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La guerra delle tasse e il misterioso caso della spia svizzera arrestata in Germania – Il Sole 24 ORE

Spie, intrighi, doppi giochi. Cosa non si fa per incastrare un manipolo di evasori e mettere le mani sui soldi nascosti nei paradisi fiscali. A quasi 30 anni dalla fine della Guerra fredda, e a pochi giorni dalle elezioni, la Germania è al centro di un caso internazionale che sta creando non pochi imbarazzi nei rapporti con la vicina Svizzera. Qualcuno l’ha ribattezzata la “guerra delle tasse” ma in qualsiasi modo la si voglia chiamare i suoi addentellati riguardano anche l’Italia e qualche migliaio di evasori fiscali nostrani, i cui nomi sono arrivati di soppiatto già da tempo nelle mani della Guardia di Finanza e dell’Agenzia delle Entrate.

Vediamo i fatti. Cinque mesi fa un uomo di nazionalità svizzera viene arrestato in un hotel di Francoforte e a metà agosto viene incriminato formalmente per spionaggio. L’accusa? Essere un agente al soldo di un servizio di intelligence straniero. E non parliamo della Russia di Putin ma del “Servizio delle attività informative” della Confederazione elvetica. I vicini di casa.

Di lui – la spia – conosciamo ben poco. Sappiamo che si chiama Daniel M., che ha 54 anni, che è stato poliziotto a Zurigo e ha lavorato per il colosso bancario svizzero Ubs, dove si è occupato della sicurezza dei consiglieri del board e di lotta al riciclaggio, e che infine si è messo in proprio come investigatore privato. Potrebbe essere l’identikit perfetto per una spia. Potrebbe, perché in questa vicenda le certezze sono poche.

Tutto comincia a Dusseldorf
Di sicuro c’è il punto d’inizio di questo intrigo internazionale: Dusseldorf, capitale del Nord Reno-Westfalia, il più popoloso land della Germania, dove un attivo ministro delle Finanze ha speso negli ultimi anni alcuni milioni di euro per comprare Cd-Rom pieni di nomi di presunti evasori fiscali titolari di conti bancari nella vicina Svizzera. Lui si chiama Norbert Walter-Borjans, è un socialdemocratico ed è stato ministro fino al giugno 2017 a partire dal 2010, l’anno – ma è solo una coincidenza – in cui il misterioso Daniel M. lascia l’Ubs e si trasforma in detective privato.

Una strategia aggressiva, quella di Walter-Borjans. Criticata ferocemente in patria e all’estero ma dannatamente efficace. Secondo uno studio della Facoltà di economia dell’Università di Magdeburgo dal 2010 il land del Nord Reno-Westfalia ha acquistato in dieci occasioni dei dati contenenti nomi di presunti evasori fiscali tedeschi con conti in Svizzera. Ea fronte di una spesa di 18 milioni di euro, l’acquisto dei Cd-Rom ha portato a maggiori entrate fiscali per due miliardi di euro nel land e di circa quattro-cinque miliardi nell’intera Germania.

Gli ultimi conteggi più aggiornati parlano di tre miliardi di euro incassati dal Fisco del Nord Reno-Westfalia: 2,3 miliardi da autodenunce e indagini e 700 milioni da multe a banche che hanno aiutato gli evasori. Una redditività che farebbe venire l’acquolina in bocca agli amministratori delegati delle più efficienti imprese private.

I CD-ROM ACQUISTATI DALLA GERMANIA
I land o le autorità tedesche acquirenti e le banche che hanno subito i furti (Fonte: Handelsblatt – HB Research)

Sta di fatto che l’offensiva antievasione scatenata dall’allora ministro delle Finanze del Nord Reno-Westfalia non è immune da conseguenze. Il primo contraccolpo arriva nei primi mesi nel 2012, quando la procura elvetica spicca un mandato d’arresto contro tre funzionari del fisco tedeschi. La Svizzera reagisce a quella che ritiene una battaglia combattuta con armi scorrette dalla Germania.
L’accusa che il Ministero pubblico della Confederazione rivolge ai tre uomini è di spionaggio economico per aver partecipato alla transazione per un Cd-Rom contenente dati di clienti del Credit Suisse, pagato 2,5 milioni di euro proprio dal Nord Reno-Westfalia.

In quei mesi del 2012 sono in corso delicati negoziati tra Berna e Berlino per un accordo contro la doppia imposizione fiscale e la notizia del mandato d’arresto arriva in Germania come una bomba. «Protestiamo perché si presentano i nostri funzionari come dei criminali – è la prima reazione della governatrice del Nord Reno-Westfalia, Hannelore Kraft -. Hanno fatto solo il loro dovere, ossia dare la caccia agli evasori tedeschi che hanno depositato soldi non dichiarati su conti bancari svizzeri».

Nessuno conosce, in quel momento, il ruolo che la spia Daniel M. ha avuto nella vicenda del mandato di cattura. A permettere alle autorità svizzere di identificare i tre funzionari delle tasse è stato proprio lui. Ma occorre procedere con attenzione per riannodare i fili di fatti apparentemente slegati tra loro. La storia di Daniel M. è stata ricostruita nei dettagli da due giornalisti investigativi del quotidiano economico tedesco Handelsblatt, Sönke Iwersen e Volker Votsmeier.

Tensione alle stelle tra Svizzera e Germania
Torniamo dunque a quel 2010, quando Daniel M. lascia Ubs. A marzo di quell’anno il Nord Reno-Westfalia paga i 2,5 milioni di euro per i dati dei clienti del Credit Suisse. A ottobre altri 1,4 milioni di euro vengono sborsati per ottenere i dati di alcuni clienti della Julius Baer. Sulla base dei soli file del Credit Suisse le autorità tedesche avviano mille investigazioni e recuperano 900 milioni di euro di imposte non versate.

