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Trump licenzia anche il suo capo stratega Steve Bannon. La Casa Bianca: «Oggi ultimo giorno» – ilsole24ore.com

ilsole24ore.com – Trump licenzia anche il suo capo stratega Steve Bannon. La Casa Bianca: «Oggi ultimo giorno»  – di

NEW YORK. Donald Trump, assediato dalle polemiche, ha estromesso dalla Casa Bianca il controverso stratega Steve Bannon, l’esponente più in vista della destra radicale populista e nazionalista nell’amministrazione americana.Quella di Bannon è una partenza eccellente, voluta dal nuovo capo di staff John Kelly impegnato a riportare ordine e rafforzare le voci moderate al governo.

Ma che lascia tuttora aperti interrogativi sulla politica del presidente: Bannon non è il solo esponente di una corrente finora molto vicina allo stesso Trump e alle sue posizioni sull’immigrazione, sui rapporti razziali e sul protezionismo. Fino alla reticenza nel condannare la tragica mobilitazione a Charlottesville degli estremisti dell’Alt Right, da neonazisti a suprematisti bianchi e Ku Klux Klan.

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Trump, senza ormai più Bannon al fianco come capro espiatorio, nelle ultime ore ha ancora rivendicato la difesa di simboli confederati come «bellissimi» e «retaggio culturale» e, nel rispondere all’attacco terrorista a Barcellona, ha citato un ripugnante falso storico quale ispirazione sul da farsi: la storia di un generale americano che durante il conflitto nelle Filippine avrebbe imbevuto i proiettili di sangue di maiale per ammazzare estremisti islamici.

Il portavoce della Casa Banca, Sarah Huckabee Sanders, ha dichiarato che «John Kelly e Steve Bannon hanno concordato che oggi sarebbe stato l’ultimo giorno di Steve. Lo ringraziamo e gli facciamo i migliori auguri».

Kelly vedeva Bannon come un serio ostacolo politico a far avanzare qualunque agenda politica o economica e fautore di macchinazioni e scontri intestini – a cominciare da faide con il consigliere per la sicurezza nazionale HR McMaster e il capoconsigliere economico Gary Cohn.

La sua richiesta di un licenziamento ha trovato crescente eco. Il segretario di Stato Rex Tillerson, altro esponente moderato, è sceso a sua volta in campo ieri per condannare «il razzismo in tutte le sue forme» e dire che «l’odio non è un valore americano».

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Nel frattempo la fuga dei top executive della Corporate America dai comitati di consulenza della Casa Bianca aveva già imposto la loro chiusura. E anche numerosi parlamentari repubblicani hanno ripetutamente denunciato le prese di posizioni di Trump, con il senatore Bob Corker che ha definito il Presidente «incompetente» e «instabile». Di recente il magnate conservatore dei media Rupert Murdoch aveva chiesto la testa del suo strategist.

Le ripercussioni del divorzio, però, difficilmente sono finite. Il 63enne Bannon è il quarto esponente senior a fare i bagagli in sole cinque settimane, segno d’una Casa Bianca che resta in preda allo scompiglio.

Parte dei repubblicani, l’influente frangia dei Tea Party e del Freedom Forum in Congresso, fa tuttora riferimento a Bannon e aveva chiesto che rimanesse. Bannon è inoltre considerato uno dei massimi artefici del successo della campagna populista di Trump.

La stessa dinamica dell’uscita di scena dello strategist, sintomo delle incognite, è rimasta un giallo. Secondo indiscrezioni la lettera di dimissioni di Bannon risalirebbe già al 7 agosto, suggerendo una sua scelta di tornare battitore libero.

E l’ultima rottura sarebbe avvenuta con un’intervista da lui deliberatamente offerta a una rivista progressista, American Prospect. Bannon, che pure aveva insistito affinché Trump non denunciasse l’estrema destra a Charlottesville, in quell’occasione ha definito i suprematisti come «clown e perdenti».

Soprattutto ha ridicolizzato la politica estera del presidente, affermando che contro la Corea del Nord «non esiste opzione militare» e insultato i consiglieri economici restii a guerre commerciali.

Sorgente: Il Sole 24 ORE

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