Pages Navigation Menu

il contenitore dell'informazione e della controinformazione

Inchiesta sull’alluvione: qualcosa non ha funzionato – senzasoste.it

senzasoste.it – Inchiesta sull’alluvione: qualcosa non ha funzionato. Casse di espansione e cemento: le ipotesi dello studio delle Brigate di Solidarietà Attiva sugli eventi tra sabato 9 e domenica 10 settembre a Livorno

Pubblichiamo questo report inviatoci dalle Brigate di Solidarietà Attiva a cui hanno collaborato diversi compagni e alcuni tecnici specializzati.

Le BSA che hanno la sede presso l’ Ex Caserma Occupata in Via Adriana, hanno partecipato concretamente agli aiuti alla popolazione nelle fasi di emergenza, stanno tuttora raccogliendo materiale da distribuire a chi ha perso oggetti di prima necessità, con una raccolta di mobili.

Inoltre tramite una raccolta fondi, finita l’emergenza, cercheranno di essere di maggior supporto possibile alle esigenze della popolazione.

Questo è un report che hanno redatto su alcune possibili cause della tragica notte tra il 9 e il 10 settembre 2017. Il dossier che è stato presentato oggi al circolo Arci di Collinaia, presenta anche altri aspetti in via di completamento (red).

Dicono che le casse di espansione sul Rio Maggiore abbiano funzionato, ma sarà vero? La realizzazione di queste casse ha davvero rispettato le varie direttive alluvioni della Regione Toscana e quindi le indicazioni rispetto a prevedibilità degli eventi meteorologici straordinari e zone a rischio alluvione?

Ce lo siamo chiesto subito, ma abbiamo affrontato la questione dopo l’emergenza, facendo l’analisi tecnica e politica delle cause di una tale tragedia.

E’ d’obbligo specificare che in seno all’emergenza è nata una squadra di tecnici volontari (un geologo, un architetto, una guida ambientale, due tecnici di permacultura) con cui è stato possibile effettuare valutazioni lungo gli argini del Rio Maggiore, una procedura che ci ha permesso di iniziare una mappatura fotografica dello stato delle casse di espansione a tre giorni dall’alluvione.

Mentre eravamo a fianco degli abitanti delle varie zone colpite, abbiamo avuto modo di fargli domande per cercare di capire come, da dove e con quale prepotenza l’acqua fosse arrivata ad invadere le loro case.

Così abbiamo capito che qualcosa non aveva funzionato a dovere. Abbiamo quindi iniziato a fare ricognizioni nelle aree adiacenti ai vari fiumi, torrenti e rii di Livorno, mappando, osservando e fotografando vaste zone interessate dall’esondazione.

Le casse di espansione

Cassa di espansione di Magrignano sul Rio Maggiore

Partiamo dalle basi. Cosa sono, come funzionano e perché si rendono necessarie?

Una cassa di espansione è una vasca artificiale di terra che costeggia un fiume. I suoi  argini sono più alti rispetto al livello del letto del fiume e del terreno adiacente e ha due “aperture” comunicanti con il corso d’acqua: una all’inizio per l’entrata dell’acqua (opera di presa) e una in fondo per l’uscita (opera di restituzione). Durante la piena, l’acqua del fiume dovrebbe entrare dalla presa, riempire gradualmente la vasca e defluire poi dalla restituzione, una volta passata l’onda di piena.

“Restituzione” della cassa tra CTT e Motorizzazione Civile (C2) dopo l’alluvione

La presa e la restituzione dell’acqua nelle casse di espansione, visivamente parlando, sono delle briglie (insieme di sassi tenuti insieme da reti a formare dei gradoni), che dalla visione satellitare assomigliano a delle “H” bianche.

Abbiamo cercato le casse di espansione del Rio Maggiore e le abbiamo percorse sul loro argine lungo tutto il perimetro, fotografandole.

I lavori sono terminati nel 2014 e ne sono state realizzate 4:

  • C1 – Magrignano (45.000 m3)
  • C2 – tra Motorizzazione e deposito CTT (60.000 m3)
  • C3 – che costeggia il complesso residenziale del Nuovo Centro (37.000 m3)
  • C4 – Cimiteri della Misericordia (70.000 m3)

E’ facile individuarle da qualsiasi visione satellitare della città.

