generale».

Su posizioni opposte i 5S: «È ai limiti dell’eversione l’asse Lega-Pd contro la magistratura» scrivono, facendo riferimento ai commenti di Salvini sul sequestro dei conti correnti per l’inchiesta The family.

Sorgente: La lotta nel «fango» rianima Renzi

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