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Bimba morta di malaria: «Siringa infetta il caso più plausibile ma sarebbe un incidente enorme» – corriere.it

corriere.it – Trento – Bimba morta di malaria: «Siringa infetta il caso più plausibile ma sarebbe un incidente enorme». L’infettivologo Galli: difficile pensare alla zanzara nella valigia

Sono quasi scenari fantascientifici quelli che si dipingono nel tentativo di spiegare come è possibile contrarre la malaria in ospedale, come è accaduto per la piccola Sofia.

«Senza ricorrere alla fantascienza — commenta Massimo Galli, infettivologo dell’Università di Milano e vicepresidente della Società italiana di Malattie infettive — occorre per lo meno considerare l’improbabile, quasi al limite dell’impossibile».

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Tutti gli esperti sono, infatti, concordi nel ritenere il caso di Trento davvero eccezionale.

Professor Galli, la prima ipotesi è che il Plasmodio (il parassita responsabile della malattia) sia stato trasmesso da una zanzara, l’Anopheles, come avviene «classicamente».

«Dato per scontato che da noi la malaria non c’è, si deve allora pensare a due situazioni.

La prima è che in ospedale sia arrivata una zanzara infetta da zone endemiche, magari trasportata nei bagagli, e che abbia punto Sofia.

A Trento erano, infatti, ricoverati per un’infezione malarica due bambini che provenivano dal Burkina Faso. Difficile, però, che le cose siano andate così perché questi pazienti non sono arrivati direttamente in ospedale dall’Africa con le loro valigie.

Saranno le indagini entomologiche su zanzare eventualmente presenti nella zona dell’ospedale a dire che cosa è successo».

E l’altra?
«L’altra situazione prevedrebbe che una zanzara autoctona del genere Anopheles avesse punto uno dei due bambini infetti e poi la piccola Sofia, trasmettendo il parassita.

Ma la nostra zanzara Anopheles è presente soprattutto nel Sud Italia, trasmetteva la malaria quando era endemica da noi, ma non è detto che sia ora in grado di veicolare un Plasmodio di origine africana. In ogni caso le indagini sui parassiti dei piccoli africani e della bambina diranno se si tratta dello stesso Plasmodio».

È possibile infettarsi giocando con bambini malati se magari hanno qualche piccola ferita?
«No, questa modalità di contagio è assolutamente da escludere. La malaria non si trasmette attraverso i fluidi corporei (come le lacrime o la saliva ad esempio, ndr) e, quindi, nemmeno attraverso un bacio. E non si propaga per via aerea».

Però la malaria si trasmette con il sangue infetto.
«Sì. Con trasfusioni innanzitutto, ma non è questo il caso: non solo Sofia non è stata sottoposta a questa procedura, ma più in generale, da noi, i controlli sulle donazioni di sangue sono rigidissimi. E poi con siringhe infette, come testimoniano casi fra tossicodipendenti».

Questo può succedere anche all’interno di un ospedale?
«È improbabile perché si utilizzano materiali monouso. Però è questa l’ipotesi più plausibile. Si tratterebbe allora di un incidente madornale».

Tutte queste ipotesi sono compatibili con i tempi di incubazione della malattia?
«Sì, i tempi ci sono, da quando la piccola è stata ricoverata la prima volta a Trento (è rimasta in ospedale dal 16 al 21 dell’agosto scorso, ndr) fino a quando è ritornata con i sintomi dell’infezione (il 31 agosto; i tempi di incubazione infatti, vanno dai 7 ai 14 giorni, ndr).

Sorgente: Corriere della Sera

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