Dalla nostra indagine, abbiamo documentato la sicura inutilità di un’altra cassa (vedi immagine), da aggiungersi alle quattro elencate: quella di Salviano, zona “Le Panche”    (tecnicamente la cassa del Rio Cigna, di 70.000 m3) che, fatto gravissimo, già dal 2012 si dava come in fase di ultimazione, ma che poi non è mai stata terminata, come da ammissione degli stessi tecnici comunali ed il cui appalto era stato affidato alla CLC. Il suo mancato completamento ha favorito l’allagamento da Nord-Est della zona Uliveta-Giaggiolo e l’acqua esondata del Rio Cigna si è poi sommata a quella, già abbondante, del Rio Maggiore in arrivo da Sud-Est.

Abbiamo anche trovato un’anomalia e possibile falla nella cassa dei Cimiteri della Misericordia

La cassa di espansione adiacente ai Cimiteri della Misericordia (C4), presenta un’anomalia nel meccanismo:  non ha l’apertura per l’ingresso dell’acqua (opera di presa) come le altre (quindi un’entrata DIRETTA dell’acqua del Rio Maggiore). Il suo riempimento dovrebbe avvenire SOLO tramite un condotto sotterraneo comunicante con la cassa precedente (detto “scatolare” di cemento, una specie di tombatura), che passa sotto a Via di Levante.

Nelle casse C1, C2 e C3 (ma anche nella cassa del Rio Cigna) ci sono sia la presa che la restituzione, mentre nella cassa C4 (Cimiteri), ce n’è solo una, in fondo, quindi per l’uscita dell’acqua.

 

Ma allora come dovrebbe entrare l’acqua?

Appunto, dal tunnel comunicante con la cassa precedente. In realtà, subito dopo l’alluvione, abbiamo trovato un cumulo di detriti e fango a coprire il buco della cassa C3 dal quale l’acqua doveva passare nella cassa dei Cimiteri.

L’intervento – probabilmente del Consorzio di Bonifica, di pochi giorni fa – ha eliminato la grave ostruzione (vedi foto sotto), ma noi vi mostriamo le fotografie, scattate prima di questa rimozione, dalle quali si evince una cosa, a nostro avviso, gravissima:

Da progetto, si era affidato il riempimento dell’ultima vasca sul Rio Maggiore (prima della tombatura, che si trova a soli 320 m circa dalla fine della vasca e prima di un quartiere densamente abitato) ad un foro di entrata di circa 1,5×1 metri. Era prevedibile che si potesse otturare a causa dei detriti e non avrebbe consentito un ottimale passaggio dell’acqua.

1a. Scatolare della cassa C3 che doveva permettere il passaggio dell’acqua alla cassa C4 (attraverso il canale sotto a Via di Levante) come si presentava quattro giorni dopo l’alluvione

Dalle nostre fotografie risulta chiaro che lo scatolare, nella cassa C3 sia stato intasato dai detriti e con forte probabilità sia stato compromesso il passaggio dell’acqua fra le due casse comunicanti.

1b. Scatolare della cassa C3 ripulito dai detriti pochi giorni fa

 

2 Scatolare della cassa C4 come si presentava quattro giorni dopo l’alluvione

 

 

 

 

 

 

 

Giovedì 14 settembre, la cassa dei Cimiteri (C4) a differenza delle altre tre casse che presentavano un alto strato di fango sul fondo lungo tutta la sua superficie, si presentava quasi asciutta nella parte comunicante con la vasca precedente (sarà passata acqua, ma non quanto avrebbe dovuto).

Fango e ristagno di acqua erano presenti nella parte finale, dove il Rio Maggiore, trovando una curva stretta, si è infranto contro le mura e le strutture dei Cimiteri della Misericordia, rientrando probabilmente e in parte dall’apertura nella parte finale della vasca.

3. Inizio della tombatura del Rio Maggiore

 

L’acqua, in parole povere, molto probabilmente non è entrata da dove era previsto che entrasse (il tunnel) ma lo ha fatto, in parte, da dove sarebbe dovuta uscire. Il resto è confluito violentemente contro il muro esterno dei Cimiteri e poi ha proseguito verso la foce, trovando sulla sua strada, 320 m dopo, la tombatura (in via Cattaneo) e quindi un restringimento forzato.

