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Addio a Hugh Hefner, l’inventore dell’erotismo di massa – l’Espresso

espresso.repubblica.it – Addio a Hugh Hefner, l’inventore dell’erotismo di massa. Si è spento a 91 anni. Nel 1953 aveva inventato Playboy.

Con Marilyn in copertina. Da allora non si contano le dive che si sono spogliate per il paginone centrale della sua rivista. Storia (per immagini) dell’uomo più invidiato di sempre   –  di Maurizio Di Fazio

Si é spento a 91 anni il fondatore della rivista ‘Playboy’. Qui, in occasione del suo 90esimo compleanno, raccontavamo la sua vita e la sua fortuna editoriale

Una rivista, e in seguito tanto altro, di “intrattenimento per adulti” in pieno maccartismo e ad appena otto anni dalla fine della seconda guerra mondiale. Geniale, no? Spartiacque, sicuramente.  Chicago. Dicembre 1953. Viene pubblicato il primo numero di Playboy.

In copertina c’è una certa Marilyn Monroe. Le cinquantaquattromila copie tirate vanno a ruba. La rivoluzione sessuale che investirà il mondo nasce quel giorno, ben prima del Sessantotto e degli anni ’70.

Le immagini  Hefner e le donne

“Se sei un uomo tra i diciotto e gli ottant’anni, Playboy fa per te” scrive nel suo primo editoriale il suo fondatore e sempiterno “maschio in capo”, Hugh Hefner.

Che sabato 9 aprile ne festeggia però ben 90, di primavere, e Playboy continua a fare decisamente per lui.

Laureato in Psicologia, allergico a ogni forma di puritanesimo e omofobia, impegnato in chiave animalista, Hefner ha difeso sempre a spada tratta e con donazioni specifiche il primo emendamento e raccolto fondi a favore dei democratici: oggi ha tuttavia cambiato idea, e non nasconde la sua disillusione politica.

foto – Hefner e le donne

Nel 1978 ha giocato un ruolo fondamentale per il restauro della famosissima insegna di Hollywood. Da ragazzo era stato disegnatore di cartoni animati per l’esercito americano, e già la sua tesi di laurea possedeva un titolo premonitore: “Le disposizioni legislative degli Stati Uniti in materia di sesso”.

Nell’immaginario collettivo il neo-novantenne Hugh Hefner si staglia grossomodo così: pipa o sigaro in bocca, camicia sbottonata chiara o colorata, una vestaglia di seta, cappello da marinaio, drink e mega-bionda fatale affianco.

All sex, zero drug: proverbiale e marziale la sua filosofia anti-droga, estesa pure alle più appariscenti delle sue collaboratrici (pena l’allontanamento immediato).

Video:
L’ultimo nudo di Playboy: la cover girl sarà Pamela Anderson
Pamela Anderson sarà l’ultima donna a posare nuda per la copertina di Playboy, chiudendo 60 anni in cui personaggi famosi da Madonna a Cindy Crawford si sono spogliate per essere ritratte sulla cover della rivista per adulti. Ad annunciarlo è stato Entertainment Tonight, secondo cui la ex star 48enne della serie tv ‘Baywatch’ sarà ritratta sul numero di gennaio/febbraio 2016, che uscirà in edicola l’11 dicembre. Playboy, fondato nel 1953 da Hugh Hefner, ha annunciato a ottobre che avrebbe smesso di pubblicare foto di donne nude in copertina. Aveva spiegato che la decisione era dovuta alla troppa pornografia gratuita su internet

Sorriso gioviale, savoir-faire impenitente: l’abbiamo visto e rivisto in serate di gala, a bordo di panfili di lusso, del Playboy Jet “Big Bunny” e soprattutto nella sua Playboy Mansion, a Beverly Hills, quartier generale della prima pubblicazione erotica di massa della storia e soprattutto dimora storica di Hefner insieme alle sue molteplici concubine-conigliette.

La comprò per un milione di dollari nel 1971, ha ospitato party leggendari e quest’anno è stata messa in vendita per 200 milioni di dollari: ma chi l’acquisterà dovrà concederne l’utilizzo a vita a Hugh Marston “Hef” Hefner, longevo come il desiderio, e non è previsto alcun jus primae noctis.

Parliamo di uno degli uomini più invidiati di sempre, che mentre la Terra tremava per l’attacco alle Torri Gemelle, nel 2001 e a 75 anni suonati stabiliva il suo record di fidanzate contemporanee: sette in una volta. “La monogamia è un’invenzione della civiltà occidentale per dare ordine alle istituzioni sociali, una costrizione che non asseconda la natura umana” ha detto.

Ma quando si è accasato l’effervescente uomo ha fatto voto di fedeltà. Si è sposato tre volte: nel 1949 con Mildred Williams, che gli ha dato due figli e da cui ha divorziato dieci anni dopo; con Kimberley Conrad nel 1989 (fino al 2010); e nel 2012 con Crystal Harris, di sessant’anni più giovane di lui. Hefner ha dichiarato di avere avuto più di mille amanti in vita sua, e c’è di che credergli.

