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Il campo largo di centrosinistra non viene neanche in foto

L’ex sindaco: “Porte spalancate” a chi vuole un centrosinistra di Governo. Il Guardasigilli gli chiede più coraggio. E il ministro dello Sviluppo elogia la “continuità”

Il Pd “non basta più”, serve di più. Questo il messaggio che parte dall’iniziativa, molto partecipata, “Un nuovo centrosinistra per unire l’Italia” organizzata a Roma da Dems, l’area politico-culturale che fa riferimento ad Andrea Orlando. Ma al di là degli intenti politici, delle ambizioni programmatiche, delle volontà più o meno manifeste di marciare uniti, resta un dato di fatto: il campo largo di centrosinistra è un progetto ancora fumoso e lontano. Non viene neanche in foto: Giuliano Pisapia e Carlo Calenda erano invitati all’iniziativa romana, ma hanno inviato messaggi. Il ministro aveva già fatto sapere che non sarebbe potuto intervenire per questioni personali, mentre l’ex sindaco ha preferito non andare. Sorge il retropensiero che l’ex sindaco di Milano non abbia voluto dare adito a nuove polemiche – specie in casa Mdp – su abbracci, colloqui e incontri con esponenti del Pd.

Se non c’è quindi una foto che immortali Orlando con Pisapia e Calenda e provi a descrivere plasticamente l’idea di un campo largo, c’è anche una certa distanza nelle parole dei protagonisti. Pisapia chiede discontinuità rispetto agli ultimi governi, Calenda elogia la continuità e chiede “da potenziale elettore di centrosinistra” di rivendicare i risultati ottenuti per poi ripartire. Pisapia parla di “porte spalancate” per un campo largo, Orlando gli chiede “più coraggio” per eliminare le mele marce, “dividere per poi tornare a unire”.

Nel suo intervento Andrea Orlando critica la linea del Pd sulla legge elettorale. Lancia una proposta, su cui raccoglierà le firme: collegi, premio di maggioranza alla coalizione o alla lista con il 40% e introduzione di un criterio per assicurare la rappresentanza di genere.

“Non rassegniamoci, non accettiamo la melina che si sta portando avanti: è melina dire che o ci stanno tutti o non si fa la riforma”. […] “Oggi il tema riguarda 350 persone ma il giorno dopo il voto riguarderà tutti, tutti misureranno gli effetti di quella legge elettorale anche chi oggi non sa con che legge si voterà. L’eventuale fase di ingovernabilità creata da due monconi di legge elettorale fa sì che l’Italia rischia di diventare il centro internazionale della speculazione finanziaria e in pochi mesi può compromettere i risultati raggiunti faticosamente in questi anni”. Un partito che “non considera questo, cambia identità: dal partito di responsabilità nazionale diventiamo una forza di irresponsabili e partecipare allo sabbah intorno alle istituzioni”.

“Non ci si può rassegnare alla prospettiva delle larghe intese, senza nessuna demonizzazione e poi con questa legge si può creare solo un Senato di uomini ricchi perché la dimensione dei collegi fa sì che una campagna elettorale costi dai 400-500mila euro in su. Non vorrei che dopo 10 anni a lamentarsi del Porcellum, passiamo i prossimi 10 anni a riflettere di una legge che prende in giro elettori”.

L’altro grande tema affrontato dal leader della minoranza Pd è quello del centrosinistra. Orlando sottolinea che “il centrosinistra non può essere un’aggregazione di sigle, ma un campo di forze” e chiede più coraggio a Pisapia.

“Dico a Giuliano Pisapia che ci vuole più coraggio: adesso è il momento di costruire una prospettiva politica. Adesso è il momento di dividere il campo tra chi vuole il centrosinistra e quelli che non lo vogliono, nel pd e dentro la sinistra radicale. Dividere il campo, per poi unirlo”.

Sul tema del nuovo centrosinistra si concentra il messaggio inviato da Giuliano Pisapia all’iniziativa di Dems. Nessun accenno alla riforma elettorale, al tema delle liste o delle coalizioni. Si parla del percorso su cui l’ex sindaco pianta diversi paletti. No al leader solo al comando, no ai listoni, sì alla discontinuità.

“Anche noi stiamo lavorando a un nuovo campo largo e inclusivo e tengo a dirvi che le porte di questo progetto politico sono spalancate a tutti coloro che hanno a cuore la ricostruzione del campo democratico e progressista. Mentre molti dividono ed escludono, continuo a pensare che si possa uscire dalle difficoltà soltanto insieme, mai da soli”.

Pisapia chiarisce però che l’idea di centrosinistra non è quella di un listone.

“Purtroppo c’è ancora chi si ostina a fuggire dal guardare con occhi della verità la fotografia del paese per concentrarsi su formule politiciste basate su meri calcoli algebrici” […] “Si risponde con inverosimili listoni elettorali a chi, come noi, chiede un campo largo che possa accogliere chi oggi non si sente rappresentato, chi si rifugia nell’astensione, i delusi dell’attuale centrosinistra, tutti quegli amministratori locali che lottano ogni giorno con mille difficoltà e le tante associazioni di volontariato che spesso si sostituiscono allo stato. La risposta di cui abbiamo bisogno è un nuovo centrosinistra di governo, radicalmente innovativo, che faccia riforme sostanziali, che non ceda sui propri valori e non si limiti a criticare ma prenda tutte quelle misure necessarie per dare una svolta profonda a un paese in affanno”.

Altro assente fra gli invitati, presente in videomessaggio, è Carlo Calenda, il ministro dello Sviluppo Economico che parla da “potenziale elettore di centrosinistra” e lo esorta anche a “rivendicare i risultati” raggiunti negli ultimi anni di Governo. Una posizione distonica rispetto alla richiesta di discontinuità che lancia Pisapia e che viene sostenuta a più riprese dagli esponenti di Mdp per la costruzione di un nuovo centrosinistra.

“In un paese normale, un centrosinistra che ha governato con questi risultati nell’arco di una legislatura la prima cosa che dovrebbe fare è rivendicarli e dire quale è il prossimo step, non dividersi al suo interno, perché altrimenti avremmo perso una straordinaria occasione, dopodiché si può ragionare su quello che c’è da fare e quali priorità dare, quali sono le soluzioni, ma io credo che questo sia il primo passo cioè trovarsi su quello che è accaduto e riconoscerne l’impronta e il valore”.

Calenda pone l’attenzione sulle riforme importanti varate dal Governo Renzi prima e da quello Gentiloni poi, “il risultato oggi è che grazie alla continuità assicurata dal governo Gentiloni, abbiamo recuperato in termini di Pil e di occupazione” sottolinea il ministro: “Penso che da questo punto di vista questa legislatura sia stata un legislatura di svolta”.

“Mancano almeno 350mila posti di lavoro rispetto a prima della crisi. Uno degli errori che non dobbiamo compiere è quello di dire che la crisi è alle spalle. Ci sono ancora molte fragilità: ce n’è una generazionale e una enorme, territoriale. Ma non si può essere neppure totalmente pessimisti. Se non riusciamo a dare una lettura che non sia realistica e complessa del futuro sarà un danno per tutti e anche per la sinistra. Io credo che su questo valga la pena interrogarsi molto più che le alchimie o i processi astratti di unione e divisione. Da potenziale elettore del centrosinistra, mi interessa questo piuttosto che alchimie personali di cui non importa niente a nessuno”.

Sorgente: Il campo largo di centrosinistra non viene neanche in foto

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