Ha poi ritrovato il suo percorso originario all’aperto, scavalcando la tombatura e correndo parallelamente e con forza sopra di essa, invadendo purtroppo tutto il quartiere fino a Barriera Margherita.

4. Ipotesi del percorso della piena

 GLI STUDI IDROGEOLOGICI PER LA PROGETTAZIONE DELLE CASSE E LA LORO MODIFICA

La cassa che costeggia il complesso residenziale del Nuovo Centro (C3), appare subito anomala nella sua forma. Mentre le altre casse hanno un rapporto tra lunghezza e larghezza relativamente proporzionato, questa si presenta invece molto stretta e molto lunga nel suo costeggiare tutta l’area del nuovo complesso abitativo in costruzione.

Percorrendola, ci siamo chiesti, legittimamente: che non siano state adattate forma e volume per permettere la costruzione delle nuove case o delle altre strutture?

Magari anche le altre casse avranno subito delle modifiche? Da qui, siamo partiti con la ricerca per darci delle risposte ed abbiamo trovato una consistente quantità di documenti e di delibere comunali che mostrano che il progetto di costruzione delle casse di espansione sia stato rimaneggiato moltissime volte. Perché?

Le casse di espansione, nei vari progetti, sono state via via ridotte e modificate, giustificando queste modifiche, ogni volta con dei nuovi studi.

Ma è davvero possibile che tra il 2003 e il 2013 le caratteristiche intrinseche, idrogeologiche della zona del Nuovo Centro siano cambiate così spesso?

Partiamo da una questione calda: I TEMPI DI RITORNO[1] DI UN EVENTO METEOROLOGICO STRAORDINARIO.

In breve, nel 2003 le casse dovevano essere adeguate a eventi ricorrenti in tempi di ritorno di 200 anni, nel 2007 si passa a 500 (cioè più rari e catastrofici) e nel 2009 si torna ai 200.

Si tratta di studi estremamente tecnici che hanno accompagnato tutto l’iter della variante e dei progetti, sui quali si cerca di dare informazioni senza pretendere in tale sede essere esaustive della complessità del caso.

Vediamo questi passaggi.

2003 – Lo studio del Prof. Ing. Stefano Pagliara dell’Università di Pisa[2] fa riferimento ad eventi meteorologici con tempi di ritorno di 200 anni.

2007 – Il Pagliara porta i tempi a 500 anni (quindi eventi più rari, ma di maggiore pericolosità) e il progetto viene adeguato di conseguenza.

2007 – In uno studio del Dott. Geol. Leonardo Gonnelli si parla sempre di 500 anni.

2008 – Nella relazione geologica, sempre del Gonnelli, della “Variante al Piano Strutturale – Variante al regolamento Urbanistico – Piano Particolareggiato” si considerano ancora i 500 anni.

2009 – Il Dott. Geol. Antonio Rafanelli compila una nuova Relazione sulle opere idrauliche di messa in sicurezza del Rio Maggiore, in cui queste valutazioni fatte sui 500 anni spariscono e si ritorna a valutare eventi sui 200 anni, probabilmente unico scenario con il quale sono tarati gli interventi.

Ci chiediamo quindi per quale motivo alla fine si siano realizzate le casse di espansione sui tempi di ritorno di 200 anni, quindi di minore entità. Una scelta per la quale sarebbe opportuno dare delle spiegazioni, vista l’attualità della questione. Rispetto all’incertezza degli effetti dei nuovi cambiamenti climatici, considerati anche nella Direttiva Alluvioni del 2007[3] della Regione Toscana, non sarebbe stato meglio tarare le casse di espansione su eventi di 500 anni?

E qui arriviamo alle modifiche ai progetti delle casse di espansione, per il loro numero e la loro capienza.

Procediamo in ordine cronologico:

2003  Il Pagliara prevede diversi scenari in cui risultano due casse nella zona di Salviano (quindi più a monte e lontano dalla tombatura) e due nella zona deposito CTT[4] risultano previste dal P.A.I. (Piano di Assetto Idrogeologico).

