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Ci mancava solo il bus anti gender: ecco l’ultima follia firmata Family day – l’Espresso

espresso.repubblica.it – Ci mancava solo il bus anti gender: ecco l’ultima follia firmata Family dayManifesti omotransfobici annunciano il passaggio del ‘Bus delle libertà’ per combattere ‘l’emergenza educativa’.

Un tour di 15 giorni nelle principali città italiane con la scritta “I bambini sono maschi e le bambine femmine”. Le associazioni LGBT: “Una vergogna, Raggi faccia qualcosa” –  di Simone Alliva

“I bambini sono maschi, le bambine sono femmine”. È questa la frase che leggeremo da domani sulla fiancata di un grosso autobus arancione – chiamato il Bus della Libertà – che attraverserà le principali città italiane per una settimana.

“La natura non si sceglie” e “#StopGender nelle scuole”. Una campagna ideata da “CitizenGO” e “Generazione Famiglia”.

Tra gli organizzatori anche Massimo Gandolfini, Portavoce del Family Day, noto per essere un sostenitore delle t eorie riparative .
Riemerge così in Italia, come un fiume carsico, l’allarme per “L’ideologia del gender”.

Per le associazioni cattoliche estremiste questa è una vera emergenza educativa che nasconde dietro al mito della lotta alla discriminazione: “L’equiparazione di ogni forma di unione e di famiglia e la normalizzazione di quasi ogni comportamento sessuale”.

Di un altro parere è invece Chiara Lalli, bioeticista e giornalista autrice del libero “Tutti pazzi per il gender – Orgoglio e pregiudizio di genere (Fandango 2016). Raggiunta da L’Espresso Lalli afferma: “Esistono gli studi di genere.

Ma non l’ideologia gender, questa è una caricatura dei primi che dice ‘se sei femmina ti piace il rosa, se sei donna sei destinata a diventare moglie’.

Sono scemenze.

Non è una legge di natura ma il risultato di un retaggio culturale. Il gender rientra in un universo meno rigido dove ognuno ha possibilità di declinare la propria personalità. Il livello di natura biologico è complesso.

È scientificamente provato che non esiste un mondo binario in natura, figuriamoci a livello giuridico, morale. Il mondo è pieno di colori.

Ci sono studi e ricerche che dimostrano come la natura biologica sia stata piegata e incanalata per scopi secondari, con concetti privi di fondamenti scientifici. Le semplificazioni ci servono come strumento puramente descrittivo ma illudersi che siano così netti è davvero ridicolo”

Il bus del gender partirà sabato 23 settembre e proseguirà fino sabato 30, da Roma arriverà a Firenze il giorno successivo, il 25 sarà a Milano, il 26 a Brescia, il 27 a Bologna, il 28 a Bari, il 29 a Napoli e infine il 30 il ritorno a Roma, dove è prevista una manifestazione.

Proprio Bologna rischia di diventare una polveriera. Terreno di scontro tra le associazioni anti-gender e pro-life che sostengono l’inizitiva e i movimenti contro le discriminazioni di genere.

Una data quella del 28 settembre che coincide con la manifestazione della rete “Non una di meno”, in occasione della “Giornata di azione internazionale per l’aborto sicuro”.

L’idea del “Bus della libertà”, già ribattezzato dalla comunità LGBT come: “Il bus della vergogna”, non è nuova. In Spagna l’associazione ultra cattolica Hazte oir (fatti sentire) ha cercato di portare sulle strade il messaggio anti-gender, con scarso successo.

Nel terra di Zapatero la scritta era decisamente più esplicita: “I bambini hanno il pene.

Le bambine la vagina. Non ti far ingannare. Se nasci uomo sei un uomo, se nasci donna lo continuerai a essere”. Il comune di Madrid, guidato da una giunta di Podemos, ha proibito la circolazione del bus definendolo: “Un insulto ai minori transessuali”. Lo stop è arrivato anche dalla presidente della Regione Cristina Cifuentes (ala laica del Partito Popolare) che si è rivolta ai giudici.

E in Italia? Per adesso la rivolta nascente è solo della comunità LGBT. Rete Lenford sottolinea come: “Questo messaggio distorce il concetto di violenza di genere ed è, a tutti gli effetti, omotransfobico, poiché discrimina e stigmatizza le persone che non si conformano al binarismo di genere eteronormativo”.

Proprio per questo ha inviato alla Sindaca di Roma, Virginia Raggi, una lunga lettera per chiederle di vigilare sulla legittimità di tutte le autorizzazioni necessarie allo svolgimento delle attività al fine di assicurarsi che non violino una serie di normative comunali e nazionali a tutela della dignità delle persone.

Ma non solo: “Alla Sindaca Raggi abbiamo ricordato innanzitutto le disposizioni dello Statuto di Roma Capitale che sanciscono il divieto di qualsiasi forma di discriminazione.

Auspichiamo che l’adesione del Comune di Roma alla Rete RE.A.DY. (Rete Nazionale delle Pubbliche Amministrazioni Anti Discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere) non sia un’adesione solo formale”.

Il segretario di Arcigay Nazionale Gabriele Piazzoni a L’Espresso afferma: “Il movimento no gender è una delle strumentalizzazioni più odiose, che lavora sulla mistificazione e sulla paura.

Nonostante il loro impatto nelle piazze sia sempre stato molto deludente (ricordiamo i comizi deserti di Adinolfi e l’estinzione delle Sentinelle), la loro propaganda indebolisce le istituzioni formative, la scuola innanzitutto, del tutto impreparate a combattere una battaglia sul piano della politica.

E in effetti non sono gli educatori e  le educatrici, chiamati già nel quotidiano a svolgere il più delicato dei mestieri, a dover contrastare questi attacchi.

Serve una mobilitazione diffusa, che rimetta in circolo innanzitutto una cultura delle differenze, che è il primo antidoto alle loro bugie. E serve che la politica svolga il suo ruolo e tuteli la scuola, cioè studenti, insegnanti e famiglie, da questo attacco senza precedenti.

Ricordo che Arcigay ha lanciato una campagna di controinformazione attraverso il sito # maqualegender.it , al quale è legata una raccolta fondi per sostenere le cause legali contro i movimenti no gender”.

Sorgente: Ci mancava solo il bus anti gender: ecco l’ultima follia firmata Family day – l’Espresso

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