Ma la tensione tra Germania e Svizzera sale alle stelle. Gli elvetici chiedono l’arresto di Peter Beckhoff, il capo del Finanzamtes für Steuerstrafsachen und Steuerfahndung, l’Ufficio contro il crimine e l’evasione fiscale che ha sede a Wuppertal. Beckhoff è il braccio operativo di Norbert Walter-Borjans, ricopre un ruolo talmente delicato che di lui non ci sono foto ufficiali. Gli svizzeri lo accusano di essere l’uomo che ha organizzato il furto di dati segreti dalle banche della Confederazione.

I tedeschi però non hanno nessuna intenzione di cambiare strategia. Siamo ad agosto 2012, il solito Nord Reno-Westfalia paga altri 3,5 milioni di euro per ottenere dei dati che coinvolgono diverse banche svizzere, la più importante delle quali è Ubs. E il nuovo investigatore privato Daniel M. cosa fa? Colui che nel 2017 sarà tacciato di essere una spia svizzera, nel 2012 sembra schierato dall’altra parte della barricata. Sembra, appunto.
Come ricostruisce Handelsblatt, infatti, ritroviamo Daniel M. due anni più tardi – è il novembre 2014 – comodamente adagiato su un divano dell’Hotel Intercontinental di Francoforte mentre conta 20mila euro ricevuti da un altro uomo, Wilhelm Dietl, al quale ha consegnato i nomi di alcuni contribuenti tedeschi che utilizzano conti svizzeri per non pagare le tasse.

Daniel M. non sa che la scena è stata registrata da Werner Mauss, un investigatore privato tedesco dal lungo curriculum il cui nome farà capolino anche nei Panama Papers, assoldato da non si sa chi per fermare il commercio di dati sottratti alle banche svizzere. E non sa che l’uomo al quale ha consegnato i dati, Wilhelm Dietl, è l’assistente di Mauss. A complicare le cose c’è il fatto che le informazioni che Daniel M. ha venduto Dietl sono a loro volta apparentemente false.

Il doppio inganno: niente è come sembra
Sta di fatto che nel gennaio 2015 Daniel M. viene arrestato in Svizzera e, interrogato dai magistrati, sostiene di essere un agente dei servizi segreti della Confederazione. Aggiunge anche che a Francoforte stava solo fingendo di vendere dati sensibili ma che il suo obiettivo era quello di smascherare i reali criminali che commercializzano file rubati dalle banche. Gli svizzeri archiviano le accuse e liberano Daniel.

La vicenda dell’inganno reciproco in cui sono caduti il vecchio investigatore privato di Essen, Werner Mauss, e l’investigatore ed ex poliziotto di Zurigo, Daniel M. non sfugge alle autorità tedesche che aprono un’indagine su Mauss e investigano anche su Daniel. Il 1° dicembre 2016 viene emesso un mandato di cattura contro lo svizzero, che viene arrestato il 28 aprile 2017.

Secondo il comunicato diffuso il 16 agosto dal procuratore federale tedesco, Daniel M. avrebbe lavorato da luglio 2011 a febbraio 2015 per conto dei servizi di intelligence svizzeri per raccogliere informazioni sugli agenti del Fisco che avevano acquistato i dischetti con i file di banche della Confederazione, in particolare i tre funzionari oggetto di un mandato di arresto da parte della procura elvetica. Daniel avrebbe anche infiltrato una talpa nell’amministrazione finanziaria del Nord Reno-Westfalia. E per i suoi servigi avrebbe ricevuto decine di migliaia di euro. Il processo nei suoi confronti si aprirà a Francoforte il 18 ottobre e, secondo la tabella di marcia, si concluderà con una sentenza il 21 dicembre.

I DATI INVIATI DALLA GERMANIA AI PAESI EUROPEI
Depositi al 30/11/2008 in milioni di franchi svizzeri (Fonte: Tax Justice Network su dati del Ministero delle Finanza del Nord Reno – Westfalia)

L’ammissione del governo di Berna
Chi è realmente Daniel M.? Sono gli stessi svizzeri a confermare che l’ex poliziotto di Zurigo era davvero una spia al servizio dell’intelligence della Confederazione. Lo scorso maggio la deputata del partito socialista svizzero, Edith Graf-Litscher, ha posto al Consiglio federale di Berna (il governo elvetico) sei domande legate alla vicenda di Daniel M.

In primo luogo ha chiesto di sapere se il capo dell’intelligence svizzera fosse informato dell’iniziativa di controspionaggio nei confronti di uno stato amico, cioé la Germania. «Una simile richiesta di informazioni – è stata la risposta del governo di Berna – è un atto di routine nell’ambito di un’inchiesta penale,specialmente quando non vi sono possibilità di cooperazione di polizia o di assistenza giudiziaria».

Ma non è tutto. «Nel menzionato affare di controspionaggio – aggiunge il governo – le attività del Sic (Servizio delle attività informative della Confederazione) sono iniziate nel 2011 e terminate nel 2014. In generale, la Confederazione prende misure preventive per rilevare e combattere tempestivamente in particolare i pericoli dovuti alle attività di spionaggio».

Dunque, i tedeschi non sbagliano quando accusano Daniel M. di essere una spia. E la vicenda ha tutta l’aria di riservare nuovi colpi di scena in futuro. Ma sullo sfondo resta, sfumata, una domanda: lo scambio automatico di informazioni con la Svizzera, che sarà operativo dal 2018, porrà fine alla “guerra delle tasse”? È ancora presto per dare una risposta.

Sorgente: La guerra delle tasse e il misterioso caso della spia svizzera arrestata in Germania – Il Sole 24 ORE

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