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Gabanelli: «Sto senza stipendio e aspetto una soluzione. Se il problema sono io mi farò da parte» – corriere.it

corriere.it – l’intervista – Gabanelli: «Sto senza stipendio e aspetto una soluzione. Se il problema sono io mi farò da parte».

La giornalista: il portale online è necessario. La mia è una disponibilità non a carico dei cittadini. Non produrre e guadagnare lo troverei umiliante –  di Virginia Piccolillo

Allora, Milena Gabanelli, ci ha ripensato?

«No. Il mio non è un capriccio, ma la certezza che non ci sono le condizioni per produrre risultati. E di cui poi devo rispondere».

Il dg Mario Orfeo è amareggiato: le ha proposto la condirezione di Rainews e lei ha rifiutato.
«Anch’io non sono felice di come sia andata. Il mio incarico è far funzionare l’informazione online, che la Rai non ha, malgrado i suoi 1.600 giornalisti. La proposta è quella di stare dentro un sito che non ha i presupposti per funzionare, in attesa degli eventi».

 Il Cda non capisce il suo no.

«I casi sono due: o sono matta ( e sono stata abile a mascherarlo per 20 anni) o qualche ragione c’è, visto che ho rinunciato allo stipendio, e non sono ricca di famiglia. Non voglio polemizzare, il Cda ha tutto il diritto di decidere cosa vuole fare, e io di rifiutare».

C’è chi legge la sua aspettativa come uno strappo.

«Al contrario. E’ una disponibilità ad attendere o trovare altre soluzioni, e non a carico del cittadino. Nella pubblica amministrazione ci sono molti incarichi fittizzi. E la Rai non ne è esente. Ho fatto battaglie contro questo malcostume. Non produrre nulla e incassare lo stipendio lo troverei umanamente umiliante».

Perché non le basta la promozione e uno staff di 40 giornalisti scelti da lei?

«Non ne ho mai fatto una questione di carica. E lavorare con Di Bella, che stimo, è pure divertente. Ma buona parte dei giornalisti che io ho incontrato, in un assestment interno, sono disponibili a trasferirsi al portale unico Rai, ma non al sito di una testata. Così quelli di tg nazionali e regionali, corrispondenti: tutti felici di contribuire. Ma non a Rainews.it, perché è percepito come il sito di una testata concorrente ».

Vuole una sua testata, come dice Maurizio Gasparri (Fi) ironizzando sul doppio significato del termine?

«È spiritoso. Ma io non voglio nè un “mio” Portale, nè una “mia” testata. Ho regalato all’azienda il marchio Report, e non conosco un solo autore che non se lo sia tenuto per sé, figuriamoci. Però difendo il diritto di mettere la faccia su qualcosa che firmo».

Michele Anzaldi (Pd) le chiede trasparenza.

«Sulla trasparenza ho costruito la mia carriera. Rispondo al mio superiore gerarchico che è il dg. Ma se Anzaldi vede qualcosa di opaco basta che chieda e consegnerò le relazioni sul lavoro svolto in questi 6 mesi, a lui e, se ritiene, alla Vigilanza».

Ha detto «no» a Freccero. Non era dalla sua parte?

«Le ragioni Freccero le conosce perché gliele ho spiegate personalmente».

C’è chi dubita che in pochi mesi pre-elezioni si possa fare un piano News?

«Quel che so è che quando c’è volontà si può fare tutto».

Il M5S crede ci sia un«veto politico» nei suoi confronti.

«Non voglio cadere nella trappola della demagogia. Credo che ci siano idee diverse, e sia oggettivamente complicato ridurre le testate come chiede la concessione perché bisogna fare i conti con sacche di potere».

Si aspettava questo quando ha lasciato Report?

«Ho accettato sapendo perfettamente che la decisione finale la doveva prendere il Cda, e non era scontata, ma ho corso il rischio: è una bella sfida».

Pentita?
«Dopo 20 anni la scelta era invecchiare con Report o mettermi in gioco con un nuovo progetto».

E se questo non si farà?
«Sarebbe un peccato per la Rai che non può permettersi un ulteriore ritardo sull’online. Se invece il problema sono io, non ho difficoltà a farmi da parte, il lavoro fin qui fatto non andrà sprecato.

Non ho paura del futuro e non sono legata alle poltrone, ho delle idee e una reputazione che vorrei continuare a mettere a disposizione del servizio pubblico.

Ma non inventandomi un nuovo programma, altrimenti sarei restata dov’ero».

Sorgente: Corriere della Sera

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