Pages Navigation Menu

il contenitore dell'informazione e della controinformazione

Torino, tra gli invisibili dell’ex Villaggio olimpico: “In 400 vivono e lavorano nei sotterranei” – La Stampa

foto. L’emergenza a Torino è iniziata a marzo del 2013, tre mesi dopo la fine dell’Emergenza Nord Africa (Foto Paolo Siccardi)

lastampa.it – Torino, tra gli invisibili dell’ex Villaggio olimpico: “In 400 vivono e lavorano nei sotterranei” Una rampa per entrare: negli scantinati fornelli alimentati da bombole del gas e lettini.

I vicini: «Si sente il rumore dei martelli». Niente blitz della polizia, c’è un piano alternativo –  federico genta

torino – I colpi di martello si sentono fino dagli ultimi piani dei condomini che sorgono alle spalle delle palazzine occupate. Una sega circolare affonda nel metallo, attorno un gruppo di ragazzi stringe i tubi che devono essere tagliati.E il lavoro degli invisibili, al lavoro nei sotterranei delle vecchie palazzine olimpiche di Torino, da quattro anni occupate e trasformate in ricovero dei rifugiati del Nord Africa.

 Non c’è luce negli scantinati, eccetto quella che filtra tra le grate dei cortili esterni. Accanto ai laboratori improvvisati ci sono i veri e propri alloggi. Materassi e scaffali separati da pannelli di legno e cartone.

Non mancano le cucine, con i fornelli collegati alle bombole del gas. Altro materiale è ammassato nei corridoi, assieme a una ragnatela di fili e transenne usati per stendere e stipare scarpe e vestiti.

E nel palazzo di Roma si pagava anche per sedersi

La pancia sotterranea di quelle che un tempo erano state le palazzine olimpiche di Torino si estende ben oltre il complesso degli appartamenti occupati.

Una città in miniatura, popolata da chi nel corso degli anni non ha fatto in tempo a trovare una sistemazione, abusiva ma almeno alla luce del sole.

Da quella che è l’unica rampa d’accesso e d’uscita dei seminterrati – e questo è l’aspetto più pericoloso – escono in poche ore decine di biciclette sistemate alla meno peggio. Vengono ammassate accanto a una pila di vecchi pneumatici. Perché tutto si recupera e tutto si rivende tra le mura della più grande occupazione di Torino.

La guerra dei numeri

Quante persone vivono e lavorano in quel labirinto di scantinati e rimesse alte più di due metri, costruite per riparare anche i pulmini degli atleti, è un rebus difficile da risolvere. A marzo, una relazione consegnata al prefetto di Torino parlava di almeno duecento presenze.

A giugno il censimento volontario, che ha raccolto i nomi e i cognomi dei soggetti che si sono dichiarati disponibili al trasferimento, ha fatto scendere questa cifra fino a quota 50. Un mese dopo, però, è stato lo stesso comitato olimpico nazionale a segnalare al Comune la sua preoccupazione per quel che stava accadendo nei sotterranei.

Lettera che l’assessore alla Sicurezza di Torino, Roberto Finardi, ha subito girato alla questura. Fino alle ultime segnalazioni che parlano di una crescita esponenziale delle presenze, anche fino a 400. È, in ogni caso, un’emergenza nell’emergenza.

Che la squadra di lavoro incaricata da Prefettura, Comune, Città Metropolitana, Compagnia di San Paolo e Diocesi, ha inserito tra le priorità da risolvere nel più breve tempo possibile.

Il ricollocamento  

Abbandonata presto l’idea di un allontanamento forzato, il piano di ricollocamento ha ormai le prime scadenze certe. I fondi ci sono: 600 mila euro dal Comune, un milione e 800 mila dalla Compagnia di San Paolo.

Anche parte degli spazi sono stati individuati. Più che di alloggi, si parla di posti letto. Ottanta li ha messi a disposizione la Diocesi.

Venti il Municipio, che tra due settimane lancerà un bando per trovarne altri cinquanta. L’obiettivo è quello di sistemare le prime 150 persone entro la fine dell’anno. Precedenza alle famiglie.

Ma questa è soltanto una parte dei 750 profughi censiti a giugno. E l’impegno, confermato ieri dalla stessa Compagnia di San Paolo, è quello di cancellare il villaggio abusivo cresciuto nei sotterranei del Moi.

L’occupazione  

Il complesso del Lingotto era nato per ospitare gli atleti delle olimpiadi invernali 2006. I palazzi dovevano poi essere riconvertiti a uso residenziale, ma per sette anni nulla si è mosso.

Fino al 30 marzo 2013, quando i rifugiati dell’Emergenza Nord Africa si sono sistemati nella palazzine. I numeri sono cresciuti in fretta, fino a ben oltre le mille persone. Quasi tutti gli occupanti, ancora oggi, sono regolari.

Ecco perché il Comune, per agevolare il rinnovo dei permessi di soggiorno per motivi umanitari, ha istituito per tutti l’indirizzo di «via della Casa Comunale 3».

La convivenza con il quartiere non è mai stata semplice, ma difficoltà oggettive di ordine pubblico non erano mai emerse fino allo scorso inverno.

Dopo una rissa scoppiata in un bar storico della tifoseria del Torino, a novembre un gruppo di ultrà ha lanciato bombe carta davanti all’ingresso dei palazzi occupati. Ecco come è scoppiata la rivolta.

Cassonetti rovesciati in strada, residenti minacciati con i bastoni. I profughi si erano sentiti traditi perché ritenevano di non essere stati difesi dalle forze dell’ordine, che già da tempo presidiava l’accesso all’ex complesso olimpico.

Così, da allora, ai militari dell’esercito vengono affiancate, notte e giorno, pattuglie di polizia e carabinieri. E dopo anni di silenzio, si era iniziato a parlare di sgombero.

Sorgente: Torino, tra gli invisibili dell’ex Villaggio olimpico: “In 400 vivono e lavorano nei sotterranei” – La Stampa

Spread the love
  •  
  •   
  •   
  •   
  •   
  •  
  •  
468 ad
< >

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *