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Domenicale del 17 settembre 2017 : Da Pyongyang a Seul – m@cwalt – un colpo di remo

uncolpodiremo – Domenicale del 17 settembre 2017 : Da Pyongyang a Seul – di m@cwalt

Tutta la settimana è stata monopolizzata dalle notizie preoccupanti che ci arrivano dalla pensiola coreana. La faccenda di per se già intricata è maggiormente amplificata dall’uso che i media statunitensi fanno di questa che ciclicamente viene definita crisi nucleare nell’oceano pacifico. E’ una falsa crisi, una crisi pilotata che sembra servire sempre a stornare l’attenzione da problemi di non facile soluzione che le varie Amministrazioni yankee hanno in politica interna.

La Corea tutta, prima che un disastroso e anche ingiusto conflitto la dividesse al 38° parallelo è stata succube dell’imperialismo giapponese in ogni secolo. Ma fu durante il conflitto del Pacifico negli anni 1938-1945 che il militarismo giapponese mise a sacco l’intera penisola. Trattasi di efferati delitti di aggressione, interi paesi e villaggi distrutti e sterminati con donne e bambini a fare da “combustibile” se non cibo e sollazzo per gli aggressori.

Con l’aiuto essenzialmente cinese i quali ospitarono anche delle brigate aeree USAF la resistenza coreana pagando un prezzo altissimo riuscì infine a sconfiggere proprio tra le sue giungle i soldati di Tokio. Il colpo finale fu poi decretato dall’esplosione nucleare che gli USA inflissero alle citta di Hiroshima e Nagaski. Storia moderna, ormai storia antica.

Ciò non toglie alla resistenza coreana il posto che merita, come quello dell’armata rossa in Europa e dei paesi alleati dalla Normandia fino a Dresda, sul Reno, sull’Elba e a Berlino decretato nella primavera del 1945 con la sconfitta del nazi-fascismo italo-tedesco.

Ai tavoli della pace anche i partigiani coreani vi si trovarono e oltre all’ indipendenza nazionale scoprirono un diverso alleato che divenne subito un nemico e che sfociò nel sanguinoso conflitto del 1950. Come è successo in altri Paesi, la classe politica nord-coreana non accettò di scambiare un occupazione con un altra.

”Niet coca-cola tovarisch”, ma uno pseudo governo di occupazione da Seul aveva tutt’altre intenzioni. Troppo importante in quei tempi di divisione e conflitto ideologico l’aver messo “piede” sul continente asiatico da vincitori. La Cina della “lunga marcia” riuscì a scacciarli “quei barbari venuti dall’Occidente”. In Corea la situazione era molto più difficile e complicata.

Ecco ai miei occhi occidentali non è ben comprensibile ne’ la trasformazione conflittuale e politica avvenuta nella Penisola ne’ che il gigante-buono sia in lotta contro il topolino-cattivo.

Eppure forse bisogna vederla da una differente prospettiva. Come può un piccolo stato entrare in conflitto politico con una super potenza? Ci vuole un bel coraggio, in Francia il generale De Gaulle che in qualche modo andò provandoci si ritrovò con una inflazione alle stelle e un disastro economico che riportò la Francia nell’alveo della “potenze alleate” e poi nel MEC per non venire “distrutta” anche politicamente.

L’azione politica rimase ed è rimasta, prova ne é che l’alleato transalpino si è dotato dell’energia e della potenza nucleare proprio in nome di una indipendenza nazionale mai più spendibile, compromessi da alleato o no che piaccia o meno.

In Asia le “distanze” sono inevitabilmente differenti. La Cina è potenza indiscussa e il sub-continente indiano è un formidabile apparato umano con cui nessuno vuole aver a che fare.

Ma se vi affacciate dal Giappone verso l’area continentale il cerchio che viene a manifestarsi è proprio l’interdipendenza coreana. Che nei secoli è stata la nazione d’insieme e depredata più volte dal capitalismo militare nipponico.

Il sogno è finito nel cassetto ma è sempre nelle more di una possibile e per loro, naturale espansione ad occidente.

Sulle carte geografiche la penisola coreana e il Giappone disegnano un cerchio da riunire e lo sappiamo quanto i simboli siano un aspetto importante e necessario nelle culture del sud -est asiatico e del “Sol levante”.

Il grande assente eccolo al tavolo del compromesso, della dignitas e del mantenimento economico della Corea unita. Oggi che la “scusa” della differente ideologia si è annacquata viene da chiedersi perché proprio la Corea venga mantenuta divisa con una politica di compromessi appunto poco dignitosi per la potenza e l’ingerenza nucleare del gigante USA in quest’area del Pacifico.

Materie prime? Certamente, riso, caucciù, fosfati, minerali e porti commerciali sono appetibili e mantenuti con grande spesa dagli americani e dai suoi alleati della SEATO , un’altra specie di NATO in salsa oceanica che da decenni ha  individuato nella Corea del nord il grande nemico.

La Corea rappresentata da Seul, è stata per decenni guidata da un consiglio militare, che le ha permesso, con stipendi da terzo mondo e senza una politica sindacale di diventare uno dei “piccoli Paesi” a più alta espansione economica, un modello e un gigante nell’assemblaggio e costruzione di componenti elettronici.

Il nord della penisola è molto meno industrializzato, geograficamente più montagnosa ed è tendenzialmente più indirizzato ad uno sviluppo rurale, di allevamento animale e di una politica sociale, grazie anche all’imposizione politica modello socialismo cinese del padre della Patria quel Kim Il-sung, che aveva guidato l’Esercito Rivoluzionario Popolare Coreano (ERPC) nella resistenza all’occupazione giapponese.

La Corea del nord è molto temuta per la sua “aggressività” militare, di Intelligence e di orgoglio nazionale. La sovranità richiamata sovente dai presidenti americani non vale se riguarda le altre nazioni che vogliono rimanere nella propria indipendenza economica, politica e sociale lontane dall’ingerenza statunitense.

Ha la Cina alle spalle delle sue frontiere e si sa il grande paese cinese non ama che si vada brigando sui suoi interessi continentali e oceanici. Basta e avanzano l’ Australia, l’ Indonesia e quel Giappone con cui si è scontrata per secoli ed è meglio non stuzzicare quanto non si conosce propriamente. Col più grande e antico Paese del Pianeta è meglio cercare buone armonie che scontri… Più ping.pong che conflitti.

Per cui l’anomalia asiatica è dettata esclusivamente dagli interessi “innaturali” degli Stati Uniti d’America. ?Che ci fanno ancora oggi gli USA in quell’area se non mantenere quel ruolo di sceriffo del Mondo che garantisca in nome di una liberal-democrazia essenzialmente capitalista e “diversamente imperialista” solamente i suoi propri interessi economici e strategici.

E forse in un altro momento storico probabilmente Pyongyang sarebbe molto più “simpatica” dell’asservita Seul che riempie i nostri spazi esistenziali con automobili Kia e Hunday. Con orologi e calcolatori, radio e televisioni di incerta durata mostrando un “sorriso” che appare indubbiamente forzato ed ottenuto con la potenza atomica dell’alleato statunitense quale immutabile garanzia.

Lo so è un domenicale centrato su un unico aspetto, ma lo dovevo e così posso liberamente augurare buona settimana a tutti.

– colonna sonora:  Richie Havens – Freedom

m@cwalt

Sorgente: Domenicale del 17 settembre 2017 : Da Pyongyang a Seul – m@cwalt – un colpo di remo

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