2005 Nel progetto definitivo per la costruzione del Deposito CTT (allora ATL) si legge che in quest’area era prevista un’ASIP (Area Strategica per Interventi di Prevenzione), quindi una cassa di espansione, ma per “conciliare i progetti di sviluppo urbanistico della città”, si è deciso di intervenire solo con la messa in sicurezza del fiume, ritenuta sufficiente e “con questa soluzione, nell’area in esame per il progetto del deposito ATL, viene meno la necessità di realizzare l’ASIP prevista dal Piano di Assetto Idrogeologico.”[5]

Quindi si decide di eliminare una delle due casse di espansione di quest’area per costruire il deposito CTT.

2007  Il Gonnelli prevede[6] di ridurre le dimensioni della cassa dei Cimiteri (C4), di farne una in più a monte delle mura del Cimitero in “destra idraulica” (a destra rispetto al corso del fiume), di farne una a Magrignano (a destra del fiume), una cassa-corridoio ecologico a valle dell’Aurelia e si conferma l’eliminazione della cassa in corrispondenza del deposito CTT[7].

2008  In un’altra Variante, sempre del Gonnelli, vengono confermate le modifiche del 2007.

Tav. 5 della “Variante al Piano Strutturale – Variante al regolamento Urbanistico – Piano Particolareggiato” del 2008 – P.A.I. Piano di assetto idraulico Bacino Toscana Costa

2009  E’ l’anno chiave.

Il Rafanelli redige un nuovo progetto[8] che modifica drasticamente quello precedente:

1) Viene eliminata la cassa dei Cimiteri prevista a destra “per difficoltà idrauliche”

2) Si sposta la cassa di Magrignano da destra a sinistra, “per indisponibilità delle aree” (la nostra C1)

3) Si prevede la costruzione di una cassa opposta rispetto al deposito CTT (la nostra C2)

4) Si conferma la costruzione di una cassa a valle della Variante-Aurelia (la nostra C3)

5) Viene confermata la riduzione di area della Cassa dei Cimiteri a sinistra (la nostra C4) che “risulta leggermente diversa nella forma nella parte terminale di valle” rispetto ai precedenti progetti

6) Realizzazione di un sifone di collegamento tra C3 e C4 (il nostro scatolare)

Non sarebbe forse stato meglio fare più casse di espansione a monte, come previsto dal Pagliara nel 2003, invece di decidere di fare le due comunicanti e vicine alla foce del Rio Maggiore (le nostre C3 e C4), così vicine alla tombatura…

I cambiamenti più significativi avvengono nel 2009 (sotto l’Amministrazione di Alessandro Cosimi e l’Assessorato al Programma e al Marketing Territoriale di Bruno Picchi).

La costruzione delle casse di espansione è stata conclusa tra il 2013 e 2014.

Altre modifiche, meno consistenti, vengono fatte nel periodo 2013-2016, con la variante al Piano del Nuovo Centro 2014, poi approvata dalla Giunta Comunale nel 2016.

5. Dal sito del Geoscopio della Regione Toscana – SITA: Direttiva Alluvioni 2016 con sovrapposizione di ortofoto 2016 (Celeste: pericolosità bassa – Viola chiaro: pericolosità media – Viola scuro: pericolosità alta)

Le casse di espansione sono state eseguite a scomputo degli oneri di urbanizzazione da parte di privati, tra i quali Coop. Edilizia Poliarma Livorno e Soc Le Ninfee s.r.l., che affidano i lavori a soggetti quali CLC, con partner ATI – Coop La Variante / Abate s.r.l. / Gaetano Bellabarba & C. s.r.l. e Mediterraneo Design.

Si trovano quindi opere pubbliche di urbanizzazione progettate e realizzate interamente da privati, che possono detrarle dagli oneri di urbanizzazione, altrimenti da versare alle casse comunali, e che comprendono le casse di espansione e le opere di messa in sicurezza del Rio Maggiore, quantificate come servizi e verde pubblico.

Dall’immagine del Geoscopio (lo strumento con cui è possibile visualizzare i dati geografici della Regione Toscana) appare quantomeno rischiosa l’edificazione in queste aree. Si può notare che le case tuttora in costruzione sono, in parte, in zone individuate per il rischio di allagamento.

