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Svastiche, rituali e alleanze sul web: si espande l’America suprematista – La Stampa

foto – Un raduno di suprematisti bianchi a Charlottesville in Virginia

lastampa.it – Svastiche, rituali e alleanze sul web: si espande l’America suprematista. Sempre più radicati sul territorio, fanno proseliti in vasti settori della società. Nascono ovunque nuovi gruppi. “Noi bianchi difendiamo la nostra identità” – francesco semprini

new york – Patrick La Porte IV ha 35 anni, dalla Carolina del Sud ha guidato fino a Charlottesville per manifestare. Non si infastidisce se viene chiamato «Nazi», ma lui si descrive come appartenente alla «White identity». Dillon Ulysses Hopper è un ex sergente dei Marine veterano di Iraq e Afghanistan.Già affiliato al movimento nazional-socialista americano ha cofondato Vanguard America, gruppo neonazista molto giovane ma molto attivo, promotore di molte manifestazioni tra cui Charlottesville.

La Porte e Hopper sono due volti dello stesso fenomeno. Spontaneista affiliatosi sul Web il primo, sceso in piazza con pantalone beige e polo bianca imbracciando lo scudo con la croce bianca di Sant’Andrea.

Militante strutturato gerarchicamente il secondo, militarmente vestito e inquadrato nel manipolo di scudi con aquila e fascio. Sono i neonazisti del nuovo millennio a stelle e strisce, eredi di quel movimento degli Anni Trenta e Novanta, ma rivisitati in chiave 3.0.

 Michael German, ex agente di Fbi che ha indagato sotto coperta su questi gruppi venti anni fa racconta che c’era forte antagonismo tra le diverse formazioni. Oggi il Web ne ha facilitato la coesione invece, e soprattutto la convinzione che l’amministrazione Trump sia un’opportunità, specie per lotta a immigrazione e sdegno per i media. «Non direi che è uno di noi, ma ha un implicito senso di identità bianca», dice Eli Mosley, di «Identity Evropa».

Non si definiscono un gruppo ma una generazione identitaria. Giovani, studenti, operai, disoccupati, classe media, qualche ricco, «rigorosamente bianchi e con radici europee ma non giudaiche».

Sono oltre 500 le formazioni della destra estrema operative negli Usa. Il Southern Poverty Law Center (SPLC), ha individuato 99 gruppi neonazisti, 100 nazionalisti suprematisti bianchi, e 78 skinhead razzisti.

Il numero ha registrato un aumento ma iniziato prima dell’avvento di Trump presidente: Daily Stormer, sito neonazista di riferimento, da poco cacciato dalle piattaforme web GoDaddy e Google e trasferito su un provider russo, è cresciuto da una sola sezione del 2015 a trenta sezioni in tutti gli Stati Uniti.

I gruppi neonazisti veri e propri vanno dai più datati National-socialist movement e American Nazi Party sino al più recente Vanguard America dell’ideologo Kevin Alfred Strom (ex National Alliance, la rete delle reti). Ai suprematisti fanno capo la promiscuità di sigle del movimento ariano discendenti del KKK, anche se alcuni suoi esponenti scendono in campo con l’una o l’altra formazione a seconda dei casi.

David Duke, ex affiliato di spicco, in un’intervista a «La Stampa» di ottobre si è definito «un conservatore che si batte per la difesa della propria nazione». Ci sono poi i naziskin in stile britannico nel look e tedesco nella militanza: bomber, pantaloni stretti a risvolto alto e anfibi bombati. Teste rigorosamente rasate.

A differenza dei cugini europei però, in America si tratta soprattutto di gruppi musicali, cantori di quel rock in difesa della razza che vede in Resistence record e Hammerskins i principali esponenti, tutti facenti capo a National Alliance. O Combat 18, il capitolo Usa di «Blood and Honour», la piattaforma che riunisce il movimento «Skinhead 88», ottava lettera dell’alfabeto a indicare «Heil Hitler».

I gruppi neonazisti spaventano l’EuropaIn  Usa si moltiplicano i gruppi estremisti

In questo caso si possono ipotizzare collegamenti con movimenti simili d’Europa (e d’Italia) i cui gruppi talvolta si avvicendano sul palco dell’Hammerfest.

Per il resto è difficile ipotizzare una sintonia o collegamenti pratici tra le due sponde dell’oceano, se non da parte di qualche ideologo occulto come i «cattivi maestri».

Dal Vecchio continente però i rinati neonazi hanno mutuato l’araldica: piuttosto che a rozzi cappucci bianchi e alle vecchie svastiche oggi si vedono sfilare una serie di simboli più «ricercati», che vanno dalla mitologia nibelunghesca all’esoterismo di destra, fino a passare per la Roma antica e del Ventennio (anche se spesso poco sanno di quella parte di storia).

Ecco allora i fasci incrociati o aquila e fascio; il sole nero, fatto incidere da Himmler sui pavimenti del quartier generale delle Schutzstaffel; il numero 14 a indicare le parole: «We must secure the existence of our people and a future for white children»; la croce nera: rivisitazione della croce di Sant’Andrea, della bandiera scozzese e confederata.

Runa Othala, utilizzata da alcune unità SS e già simbolo in Italia di Avanguarda nazionale di Stefano Delle Chiaie (detto Er Caccola); l’occhio del dragone blu, la scelta tra bene e diavolo, simbolo degli identitari; la runa della vita (già simbolo del movimento Meridiano Zero scissionisti del Fronte della Gioventù nei primi Anni Novanta).

Discorso a parte merita la croce celtica (usata e abusata) e oggi tirata fuori «con oculatezza» perché foriera comunanze irritanti. Accomunare i neonazi Usa alla galassia «Alt-Right» non piace molto: «Piuttosto chiamateci “Alt-Reich”».

Sorgente: Svastiche, rituali e alleanze sul web: si espande l’America suprematista – La Stampa

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