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11 Settembre: nuove prove puntano ai sauditi — L’Indro

indro.it – 11 Settembre: nuove prove puntano ai sauditi L’avvocato Sean Carter guida la causa e ammonisce: “lunga relazione tra al Qaeda e Governo saudita”

È stata riportata proprio ieri dal ‘New York Post, a 16 anni dall’attacco, una denuncia verso il Governo dell’Arabia Saudita con annesse delle prove che mostrerebbero dei legami tra gli attentatori dell’undici settembre e il Governo di Riyadh.

Secondo quanto riportato dal New York Post, i sauditi avrebbero aiutato gli attentatori che dirottarono degli aerei sulle ‘Torri Gemelle’ di New York e contro il Pentagono a fare delle ‘prove’ (il report parla di ‘dry out’, tentativi), pagando alcuni ufficiali arabi per testare in anticipo i sistemi di sicurezza sugli aerei americani.

I due  arabi al soldo del Governo, sotto copertura e mascherati da semplici studenti, sarebbero stati finanziati per ‘fare delle prove’ dell’attentato a bordo di un volo diretto da Phoenix a Washington.

Secondo l’accusa, riporta la testata, «Mohammed al-Qudheein e Hamdan al-Shalawi erano effettivamente membri della rete di agenti del Regno negli Stati Uniti, e parteciparono al complotto terroristico».

I due agenti avrebbero avuto «frequenti contatti» con il loro Governo e sarebbero stati «suoi impiegati per lungo tempo», in rapporto anche con il pilota dirottatore e con «un vecchio leader di Al-Qaeda ora incarcerato a Gitmo».

Si legge nella denuncia che i due agenti, «una volta saliti sul volo da Phoenix [la rotta ‘di prova’ che avrebbero preso, pagati dal Governo saudita], hanno iniziato a fare domande di natura tecnica agli assistenti di volo, comportamento notato come sospetto […] mentre l’aereo era in volo al-Qudhaeein ha chiesto dove fosse il bagno.

Uno degli assistenti di volo ha indicato verso la coda dell’aereo, eppure al-Qudheein è andato verso la direzione opposta, e due volte ha tentato di entrare nella cabina di pilotaggio».

L’atteggiamento sospetto dei due ragazzi ha costretto i piloti ad un atterraggi di emergenzia in Ohio, dove i due sono stati obbligati a scendere, tenuti in custodia dagli agenti dell’FBI, e poi rilasciati.

In seguito la Polizia avrebbe scoperto delle connessioni tra l’autista dell’auto di al-Shalawi – implicato in un caso di terrorismo – e i due ragazzi.

Ulteriori ricerche, nel novembre 2000, fecero luce sul passato di Shalawi, mostrando come egli fosse stato addestrato in Afghanistan come guerrigliero. Gli stessi biglietti di quel volo, pagati dal Governo saudita, indicherebbero una chiara connessione.

La causa legale, ora possibile, è stata per molto tempo impedita dall’assenza di una legge che concedesse a parenti delle vittime e sopravvissuti di accusare di terrorismo in un tribunale americano un Governo straniero (rallentata da Barack Obama e diversi lobbysti sauditi).

Il Governo saudita ha sempre negato ogni implicazione con il terribile attentato in cui persero la vita, ma Sean Carter, l’avvocato alla guida della causa, la pensa diversamente:«abbiamo da tempo affermato che è esistita una lunga e vicina relazione tra al Qaeda e le componenti religiose del Governo dell’Arabia Saudita, questa è un’ulteriore prova».

Paradossalmente, questo vuoto legale ha sembra aver provocato una ‘tattica’ zoppa e miope per le forze antiterrorismo statunitensi, impegnate nell’eliminazione di generali e leader di al-Qaeda e altre organizzazioni all’estero, ma senza raggiungere mai la radice del problema.

L’eliminazione dei leader è utile solo quando l’organizzazione è fortemente gerarchica, o è guidata da capi estremamente carismatici che mantengono insieme l’intero movimento.

Come ha recentemente affermato Kevin Hulbert, esperto di sicurezza e ex Ufficiale della CIA «nonostante i nostri successi tattici contro la leadership anziana di al-Qaeda, stiamo mancando la questione più grande […] stiamo catturando e uccidendo terroristi più velocemente di quanto i nemici riescano ad arruolarne di nuovi, questa tattica ci ha tenuti al sicuro per 15 anni, ma non abbiamo altri quindici anni disponibili di tattica senza strategia».

Sorgente: 11 Settembre: nuove prove puntano ai sauditi — L’Indro

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