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Il villaggio di Al-Araqeeb: i Beduini Palestinesi rifiutano di arrendersi per 116 volte

Di Ramzy Baroud

17 agosto 2017

Il 1° agosto, il villaggio Beduino palestinese di Al-Araqeeb è stato distrutto per la 116° volta. Non appena le ruspe israeliane hanno terminato la loro orribile azione e i soldati hanno cominciato a evacuare i locali, gli abitanti del villaggio hanno immediatamente iniziato ricostruire le loro case.

Si stima che 22 famiglie, o 101 abitanti vivano lì. Oramai tutti hanno familiarità con la penosa routine, considerando che la prima fase della demolizione è avvenuta nel luglio 2010.

Questo significa che, da allora,  il villaggio è stato distrutto quasi 17 volte all’anno,. Ogni volta è stato ricostruito, soltanto per essere distrutto di nuovo.

Se la ripetuta distruzione del villaggio è un’indicazione della ostinata insistenza di Israele di sradicare i Beduini della Palestina, la ricostruzione è indicativa della tenacia della comunità beduina in Palestina.

Però Al-Araqeeb è soltanto il simbolo di quella storica lotta.

Sarebbe un’esagerazione affermare che c’è una guerra dichiarata da Israele contro i Beduini palestinesi. Lo scopo è distruggere la loro cultura e di costringerli a vivere

In  aree segregate  simili a quelle del Sudafrica all’epoca dell’apartheid.

Lo spazio geografico di quella guerra si estende dal deserto del Negev alle colline meridionali di Hebron e a Gerusalemme.

L’epicentro della lotta in corso è il villaggio di Al-Araqeeb. Non soltanto Israele ha distrutto ha distrutto numerose volte Al-Araqeeb, in violazione della legge internazionale, ma in realtà consegna un conto ai residenti senza casa aspettandosi che coprano i costi proprio delle rovine provocate dallo stato israeliano.

Secondo le stime più recenti, le famiglie che vivono in capanne improvvisate  e che dipendono da mezzi  basilari  per sopravvivere, ci si aspetta che paghino perfino un conto di 2 milioni di shekel, cioè circa 600.000 dollari.

Israele denomina Al-Araqeeb, insieme ad altri 35 villaggi nel Negev, ‘non riconosciuti’ dal piano generale governo israeliano e quindi devono essere eliminati e la loro popolazione condotta nelle  zone isolate create per i Beduini.

Tuttavia, questi villaggi sono più antichi della stessa Israele e qualsiasi di tali ‘piani generali’ avrebbe potuto facilmente considerare questa realtà esistente. Tuttavia, quello che Israele veramente si sforza di ottenere, è sostituire i Beduini con la propria popolazione ebrea, come ha fatto instancabilmente per sette decenni.

I Beduini palestinesi sono noti per la loro tenacia. Comprendono pienamente la storia e  le difficoltà  dei loro antenati quando una generazione dopo l’altra ha subito la pulizia etnica ed è stata esiliata nei campi profughi fuori della Palestina, o rimossa con la forza e portata in altre zone. Oggi, le comunità Beduine si rifiutano di essere di nuovo assoggettate allo stesso destino.

Il piano israeliano di fare pulizia etnica nei riguardi dei Beduini del Negev, non è diversa dal piano di colonizzare la Cisgiordania, giudaizzare la Galilea e Gerusalemme Est palestinese. Tutti questi tentativi culminano sempre nella stessa routine di trasferire gli Arabi e di sostituirli con gli Ebrei israeliani.

Nel 1965, Israele ha approvato la Legge per la pianificazione e la costruzione che riconosceva alcuni villaggi arabi in Galilea e nel Negev meridionale, ma ne escludeva altri. Quasi 100.000 Beduini sono stati allontanati con la forza e portati in ne’ “distretti pianificati”  a sopportare abbandono economico e povertà. Molti si sono rifiutati di essere spostati, e, da allora, hanno combattuto una guerra prolungata per sopravvivere e mantenere una parvenza della loro cultura e del loro modo di vivere.

Attualmente, secondo l’Istituto di Studi Palestinesi (ISP), circa 130.000 individui vivono nei cosiddetti villaggi non riconosciuti “con la costante minaccia della demolizione totale.”

L’anomalia è che queste comunità Beduine dimostrano la falsità dell’affermazione    israeliana che sono stati i coloni ebrei – non i Palestinesi – che ‘hanno fatto fiorire il deserto.’

Un semplice sguardo alle statistiche demolisce completamente questa affermazione ingannevole di Israele.

Nel 1935, cioè 35 anni prima dell’esistenza di Israele, i Beduini “coltivavano 2.109.234 di dunum di terra (1 Dunum equivale a 1000 mq) dove coltivavano la maggior parte dell’orzo della Palestina e gran parte del grano del paese,” ha affermato l’ISP.

Inoltre, i coloni ebrei non sono arrivati nel Negev fino al 1940 e, nel 1946, la popolazione totale ebraica in quella zona non arrivava a più di 475 persone.

