Pages Navigation Menu

il contenitore dell'informazione e della controinformazione

.

Scacco matto alla Raggi: la bomba Atac – Tiscali Notizie

E adesso Virginia Raggi maneggia una bomba già innescata, inattesa e snobbata dai tutor della Casaleggio  e il cui disinnesco sarebbe più deflagrante della bomba stessa. La bomba si chiama Atac. L’innesco è il referendum dei Radicali sulla liberalizzazione, e quindi anche privatizzazione di parte della rete, del trasporto pubblico. Il disinnesco è una scelta per cui se la sindaca rispetterà il primo comandamento dei 5 Stelle – la democrazia dal basso e uno-vale-.uno – andrà alla guerra con gli agguerriti sindacati della municipalizzata e, quindi, alla paralisi della Capitale.  Se Raggi dovesse invece non appoggiare il referendum per rispettare la pax sindacale stretta a suo tempo, vorrebbe dire smentire l’essenza stessa del Movimento. Se fosse una partita a scacchi, sarebbe scacco matto.

Scacco matto?

Stamani il consigliere comunale nonché segretario dei Radicali italiani Riccardo Magi salirà in Campidoglio per consegnarle la bellezza di 33 mila firme. Trentatremila cittadini romani che negli ultimi tre mesi, con una canicola da record, hanno scelto di andare a cercare un banchetto – neppure così diffuso – e mettere una firma per chiedere la liberalizzazione del servizio di trasporto pubblico della Capitale il cui fallimento è nei fatti. E nei numeri: Atac è schiacciata da un miliardo e 350 milioni di debiti, ha la metà delle vetture ferme in deposito, oltre il 50% delle corse soppresse per guasti ai mezzi e una media giornaliera del 12% di assenze su 12 mila dipendenti. Spiega Magi: “Ho cercato il sindaco e le ho chiesto di essere presente domani (stamani, ndr) in Campidoglio quando i due minibus della campagna Se non firmi t’AttACchi consegneranno fisicamente gli scatoloni con le firme. Finora non abbiamo avuto risposta. Ma siamo certi che la sindaca sarà con noi in questa battaglia”. Il referendum ha già avuto l’ammissibilità dalla speciale commissione comunale e, una volta superato il conteggio – per cui non ci dovrebbero essere sorprese visto che servono 29 mila firme ne sono state raccolte 33 mila – entro gennaio la sindaca dovrà indire la consultazione in una domenica tra il primo marzo e il 30 giugno. Facile immaginare che potrebbe coincidere con la data delle politiche. Si tratta di un referendum consultivo, valido se andranno a votare un terzo degli aventi diritto ma il cui impatto politico avrà valenza nazionale.

Può un 5 Stelle rinnegare un referendum?

Che farà dunque Virginia? Ancora più esplicito di Magi, è il suo ex competitor per il Campidoglio, il vicepresidente della Camera Roberto Giachetti (Pd) che di suo ha raccolto circa un migliaio di firme. “Noi – argomenta Giachetti – i referendum continuiamo a promuoverli, a sostenerli perché sono strumenti di democrazia irrinunciabili, che consentono ai cittadini di esprimersi. Cosa dice, in proposito, la sindaca che in tutta la campagna elettorale aveva assicurato che il Campidoglio sarebbe stato una casa di vetro e che la democrazia dal basso è il loro pane? Soprattutto,qual è la proposta della giunta romana per garantire trasporti pubblici efficienti ai cittadini di questa Roma che rischia di rimanere a piedi?”. Pochi, nessuno, tre mesi fa avrebbero scommesso un cent sulla raccolta di firme dei Radicali. Non solo ce l’hanno fatta riscuotendo consensi trasversali che hanno diviso il Pd ma anche Articolo 1. Il problema è che gli scatoloni con le firme arrivano in un momento difficile per i 5 Stelle. A livello nazionale perché il Movimento deve affrontare la delicata ed assai compromettente grana della piattaforma Rousseau più volte bucata dagli hacker, una debolezza che rischia di compromettere tutto il sistema di voto e selezione del personale politico pentastellato. Un momento che potrebbe essere di non ritorno per la giunta Raggi.

 La crisi Atac

Detto che siccità e debiti storico di Roma Capitale non sono colpa sua, nell’ultima settimana di luglio la sindaca ha dovuto fronteggiare tre nuove emergenze: la crisi idrica con il rischio, scongiurato in extremis, di dover razionare l’acqua nella Capitale; le dimissioni dell’ad di Atac Bruno Rota a cui in aprile furono fatti ponti d’oro per accettare l’incarico di risanare l’azienda dei trasporti e che poi ha lasciato tra le polemiche accusando la giunta di immobilismo e di essersi preoccupata soprattutto di “raccomandare promozioni di amici”. La crisi Atac ha generato – ed è la terza emergenza –  le dimissioni dell’assessore al Bilancio Andrea Mazzillo, ex fedelissimo della sindaca ora schierato con gli ortodossi De Vito e Lombardi, che si è “permesso” di sollevare due questioni: basta diktat di Grillo e Casaleggio; urgono iniziative sui conti “oppure andiamo a sbattere”. Mazzillo è rimasto in giunta lasciando la delega al Patrimonio. Ma ha i giorni contati.  A questo contesto – da cui omettiamo rifiuti, buche, strade e altro – si aggiunge una nuova crisi già prevista a settembre quando lascerà l’assessore alle Partecipate Massimo Colomban, l’imprenditore veneto, amico personale di Davide Casaleggio chiamato un anno fa per riorganizzare il peso insopportabile delle 21 società partecipate da Roma capitale, molte sono indebitate, tra queste soprattutto Atac. Anche Colomban dunque lascia. Al momento non sono giunte notizie circa l’annunciato piano di riorganizzazione della governance delle partecipate. Al netto di qualche dichiarazione del tipo: “Il comune di Roma è una sfida mastodontica, ci sono dossier e settori che non sono mai stati affrontati né risolti. Non sarà un caso se Roma ha un debito di 13 miliardi gestito da un commissario (giugno 2017, ndr)”.

L’occasione per una crisi anticipata

Ecco che il referendum sulla liberalizzazione di Atac diventa un innesco politicamente micidiale in una situazione esplosiva a livello locale e nazionale. Luigi Di Maio, tra i main sponsor di Raggi, promette che “i risultati della sua giunta saranno percepiti dal secondo anno in poi”. Ma arriverà la giunta Raggi al secondo anno? Gli anti-Di Maio, che poi sono gli ortodossi che tutto sommato preferiscono una buona opposizione alle responsabilità di governo, scommettono da settimane sulla fine anticipata del mandato. Basta trovare “la scusa giusta per uscire da questa imbarazzante esperienza”. Creare le condizioni “per cui le dimissioni diventano un obbligo”. La crisi dell’Atac, “il rischio che a settembre non ci siano i bus per le scuole”, potrebbe essere una di quelle. Gli osservatori, in Campidoglio, parlano di “una crisi a novembre, per non pesare troppo sul voto in Sicilia, per poi andare a votare con le politiche”. Dipende tutto da Atac

Sorgente: Scacco matto alla Raggi: la bomba Atac – Tiscali Notizie

Spread the love
  •  
  •   
  •   
  •   
  •   
  •  
  •  
468 ad
< >

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

adv