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Kenya, paese in sospeso – nigrizia.it

Nella foto: un sostenitore della coalizione di opposizione (Nasa) seduto su un cartello stradale situato davanti alla Corte Suprema, le cui vie sono state rinominate a favore del presidente del massimo tribunale, David Maraga, e dell’avvocato del Nasa, James Orengo. (EPA-EFE/Dai Kurokawa)

nigrizia.it – Crisi post elettorale: Kenya, paese in sospeso. L’annullamento per irregolarità delle elezioni presidenziali di agosto ha mostrato il volto di un paese sempre più disgregato sul piano istituzionale e sociale, corroso da tensioni politiche crescenti in merito alle modalità con cui si svolgerà la nuova votazione, il 26 ottobre. – di Bianca Saini (da Nairobi)

I keniani torneranno alle urne il 26 ottobre, non il 17 come era stato inizialmente deciso dalla commissione elettorale (IEBC).

Nove giorni in più per la preparazione di un appuntamento elettorale che si presenta combattuto e difficile più di quello precedente, annullato dalla Corte Suprema per numerose irregolarità e illegalità.Ma gli ostacoli da superare sono così numerosi e i provvedimenti su cui le parti in causa devono concordare così complessi che non è affatto detto che il voto, se ci sarà, e nella data ora indicata, potrà essere più credibile di quanto sia stato quello dell’8 agosto scorso.

Con l’annullamento delle elezioni presidenziali, per il Kenya si è aperto un periodo di crisi di cui è difficile prevedere l’evoluzione. Alcuni osservatori dicono addirittura che il paese si sta avviando verso una grave crisi costituzionale.

Si susseguono, infatti, avvenimenti che indeboliscono la già scarsa credibilità delle istituzioni, complicano il percorso verso le nuove elezioni e mettono in luce divisioni sempre più profonde tra i due contendenti, il Jubilee, partito del presidente in carica, Uhuru Kenyatta, e il Nasa, coalizione del candidato di opposizione, Raila Odinga.

Corte Suprema e IEBC nel mirino

Particolarmente preoccupanti appaiono i ripetuti tentativi di delegittimare la Corte Suprema. I violentissimi attacchi, iniziati immediatamente dopo l’annullamento delle elezioni e partiti dalle più alte cariche del paese, sono arrivati fino alla presentazione di una petizione per la sostituzione del suo presidente, David Maraga, da parte di un parlamentare del partito al governo, fino alla gazzarra orchestrata davanti alla sua sede istituzionale mentre veniva letto il verdetto dettagliato che elencava tutti i motivi per cui la Corte, a maggioranza, ha deciso l’annullamento del voto.

La petizione è stata poi ritirata e la gazzarra stigmatizzata ma le intimidazioni, denunciate in un accorato discorso dallo stesso Maraga, sono continuate.

Il presidente, che ha la maggioranza in parlamento, sia alla Camera che al Senato, ha inoltre dichiarato che proporrà una revisione della Costituzione per limitare i poteri della Corte Suprema, in modo da impedirle di annullare altre elezioni in futuro.

L’opposizione considera questa eventualità eversiva, paragonabile alla riforma Costituzionale che aprì le porte al regime autoritario di Daniel Arap Moi, all’inizio degli anni ottanta.

Ma la battaglia di questi giorni si svolge attorno alla IEBC e ai provvedimenti necessari per garantire il corretto svolgimento della ripetizione delle votazioni presidenziali.

L’opposizione ha più volte dichiarato che non andrà al voto con l’attuale commissione, date le gravi responsabilità emerse a suo carico.

Nei giorni scorsi l’ufficio della Pubblica accusa, diretto da Keriako Tobiko, ha aperto un’inchiesta per appurare le responsabilità individuali di parecchi membri della IEBC, stante quanto emerso dal verdetto della Corte Suprema.

Inoltre, documenti interni fatti arrivare alla stampa, evidenziano profonde divisioni e un clima di sospetto che potrebbe rendere difficile il lavoro necessario per garantire l’ordinato svolgimento della prossima tornata elettorale.

L’opposizione ha chiesto la sostituzione di parecchi commissari e in particolare di Ezra Chiloba, responsabile ultimo del processo elettorale attraverso il sistema elettronico. Ma attorno a lui e alla IEBC in genere, ha fatto quadrato il partito del presidente.

Contestate le modalità di voto

Scontro durissimo anche per la ditta che dovrà stampare le schede, la Al Ghurarir Printing and Publishing, con sede a Dubai, già contestata dall’opposizione nella prima tornata elettorale.

E a maggior ragione ora, dal momento che la qualità delle schede prodotte non rispettava gli standard e ha facilitato le irregolarità che hanno portato all’annullamento del voto.

Contestatissime, infine, la francese OT – Morpho Safran e la locale Safaricom, che hanno garantito la gestione del sistema informatico e la trasmissione dei dati, che pure avrebbero responsabilità nelle irregolarità commesse l’8 agosto.

In questi campi l’opposizione aveva chiesto cambiamenti sostanziali mentre la IEBC ha annunciato provvedimenti di tipo poco più che cosmetico.

L’acceso dibattito sulle modalità di svolgimento delle prossime elezioni avviene in un clima politico surriscaldato e avvelenato da voci ricorrenti, e generalmente ben poco fondate, di gravi macchinazioni e da discorsi violenti, con lo scopo di aizzare gli animi contro gli avversari.

Al pericoloso gioco partecipano da protagonisti anche noti politici con responsabilità a livello nazionale o di contea. Secondo le dichiarazioni di Irene Wanyioke, vicepresidente della National Cohesion and Integration Commission (NCIC), l’istituzione incaricata di garantire la coesione nazionale, voluta dopo i disordini post elettorali del 2007/2008, negli ultimi due mesi sono state 273 le persone processate per discorsi volti a suscitare odio.

E questa situazione potrebbe portare il paese nel caos, osserva la Wanyioke con preoccupazione.

Ad appesantire il clima si aggiungono provvedimenti al momento inspiegabili. Poco prima della manifestazione convocata ieri dall’opposizione davanti alla sede dell’IEBC, le autorità competenti hanno revocato il servizio di protezione ai candidati del Nasa, Raila Odinga e Kalonzo Musyoka, a cui spetterebbe per legge, essendo candidati alla presidenza e alla vicepresidenza.

Al richiamo delle guardie del corpo i leader del Nasa hanno dichiarato che, se dovesse succedere loro qualcosa, ne riterrebbero responsabile diretto il presidente Kenyatta. E si capisce bene che cosa questo potrebbe significare.

Sorgente: Kenya, paese in sospeso – nigrizia.it

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