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Bersani: «Niente voto al bilancio se non ci danno ascolto»

Il leader Mdp: fiducia sulla cittadinanza a costo della crisi. Con Pisapia oltre il 10%

Bersani e il «mistero» Pisapia. Sarà il leader di «Insieme»? O può ancora sfilarsi? L’ex segretario assicura che le cose sono più semplici di come vengono raccontate: «Stiamo entrando in un altro universo, dove la parola leadership tornerà a essere sinonimo di regia di un collettivo».

Pisapia è l’anti—Renzi?
«Ci stiamo lasciando alle spalle vent’anni scanditi dall’idea dell’uomo solo al comando, per entrare in una fase in cui quel che conta sarà il profilo ideale, culturale e programmatico del soggetto politico. Non può esistere una leadership senza meccanismi di collettivo e partecipazione».

L’ex sindaco è finito nella trappola di Mdp?
«C’è chi lo ha definito riluttante e chi si preoccupa perché non vuole candidarsi. Io invece sostengo che il profilo di Giuliano risponda molto più alla fase che abbiamo davanti e meno a quella che abbiamo alle spalle. Nemmeno Renzi può fare più l’uomo solo al comando, non a caso ora si parla di Gentiloni e Minniti. Qualcosa di profondo sta cambiando».

Molti pensano che «Insieme» non nascerà mai. E lei?
«Per le elezioni avremo raccolto una forza alternativa al Pd e potremo promettere la costruzione di un nuovo soggetto politico. Il processo costituente è lungo. Forse in pochi mesi non arriveremo a un soggetto compiuto, ma nella battaglia elettorale ci saremo e porremo le premesse fondamentali».

Una lista di testimonianza, o puntate alle due cifre?
«Vogliamo un risultato a due cifre. Il sommovimento in corso può darci uno spazio molto ampio se ci mettiamo intelligenza, pazienza, generosità. La riunione con Campo progressista, seppure in embrione, ha riaffermato l’idea di un movimento che ha l’ambizione “gravitazionale” di rivolgersi a energie sopite che sono sia nel civismo e nel centro democratico sia nella sinistra radicale».

L’Ulivo? Si dice che stiate preparando un «giocattolo» per Prodi o per Letta, nel caso Pisapia dovesse sfilarsi…
«Chiacchiere, lasciamo stare. In bersanese dico che stiamo portando l’acqua con le orecchie a un centrosinistra che ha perso un terzo di elettori. Dobbiamo andare nel bosco a riprenderli, al prezzo di una alternativa a un centrosinistra che non ha convinto».

E se il candidato premier fosse Gentiloni?
«Siamo sempre sul politicismo, non si esce dal problema senza correggere la sostanza. Rinviare lo ius soli è un errore drammatico. Mettendolo in un limbo diciamo al figlio di immigrati regolari che va a scuola coi nostri figli “tu non puoi essere italiano per i barconi e per gli stupri”. È una ingiustizia sferzante che semina una roba cattiva, un passaggio che può avere esiti drammatici».

L’alleanza tra Renzi e Alfano è a caro prezzo?
«Ho il sospetto, spero infondato, che tutto l’accrocchio sia tra Sicilia, legge elettorale e ius soli. Per smentirlo basta mettere la fiducia sullo ius soli».

Se è vero che non ci sono i numeri, cade il governo.
«La metterei a costo di verificarlo in Aula, per mostrare al milione di persone in attesa di cittadinanza che almeno mezza Italia è con loro, nel momento in cui il governo mostra un problematico volto securitario per fermare i barconi».

Voterete il def e la legge di bilancio, o no?
«Non vorremmo essere trattati come su voucher e banche. A Gentiloni, se mai ci riceverà, porteremo alcune esigenze da partito di governo».

O le accetta, o tutti a casa?
«Bisogna trovare un equilibrio a partire dal lavoro. Prima torni sulle regole del jobs act che consentono la giungla di tirocini e stage, poi parli di sgravi per i giovani. Gli investimenti sono in drammatica diminuzione e parlo di acqua, condomìni, periferie, Sud. Anche su sanità e fisco drammatizzeremo le proposte che non costano, poi il governo deciderà».

Volete il caos?
«Nessuno vuole il caos, o la Troika, ma non diamo il via libera se non ci sono delle cose. Il nostro voto non basta chiederlo, bisogna volerlo».

C’è un patto tra Renzi e Alfano sulla legge elettorale?
«Andare avanti con questi due moncherini tra Camera e Senato sarebbe una vergogna. Vedo tre strade per la governabilità, comunque togliendo i capilista bloccati. Collegi, sistema tedesco o armonizzare le due leggi. Trincerarsi dietro l’Svp è comico».

Lei si candida, Bersani?
«Generosità vuol dire disponibilità a esserci e a non esserci. Il rinnovamento è un valore, ma il giovanilismo non è più digerito».

Sorgente: Corriere della Sera

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