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Vaccini, una proroga di 40 giorni, «Nessun alunno fuori da scuola» – milano.corriere.it

milano.corriere.it – Milano – Vaccini, una proroga di 40 giorni, «Nessun alunno fuori da scuola». La Regione Lombardia annuncia la linea soft sull’obbligatorietà dei vaccini per essere ammessi a scuola. Gallera: «Chi non presenterà la documentazione entro il 10 settembre potrà recuperare». Perplesso il Comune di Milano  –  di Simona Ravizza

«Nessun bambino, anche senza vaccinazione, sarà lasciato a casa». L’assessore alla Sanità Giulio Gallera lo annuncia senza esitare: «Regione Lombardia consentirà anche a coloro che non presenteranno alcuna documentazione entro il 10 settembre di usufruire di un percorso che li porti, o a recuperare una disattenzione, o a superare attraverso un colloquio personalizzato con gli specialisti dei Centri vaccinali i propri dubbi».

Di fatto il Pirellone concede una proroga di 40 giorni per mettersi in regola sulla consegna dei documenti vaccinali.

Il dilemma

Il decreto del ministro alla Salute Beatrice Lorenzin, convertito in legge lo scorso 28 luglio, stabilisce l’obbligo di dieci vaccini per l’ingresso a scuola.

Il conto alla rovescia è iniziato: manca una settimana dall’inizio dell’anno scolastico (a Milano al via il 5 settembre) e 12 giorni al termine indicato dalle norme nazionali per mettersi in regola (il 10 settembre per nidi e materne).

Ma i bimbi che non sono stati vaccinati e per i quali i genitori non hanno richiesto neppure un appuntamento per sottoporli ai vaccini obbligatori resteranno davvero fuori?

La questione non riguarda gli iscritti alla scuola dell’obbligo (dalla prima elementare alla seconda superiore): le mamme e i papà che non corrono ai ripari — per loro il termine di consegna della documentazione è il 31 ottobre — rischiano solo una sanzione (da 100 a 500 euro). Per gli altri il problema è importante.

I numeri sono elevati. Solo in città si contano 1.437 bambini sotto i tre anni (6,2%) senza anti-morbillo, anti-parotite, anti-rosolia e anti-varicella (per chi non l’ha fatta) e 1.173 (5,1%) senza anti-epatite B, anti-tetano, anti-poliomielite, anti-difterite, anti-haemophilus influenzae B e anti-pertosse.

Probabilmente gli alunni che fanno parte del primo gruppo, per la stragrande maggioranza dei casi, sono gli stessi del secondo: ma il conto definitivo non è ancora stato fornito. Stesso discorso vale per i bambini tra i tre e i sei anni: rispettivamente 3.439 (9,7%) e 2.749 (7,8%). Tutti potenzialmente fuori da nidi e materne.

La decisione di Regione Lombardia di non lasciare invece per ora nessuno a casa sarà formalizzata lunedì con una delibera.

La delibera di Gallera

L’assessore alla Sanità anticipa i contenuti: «Le scuole avranno 10 giorni di tempo per segnalarci chi non è in regola. Nei successivi 15 giorni i genitori verranno invitati a un incontro con i nostri esperti, entro altri 15 dovrà essere eseguita la vaccinazione.

Solo chi neanche per quel momento sarà a posto, sarà considerato inadempiente (ossia inammissibile a scuola, ndr)». La Regione può decidere di applicare la sua linea soft solo per le scuole di propria competenza, cioè i nidi. Per le materne la scelta spetterà ai sindaci. Cosa succederà, allora, a Milano?

Dubbi a Palazzo Marino

La vicesindaco e assessore all’Educazione del Comune, Anna Scavuzzo, non nasconde la sorpresa: «Sono curiosa di leggere il provvedimento promesso. L’assessore Gallera dice che riuscirà a predisporre una procedura per consentire il rispetto della normativa nazionale sui vaccini e, allo stesso tempo, l’accesso ai servizi all’infanzia anche a coloro che all’11 settembre non avranno presentato alcuna documentazione.

Se così sarà, scopriremo la soluzione di un arcano che tiene in ansia migliaia di famiglie. In caso contrario, continueremo ad attenerci alla norma nazionale».

L’atto del governo

Nella circolare del 16 agosto il ministero della Salute stabilisce in modo chiaro che la documentazione deve essere consegnata entro il 10 settembre. Così, oltre alla Scavuzzo, anche i 7 sindaci di Bergamo, Brescia, Mantova, Cremona, Varese, Lecco e Sondrio, guidati dal centrosinistra, stanno cercando di capire se la delibera di Gallera è in contraddizione con le norme nazionali.

La discussione è avvenuta a latere dell’incontro per creare il Comitato per il si al referendum, voluto da Giorgio Gori, candidato pd in pectore alle prossime Regionali. Proprio Gori su Facebook ieri è stato ancora pungente: «Non c’è nessun impegno della Regione, che ha scelto la via più complicata per le famiglie, a semplificare la procedura».

La polemica

E Gallera deve difendersi anche da fuoco amico: «Non ci convince la soluzione che ha trovato — scrivono il segretario lombardo della Lega Paolo Grimoldi e il presidente della commissione Sanità, Fabio Rolfi —. Sarebbe stato meglio utilizzare il modello della Liguria, con l’invio a domicilio alle famiglie dei bimbi non vaccinati di una lettera con la data di un incontro con le autorità sanitarie.

Le famiglie sarebbero state notevolmente agevolate». Gallera non ci sta a essere messo sotto accusa: «La strada scelta è la più efficace e sicura».

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