E’ palese anche percorrendo il percorso dell’argine adiacente alle nuove case, quanto esse siano pericolosamente vicine all’argine stesso.

Ci lamentiamo del fatto che negli anni ’50 si sia costruito troppo vicino ai fiumi e si continua a farlo nel 2017.

La cementificazione selvaggia

Continuare ad impermeabilizzare il terreno coprendolo con il cemento, crea la necessità stessa delle casse di espansione, dove si possa accumulare l’acqua in eccesso che non viene più assorbita dalle aree verdi.

E’ forte il sospetto che le acque meteoriche del Parco del Levante siano confluite dal parcheggio in cemento, nei rispettivi tombini, attraverso un collettore che passa sotto la cassa dei Cimiteri della Misericordia fino ad un’apertura diretta nel Rio Maggiore aumentando quindi ulteriormente la portata dell’acqua poco prima della curva del fiume e quindi peggiorando sensibilmente la situazione, già grave per le dinamiche sopra descritte (v. immagine 4).

Nel caso specifico del Nuovo Centro, che abbiamo avuto modo di analizzare direttamente, possiamo considerare che prima dell’avvio dei lavori di costruzione nell’intera area, questa era una zona “verde”, di esondazione naturale, in cui in caso di piena l’acqua sarebbe stata assorbita dal terreno nel suo percorso.

L’area del Nuovo Centro nel 2007, dalla fototeca del sito della Regione Toscana

Pertanto il problema è da ricercare alla radice. E’ davvero il caso che a Livorno si continui a costruire in modo selvaggio? Oppure, come da sempre sosteniamo, questo costruire a tutti i costi ha ripercussioni talvolta pesantissime sulla città e i suoi cittadini?

Una questione molto grave, che non coinvolge solo le zone in cui si sta costruendo, perché, da come abbiamo visto, l’acqua ritrova sempre il proprio corso naturale fino alla foce. Sul cemento non viene assorbita e non trova attrito, aumentando di energia, potenza e velocità.

Il punto è che quanto denunciamo, supportando le nostre affermazioni con documenti pubblici e immagini, non deve passare inosservato: la pretesa è che si ponga rimedio, dove possibile, agli errori e alle falle del meccanismo delle casse di espansione e, ancora con più forza, si chiede di porre un limite alla cementificazione selvaggia nella nostra città.

[1] per tempo di ritorno si intende il tempo che passa tra un evento di intensità “X” e il successivo di pari o superiore intensità.

[2] Gli interventi di progetto che vengono proposti, mirano a che la portata avente tempo di ritorno pari a 200 anni sia contenuta nel corso d’acqua e che siano rispettati i vincoli relativi all’omologazione della “porta a terra” (pag. 12).

[3] Pagg. 9-10 della “Direttiva Alluvioni 2007/60CE della Regione Toscana

[4] Pagg. 16-17

[5] Pagg. 4-5 della “Relazione geologico-tecnica del progetto definitivo dell’insediamento deposito ATL” del Dott. Geol. Gonnelli – luglio 2005

[6] Relazione Gonnelli 2007 – “Tale soluzione, secondo le verifiche volumetriche ed ingegneristiche eseguite permette di ricreare le condizioni di generale messa in sicurezza idraulica del Rio Maggiore, non soltanto in chiave del Nuovo Centro, ma soprattutto per le reali condizioni di insicurezza che si riscontrano sul punto di tombamento” (pag. 37)

[7] “dove peraltro si trova già realizzato il Distretto socio-sanitario dell’AUSL. 6 Livorno e dove per il Nuovo centro viene prevista un’area per Servizi comunali”. Pag. 41 della Variante di Piano Strutturale e di Regolamento Urbanistico – 2007

[8] Pagg 8-10 del “Piano particolareggiato Nuovo Centro” del 2009

Brigate di Solidarietà Attiva – 26 settembre 2017

Sorgente: Inchiesta sull’alluvione: qualcosa non ha funzionato –

Spread the love
  •  
  •   
  •   
  •   
  •   
  •  
  •  
468 ad
< >

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *