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I cinque punti chiave della riunione Bce – Il Sole 24 ORE

ilsole24ore.com – il consiglio direttivo dell’eurotower . I cinque punti chiave della riunione Bce – – di

La Banca centrale europea potrebbe non decidere, oggi. Potrebbe, cioè non fornire indicazioni sul quantitative easing del 2018: attualmente è previsto che il programma di acquisti di titoli duri fino a dicembre 2017, ma è chiaro che non sarà bruscamente azzerato a gennaio.

Una decisione su cosa accadrà l’anno prossimo è prevista per l’«autunno» ed è probabile che venga presa a ottobre. In questo caso la comunicazione di oggi diventerà molto importante. Ecco i cinque punti da seguire – in ogni caso – con attenzione.

L’euro e le condizioni finanziarie
Se una decisione dovesse essere rinviata, è molto probabile che uno dei motivi siano i timori legati all’euro forte e alle possibili reazioni del mercato valutario a un annuncio che, di fatto, prepara la normalizzazione della politica monetaria.

Ogni indicazione, durante la conferenza stampa del presidente Mario Draghi, che riguardi il cambio, è quindi preziosa per capire le future mosse della Bce. Non è escluso che la vera novità della riunione di settembre possa essere un “intervento verbale” per frenare l’apprezzamento del cambio.

Analoghe considerazioni possono essere fatte per le condizioni finanziarie in senso lato, che comprendono oltre alla valuta anche i tassi di mercati e le quotazioni azionarie.

La diagnosi sull’inflazione
L’andamento dell’inflazione non convince la Banca centrale europea. È molto probabile che venga ripetuta la diagnosi già espressa nei mesi scorsi: l’inflazione tornerà al 2% in modo graduale, la ripresa tarda a manifestarsi nei prezzi (ma prima o poi lo farà), la dinamica del costo della vita non è ancora autosufficiente e questo comporta molta prudenza da parte della politica monetaria.

Ogni variazione di questo schema potrebbe essere importante (anche se è improbabile).

 

 

Le proiezioni macroeconomiche
Le considerazioni sull’euro forte – il cambio effettivo è salito del 7% in sei mesi – e sulla diagnosi della dinamica dei prezzi vanno poi confrontate con le nuove proiezioni macroeconomiche. Come sono cambiate, rispetto a giugno e a marzo, le stime dell’inflazione, delle esportazioni, delle importazioni, e quindi della stessa crescita?

Sono elementi fondamentali perché le previsioni prevedono una politica monetaria invariata: se dovessero mostrare un allontanamento rilevante dagli obiettivi potrebbero invitare a modificare le aspettative sulle scelte della Bce e sui loro tempi.

I tempi e la forward guidance
Qualunque indicazione sui tempi è preziosa. Non solo quelle riguardanti il destino del quantitative easing. La forward guidance, con cui le banche centrali comunica quali sono le loro previsioni sulle loro stesse azioni, sono diventate uno strumento prezioso della politica monetaria perché plasma le aspettative.

È molto probabile che le indicazioni sui tassi – «Ci attendiamo che rimangano su livelli pari a quelli attuali per un prolungato periodo di tempo e ben oltre l’orizzonte dei nostri acquisti netti di attività» – non vengano toccate, mentre quelle sul quantitative easing, in assenza di una decisione piena, potrebbero subire qualche piccola modifica per preparare i mercati e valutarne la reazione.

Questa eventualità dipende però, ancora una volta, dal giudizio che i governatori danno dell’euro forte.

Altrettanto importante può essere qualunque modifica alla frase: «Se le prospettive diverranno meno favorevoli o se le condizioni finanziarie risulteranno incoerenti con ulteriori progressi verso un aggiustamento durevole del profilo dell’inflazione, siamo pronti a incrementare il nostro programma di acquisto di attività in termini di entità e/o durata».

I limiti tecnici del quantitative easing
Il quantitative easing, malgrado le smentite della Banca centrale europea, sta incontrando alcuni vincoli tecnici: cominciano a scarseggiare i titoli idonei, e per alcuni paesi l’autorità monetaria è ormai molto vicina a quei “tetti” che si è autoimposta.

I bond acquistabili non possono superare il 33% dei titoli emessi da ciascuno Stato; il totale acquistato per ciascun paese non può superare, in proporzione, la sua partecipazione nel capitale della Bce.

Il mantenimento dei due vincoli insieme sta diventando un problema e non si può escludere che prima o poi ci sia qualche modifica. L’opposizione di alcuni governatori, su questo punto, è però ancora molto forte per aspettarsi davvero novità su questo fronte.

Sorgente: I cinque punti chiave della riunione Bce – Il Sole 24 ORE

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