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I quattro motivi per cui l’euro può ancora salire

Il super-euro può correre ancora. Almeno è quello che pensano i fondi hedge, che nell’ultima settimana hanno aumentato dell’11% le “puntate” su un’ulteriore rivalutazione della divisa comune. Il dato si evince dai contratti “future” sulle “posizioni nette non commerciali” in euro, passate nell’ultima settimana da 86.519 a quota96.309 (+11,3%). Nelle prossime ore arriveranno i nuovi dati ma fino a quanto si è visto sinora è indubbio che la visione degli investitori nei confronti dell’euro resti positiva. L’attuale posizione rialzista è tornata sugli stessi livelli di maggio 2011.

EURO NON COMMERCIAL FUTURE NET POSITIONS

Questo nonostante ormai la moneta europea viaggi intorno a quota 1,21 nei confronti del dollaro (+14,5% da inizio anno) e nonostante nei confronti delle altri principali valute abbia già incamerato da inizio anno rialzi importanti. Le valute rifugio come yen franco svizzero stanno perdendo da gennaio rispetto all’euro rispettivamente il 6% e il 7 per cento. Mentre la sterlina accusa un calo vicino al 10 per cento.

Chi si aspetta a breve un calo dell’euro intorno a 1,15/1,10 potrebbe restare deluso. Almeno per quattro motivi:

1) L’economia europea continua a crescereLa Bce ha alzato le stime per il 2017 dall’1,9% al 2,2%. Allo stesso tempo l’inflazione fa fatica a decollare (ad agosto è scesa all’1,3%) e questo complica – così come il super-euro – il tentativo della Bce di normalizzare la politica monetaria e ridurre gli stimoli del quantitative easing (attualmente 60 miliardi al mese) attraverso il tanto atteso tapering;

2) Più la Bce ritarda l’annuncio del tapering (la settimana scorsa ha rinviato ogni decisione al consiglio del 25-26 ottobre) più l’euro resta sostenuto. Questo perché gli investitori – a cui piace molto di più uno scenario da quantitative easing che non da tapering – tenendo l’euro alto esercitano una sorta di pressione indiretta sulla Bce per rimandare il più possibile i tempi di una normalizzazione monetaria, o in ogni caso per attuare un tapering morbido;

3) La forza dell’euro dipende anche dal surplus delle partite correnti. Se l’area euro esporta più beni e servizi rispetto a quanti ne importa, è chiaro che questo meccanismo spinge l’euro (prima di comprare beni e servizi nell’area euro occorre comprare euro).

AREA EURO SURPLUS PARTITE CORRENTI
Valore in % del Pil

Nel primo trimestre dell’anno il surplus delle partite correnti si è attestato oltre il 3% del Pil, non lontano dal massimo di sempre per l’area toccato proprio a fine 2016;

4) Concentrandoci poi sul cambio euro/dollaro – il più liquido del pianeta con scambi quotidiani per un controvalore superiore ai 5mila miliardi di dollari – va detto che l’euro può restare in alto sia per i fattori “endogeni” legati all’economia europea ma anche per fattori “esogeni”, legati alla debolezza del dollaro. In questa fase il biglietto verde – che ha perso l’11% da inizio anno su scala globale – sta soffrendo per la difficoltà sia della Federal Reserve che di Donald Trump a mantenere le rispettive promesse.

La Fed aveva annunciato a inizio anno quattro rialzi dei tassi di interesse. Invece ne ha attuati due (a marzo e giugno) ma a questo punto è molto probabile che l’anno termini senza ulteriori strette (i mercati ipotizzano questo scenario con il 70% delle probabilità). Minori rialzi rispetto a quanto atteso si traducono indirettamente in una politica monetaria”espansiva” che esercita una pressione al ribasso sul dollaro.

In campagna elettorale il presidente Trump aveva promesso una “fenomenale” riduzione fiscale per le imprese e massicci investimenti infrastrutturali. Queste promesse “pro-dollaro” hanno trovato però gli incagli parlamentari che stanno ostacolando al momento le intenzioni di Trump. Ma allo stesso tempo stanno spostando una buona quota della futura crescita economica dall’Europa agli Stati Uniti. A causa del super-euro.

Sorgente: Il Sole 24 ORE

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