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Indipendenza Catalogna: se è il popolo a volerla, chi si può opporre? — L’Indro

Risultati immagini per Indipendenza Catalogna: se è il popolo a volerla, chi si può opporre?lindro.it – Indipendenza Catalogna: se è il popolo a volerla, chi si può opporre? Intervista esclusiva Silvio Falcón, Presidente dell’Associazione Finestra d’Oportunitat  – di

Si terrà questa domenica il referendum per l’indipendenza della Catalogna. L’avvicinarsi dell’appuntamento ha portato la città di Barcellona in uno stato di agitazione sociale non indifferente. Proprio in queste ore è partita una manifestazione studentesca – prevista anche per domani – da Plaza Universitat, una marcia che rivendica la convocatoria del referendum del 1 ottobre.

Sono, infatti, scesi per le strade migliaia di studenti per manifestare contro l’opposizione del Governo centrale alla celebrazione del referendum.

In molti non manifestano per l’indipendenza in sé, tant’è vero che alcuni credono che il risultato che ne uscirà fuori potrebbe non essere positivo, ma manifestano per il loro diritto al voto, e per la dubbia essenza democratica del Governo spagnolo.

Gli studenti non sono però gli unici a manifestare oggi per le strade di Barcellona. Anche i ‘Bomberos della Generalitat’ – il corpo dei pompieri della regione autonoma catalana – stanno manifestando per le strade della città catalana in favore della consulta.

Riporta, infatti, La Vanguardia, che decine di agenti si sono riuniti nel Museu d’Història de Catalunya nel Palau de Mar dove hanno appeso un enorme striscione dal motto ‘Love Democracy’.

Proprio ieri i Bomberos di Barcellona si sono offerti all’Assemblea Nacional Catalana (ANC) come cordone di sicurezza per garantire uno svolgimento pacifico del 1-O ( primer octubre). Una proposta che svela un sintomo di preoccupazione per l’appuntamento di domenica.

Le manifestazioni di oggi per le strade di Barcellona non richiedono l’indipendenza catalana, ma rivendicano il diritto di voto, cardine di una democrazia che oggi i manifestanti di Catalogna reclamano a gran voce.

Nonostante Barcellona sia oggi una città decisamente agitata, Madrid non sembra cedere. Riportano, infatti, ‘El Pais e ‘La Vanguardia’, che quest’oggi, nelle prime ore mattutine, la Guardia Urbana di Barcellona si è presentata in alcuni uffici municipali dell’Ayuntamiento de Barcelona per custodire le urne depositatevi.

Gli agenti della Guardia Urbana starebbero impedendo l’entrata e l’uscita dallo stabile a qualsiasi persona, lavoratori inclusi, rispettando così l’ordine ricevuto dalla Fiscalìa – secondo una fonte di La Vanguardia, ovvero quello di preservare il materiale elettorale utilizzato abitualmente nei processi elettorali, in quanto proprietà dello Stato spagnolo, affinchè non venga utilizzato nel referendum di domenica.

Proprio in queste ore, si sta tenendo la riunione della Junta de Seguridad de Catalunya, convocata d’urgenza dal Presidente della Generalitat, Carles Puigdemont, per riprendere il controllo dei Mossos d’Esquadra – corpo di polizia della regione autonoma catalana -, preoccupati dal loro canto di una possibile alterazione dell’ordine pubblico in occasione del 1-O.

Per le strade di Barcellona,  e nella Catalogna, la tensione è palpabile, e l’agitazione sta forse rendendo il referendum catalano di domenica una questione d’importanza internazionale. Abbiamo intervistato Silvio Falcón, Presidente dell’Associazione Finestra d’Oportunitat, politologo e professore associato di Scienze Politiche presso Universitat de Barcelona, nonché tecnico superiore nel Departament de Vicepresidència, Economia i Finances de la Generalitat de Catalunya, per analizzare il movimento indipendentista catalano nell’attuale contesto socio-politico ed economico spagnolo.

Ci sono differenze tra il movimento di indipendenza catalano e i movimenti indipendentisti spagnoli precedenti?