Ultimamente ha affermato di essersi anche un po’ assuefatto al corpo nudo femminile, lui che deve averne visti di parecchio ben fatti e rifatti: “Suppongo di essermi abituato nel corso degli anni.

Penso però che se la ragazza è quella giusta, non si perde mai la magia. Io sono sempre stato legato al tradizionale romanticismo”. E le donne che ha bramato senza riuscire ad amarle privatamente, le ha comunque corteggiate e spogliate in pubblico, previo robusto assegno.

Non si contano le dive-feticcio che hanno accettato di esibirsi senza veli sull’epico paginone centrale di Playboy, (s)vestendo i panni della playmate del mese.

Dalla predetta Marilyn a Jayne Mansfield, da Drew Barrymore a Charlize Theron, da Nancy Sinatra a Bianca Balti, passando per Eva Herzigova, Cindy Crawford, Naomi Campbell, Carla Bruni e le varie glorie autarchiche ospitate nelle versioni nazionali (è tuttora in edicola l’edizione italiana).

Compie novant’anni il patriarca del softcore, mentre si avvicina a quota 63 la sua creatura prediletta: la rivista. Che si è vista costretta a pagare dazio all’evoluzione (o involuzione) dei costumi.

E così da marzo Playboy ha detto addio ai nudi: “Sono passati di moda”. Pose provocanti e abiti striminziti sì, ma nulla più. Il web ha cambiato le cose e su uno smartphone puoi trovare tutto l’erotismo che vuoi.

Lo chief executive Scott Flanders ha spiegato al New York Times le ragioni della rivoluzione: “Abbiamo combattuto e vinto la nostra battaglia. Ma oggi con un click si trova ogni tipo di atto sessuale immaginabile gratis”.

Nel primo numero della svolta, in copertina campeggia un selfie in lingerie, moderatamente sexy, della modella Sarah McDaniel con la scritta heyyy 😉 che scimmiotta la grafica di Snapchat, popolarissimo tra i giovani.

Anche nel paginone centrale la modella di turno, Dree Hemingway, pronipote del grande scrittore, non appare affatto come la natura l’ha fatta. Le nuove immagini sono concepite per essere rapidamente condivise sui social, e bye bye conigliette.

Altra notizia freschissima: tutto l’impero Playboy è stato messo in vendita per 500 milioni di euro. La cifra comprende la casa editrice, il sito e le licenze di sfruttamento del marchio: e dire che un tempo l’acquisto del mensile era un rito sociale e culturale patinato e collettivo, e che le playmate-conigliette, perfette sconosciute catapultate al rango di celebrities, hanno precorso parecchi fenomeni e sottofenomeni mediatici a venire.

Già, il marchio. Resta al suo posto l’inimitabile logo, la testa stilizzata di coniglio con farfallino da smoking applicata a un merchandising che non conosce crisi: dalle borse alle tazze, film, t-shirt, automobili e oggetti di ogni razza. Non solo erotismo: nel corso della sua vita Playboy non ha disdegnato di raccontare a modo suo la Storia.

Con interviste fluviali e politicamente scorrette a gente del calibro di John Lennon, Fidel Castro, Marlon Brando, Malcolm X, Orson Welles, Steve Jobs, Miles Davis, Salvador Dalì, Cassius Clay, Martin Luther King. L’apogeo negli anni sessanta e settanta: il numero americano del novembre 1972 arrivò a vendere oltre sette milioni di copie, mentre oggi si vacilla sulle 800 mila l’anno.

Celebre, in quegli anni libertini, la battaglia con la più hard-oriented Penthouse: “guerre pubiche”, le chiamò Hefner. Poi il vietato ai minori si è fatto sempre più diffuso e sempre più porno, in edicola, al cinema, in homevideo e infine su Internet.

L’inizio del dorato viale del tramonto per Playboy e per il suo gagliardo deus-ex-machina, provato, ma non piegato dal libro-denuncia scritto da una sua ex-coniglietta, Holly Madison (“Down the rabbit hole”).

Sotto accusa certe squallide corvée che secondo l’autrice sarebbero state di prassi nella rutilante Playboy Mansion. “È stato più veloce di quanto pensassi, talmente breve che non mi sono neanche accorta di aver sopra di me un corpo tanto pesante”: la Madison descrive così il suo primo incontro carnale con Hugh Hefner.

“Le ragazze ubriache ballavano intorno a un uomo vecchio, duro di udito e goffo”. “Tutto quello che aveva imparato della vita di Hefner e delle conigliette era un’illusione”. “Ricevevamo mille dollari a settimana per lo shopping più un conto aperto dal chirurgo plastico. Alle nove di sera c’era il coprifuoco”…

Il mausoleo che accoglierà le sue spoglie è pronto da tempo e si trova al cimitero di Westwood, a Los Angeles. Sorge proprio accanto alla tomba di Marilyn Monroe. Hai visto mai, che nell’aldilà…

Sorgente: Addio a Hugh Hefner, l’inventore dell’erotismo di massa – l’Espresso

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