“La quantità di terra coltivata dai Beduini nel Negev prima del 1948, arrivava a tre volte quella coltivata dall’intera comunità ebraica in tutta la Palestina anche dopo 60 anni di insediamento sionista ‘pionieristico’,” concludeva l’ISP.

Per capovolgere questa realtà storica incontestabile, Israele ha condotto una campagna stabilita che mira a sgominare  i Beduini, tagliando i  rapporti con la loro terra. Anche se questo è stato fatto con un certo grado di successo, la lotta non è ancora finita.

La stessa lotta viene ripetuta altrove, specialmente nella cosiddetta ‘Area C’ che include il 60% della Cisgiordania. Anche i villaggi dei Beduini palestinesi della zona stanno affrontando una lotta terribile, dato che molti dei loro villaggi sono stati scelti per essere distrutti.

La maggior parte dei Beduini della Cisgiordania vive nella regione centrale di questa, in un’area nota come Colline a sud di Hebron. Il mese scorso è stato riferito che la Corte Suprema di Israele sta ora “decidendo il destino” del villaggio beduino di Dkeika. Altri villaggi nella zona o sono stati demoliti, o hanno ricevuto l’odine di demolizione oppure attendono che il loro destino venga deciso dal tribunale di Israele.

Non è certo un problema di un solo villaggio o di due. L’ONU hanno riferito che 46 villaggi nella Cisgiordania Centrale sono “a rischio di trasferimento forzato” da parre del governo israeliano.

Per impedire qualsiasi disputa  legale, il governo israeliano ha continuato a portare avanti azioni  irreversibili su larga scala per  determinare il destino dei Beduini una volta per tutte.

Nel 2013, Israele aveva annunciato il “Piano Prawer”, il cui scopo era la distruzione di tutti i villaggi non riconosciuti nel Negev. Tuttavia, una massiccia mobilitazione che ha coinvolto i Beduini e i Palestinesi in tutti i Territori Occupati, ha ostacolato il piano che è stato ufficialmente annullato nel dicembre dello stesso anno.

Ora, però, viene  introdotto di nuovo con il nome di “Prawer II”. Una bozza del piano che è stato fatto trapelare ai media locali, è stato introdotto dal Ministro dell’Agricoltura di Israele, Uri Ariel. Anche questo mira a “negare ai cittadini Beduini i diritti di proprietà alla terra e violare le loro protezioni costituzionali,” ha riferito Patrick Strickland.

Naturalmente, la guerra ai Beduini fa parte di una più ampia guerra a tutti i Palestinesi, sia a quelli in Israele che a quelli che subiscono l’occupazione militare. Mentre ai secondi vengono negate le libertà fondamentali, i primi vengono governati da almeno 50 leggi discriminatorie, secondo il Centro Legale Adalah per i Diritti della Minoranza Araba, che ha la sua base ad Haifa.

Molte di queste leggi mirano a privare i Palestinesi del diritto di possedere della terra o anche di rivendicare  proprio la terra sulla quale sono esistite per diecine e centinaia di anni le loro case e i loro villaggi.

Non dovrebbe quindi sorprenderci apprendere che, mentre i cittadini palestinesi di Israele sono stimati essere il 20% della popolazione, vivono soltanto sul 3% della terra e molti di loro affrontano il pericolo continuo di essere sfrattati e trasferiti in qualche altro posto.

La storia di Al-Araqeeb testimonia il desiderio senza fine di Israele di un’espansione coloniale a spese della popolazione indigena della Palestina, ma anche il coraggio è il rifiuto di arrendersi alla paura e alla disperazione, come è dimostrato dalle 22 famiglie di questo coraggioso villaggio.

In qualche modo Al-Araqeeb rappresenta la storia di tutta la Palestina e del suo popolo.

La lotta di Al-Araqeeb dovrebbe evocare l’offesa della costante violazione da parte  di  Israele dei diritti umani e il suo rifiuto di riconoscere le aspirazioni nazionali del popolo palestinese, ma dovrebbe anche indurre alla speranza che 70 anni di espansione coloniale non possono sconfiggere o neanche indebolire la volontà di un villaggio, di una nazione.

Nella foto: le ruspe delle forze armate israeliane radono al suolo il villaggio palestinese di Al-Araqeeb.

Ramzy Baroud da oltre 20 anni scrive di Medio Oriente. E’ un opinionista che scrive sulla stampa internazionale, consulente nel campo dei mezzi di informazione, autore di vari libri e fondatore del sito PalestineChronicle.com. Il suo libro più recente è: My Father Was a Freedom Fighter: Gaza’s Untold Story(Pluto Press, Londa).  [Mio padre era un combattente per la libertà: la storia di Gaza che non è stata raccontata]. Il suo sito web è: ramzybaroud.net

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://www.counterpunch.org/2017/08/17/al-araqeeb-village-palestinian-bedouins-refuse-to-surrender-116-times/

Originale: non indicato

Traduzione di Maria Chiara Starace

Sorgente: Il villaggio di Al-Araqeeb: i Beduini Palestinesi rifiutano di arrendersi per 116 volte

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