Qualsiasi movimento che aspira all’indipendenza è, per definizione, unico e intrasferibile, in quanto dispone di proprie sfumature ideologiche in un ambito sociale, così come in un contesto politico ed economico, che lo rendono singolare. Senza alcun dubbio, il movimento indipendentista catalano è caratterizzato dalla sua petizione democratica, ma viene però anche definito dal nemico con cui si scontra.

Lo Stato spagnolo ha deciso, tramite il Governo e il suo ordinamento giudiziario, di perseguitare la realizzazione di un referendum volto all’autodeterminazione della Catalogna. E’ inevitabile trovare dei parallelismi con ulteriori perdite territoriali passate, come nel caso di Cuba.

In tale occasione, la Spagna ha offerto l’autonomia all’isola centroamericana quando i cubani già erano indipendenti. La domanda da porsi, oggi, secondo me è se la Spagna offrirà o meno un referendum alla Catalogna quando sarà troppo tardi.

Può, quindi, spiegarci che cosa si intende per movimento indipendentista catalano? Quali sono i suoi obiettivi, i suoi limiti e i sui progetti futuri?

All’interno della società catalana vi è un consenso a favore dell’indipendenza che va al di là dello stesso movimento. Fautore o no dell’indipendenza, la maggioranza del popolo catalano – secondo quando riportano i sondaggi -sostiene la celebrazione di un referendum.

Questa circostanza è alquanto importante, dal momento che legittima la configurazione di un soggetto politico catalano, come così era stato approvato dal Parlamento della Catalogna nella legge del referendum di autodeterminazione previsto per il 1° ottobre.

Pertanto, il principale obiettivo del movimento indipendentista catalano è il conseguimento di una Repubblica catalana indipendente, dove si possa costruire uno Stato di benestare preparato a far fronte alla disuguaglianza.

Il progetto in un futuro a breve termine del movimento indipendentista è, naturalmente, quello di vincere il referendum di domenica, per affrontare in seguito – da una prospettiva ideologica – un processo costituente che si traduca poi in una Costituzione catalana.

Il referendum di domenica, a prescindere dal suo risultato, e il movimento indipendentista catalano in sé, possono mettere a rischio la Monarchia in Spagna?

Non sembra che in Spagna si verrà a costituire una Repubblica. Nè il PSOE – Partido Socialista Obrero Español – , né il PP – Pratido Popular -, né Ciudadanos sostengono un rimpiazzo della Monarchia nel Paese. In cambio, se il nuovo Stato catalano acquisirà la forma di repubblica, questo potrà aiutare i repubblicani nel resto della Penisola. E’, però, difficile e azzardato prevedere una tale circostanza.

Quello catalano è un movimento debole o no?

L’indipendentismo è stato capace di organizzare delle manifestazioni le cui proporzioni erano a dir poco gigantesche. Le principali associazioni indipendentiste sono in grado di mobilitare le masse e possono contare su una moltitudine di volontari, donazioni e partecipazione cittadina.

I partiti politici indipendentisti possono contare su di una ‘militanza’ più attiva e sono capaci di imporsi alle elezioni. Senza alcun dubbio, quello catalano è un movimento politico trasversale, plurale e attualmente egemonico in Catalogna.

Sono state ritirate molte schede elettorali, e il Presidente  Carles Puigdemont, ha diffuso un nuovo sito internet da consultare, dove i catalani possono ugualmente votare in occasione del referendum di domenica, è possibile che le forze di sicurezza spagnola e l’opposizione alla consultazione prevista non ne fossero al corrente?

Le persone sono pienamente informate riguardo dove dovrebbero esercitare il loro diritto di voto. Il 70% dei seggi elettorali sarà quello di un’ordinaria giornata elettorale. L’organizzazione della società civile cerca di fornire i normali canali comunicativi  relativi alle carte di censimento, i quali normalmente informano i cittadini sul luogo in cui possono esercitare il proprio diritto di voto.

Anche chi si oppone al referendum e all’indipendenza ha potuto accedere ai siti web resi pubblici e, molto probabilmente, in una percentuale più che accettabile,  andranno alle urne.

Se ne erano al corrente, perché non hanno fatto niente per impedire questa operazione online? Chi sta finanziando questi canali internet? Quali società si nascondono dietro queste operazioni nel web e quali sono i loro interessi legati al referendum?

La Guardia Civil ha osteggiato sotto controllo alcune comunicazioni postali private e ha bloccato, per ordine giudiziario, più di 140 siti web legati al referendum. Alcuni di questi erano stati creati dal Governo, però la maggior parte erano siti ad hoc, realizzati per appoggiare la giornata democratica e per garantire che le persone fossero informate in tempo riguardo la forma e le condizioni in cui il referendum verrà celebrato.

Quali sono le lobby economiche, che appoggiano la consultazione del 1 ottobre e il movimento indipendentista catalano?

I principali sindacati appoggiano il referendum, così come i datori di lavoro delle piccole e medie imprese in Catalogna. In cambio, i datori delle grandi imprese si oppongono all’indipendenza e al referendum, riconoscendo che la Spagna può proibire la sua realizzazione.

Nonostante ci siano differenti correnti nell’indipendentismo catalano (dall’estrema sinistra ai democristiani), non si può comunque asserire che abbia l’appoggio dell’oligarchia catalana.

Banco Sabadell o Caixabank, per citare due esempi di imprese catalane, si oppongono fermamente alla secessione e al referendum. L’oligarchia catalana rifiuta il 1-O, mentre la grande mobilitazione popolare lo sostiene.

Lei crede che l’indipendenza della Catalogna potrebbe influenzare le altre realtà indipendentiste spagnole? Se la catalogna raggiungerà l’indipendenza, e se questo risultato in qualche modo darà coraggio agli altri movimenti indipendentisti, che scenario si verrà a creare in Spagna? Quali potrebbero essere le reazioni dei Paesi Baschi e della Galizia, ad esempio?

La situazione in Catalogna apre, senza dubbio, una finestra d’opportunità per il resto delle popolazioni dello Stato spagnolo, anche se ciò non implica che a breve si verranno a formare dei movimenti indipendentisti anche nei Paesi Baschi o in Galizia.

Ci sono delle differenze culturali, storiche e politiche. Il caso catalano è unico è singolare, ma può convertirsi in un nuovo modello, una via d’accesso a un nuovo status come soggetto politico indipendente.

Anche la sinistra spagnola potrà approfittarne per proporre un cambio in una nuova Spagna senza la Catalogna. Bisognerà vedere se vi sarà la maggioranza necessaria per conseguirlo.

Lei crede che il movimento di indipendenza catalana potrà in qualche modo influenzare li movimenti indipendentisti in Europa?

Ogni movimento indipendentista è unico e differente.  Ogni caso presenta delle ragioni diverse, che siano economiche, culturali, storiche, etc.. Quello catalano ha, di fatto, menzionato specialmente la variabile della volontà democratica, ed è questo quello che gli indipendentisti stanno utilizzando per legittimare il loro processo politico.

L’appoggio cittadino è il fattore che configura la realtà in cui oggi vive la Catalogna.

L’Unione Europea dovrà adattarsi a questa nuova realtà e dovrà permettere alla Catalogna un re-entrée nel ‘club europeo’ tramite un fast-track -accesso facilitato -, cui obiettivo sarà quello di  far continuare l’import-export e di dare copertura ai 7 milioni di cittadini europei che vivono in Catalogna.

Non credo che la questione catalana possa avere ulteriori conseguenze sugli altri Paesi europei. Infine, ciò che di solito determina un processo di emancipazione nazionale sono le relazioni di forza nel territorio.

Se gli indipendentisti – in Catalogna, o dovunque sia – contano su di una solida maggioranza, sostenuta da tempo, chi può evitare una loro secessione?

imago dal web

Sorgente: Indipendenza Catalogna: se è il popolo a volerla, chi si può opporre? — L’Indro

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