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Roma, la catena dei mancati pagamenti che affossa comune e partecipate – Il Sole 24 ORE

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All’origine del rischio crack che incombe sul sistema pubblico di Roma c’è una lunga catena di mancati pagamenti, che inizia dal passeggero sull’autobus senza biglietto e sale fino ai vertici di Comune e partecipate; impegnati in infinite battaglie di carta per non pagare i propri debiti e crediti incrociati.

Come sempre, sono i numeri scritti nei bilanci a offrire la guida più sicura per avventurarsi in questa fittissima rete di obblighi reciproci. L’ultimo consuntivo del Campidoglio, che ha appena superato con qualche patema d’animo l’assestamento di luglio, indica le prime cifre. Enormi.

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L’anno scorso Roma Capitale ha previsto entrate tributarie per 2,6 miliardi abbondanti, ma in cassa sono arrivati 904 milioni in meno. Una distanza parecchio ampia, soprattutto in una voce che comprende i grandi classici come Imu e Tasi, riscossi in modo puntuale dall’agenzia delle Entrate (tranne quando si trasformano in cartelle, passando a Aequa Roma).

Ad allungarla, allora, sono altre voci, a partire dalla Tari che a Roma è nel bilancio comunale: dei 799,8 milioni attesi, solo 230,6 (il 29% scarso) si è fatto davvero vedere, mentre il resto si è trasformato in arretrati.

Una piccola parte di questi ritardi è fisiologica, ed entra nel gioco dei conguagli dell’anno successivo, ma è la forbice fra entrate attese e incassi effettivi a denunciare il problema. Forbiche che si allarga ancora quando dalle tasse si passa a canoni e multe: tra divieti di sosta, eccessi di velocità, occupazioni abusive di suolo pubblico e così via, nel 2016 i vigili urbani hanno staccato verbali per 381 milioni di euro, ma in cassa sono arrivati poco più di 95 milioni, cioè il 25% scarso.

Primo riassunto: tra tasse, multe e canoni restano da recuperare 1,38 miliardi abbondanti, arretrati che nel linguaggio dei bilanci comunali si chiamano «residui attivi». Il loro elenco analitico, allegato al consuntivo, occupa 1.773 pagine fitte di tabelle.

 

 

Dell’Atac manca il bilancio 2016, così come le stime puntuali sui tassi di evasione. Le ultime parlano di mancati pagamenti intorno al 40%, e l’incrocio dei dati con Atm, l’azienda milanese che per dimensioni rappresenta l’unico termine di confronto adeguato, conferma il problema: all’Atac ogni chilometro percorso fa incassare 1,73 euro, all’Atm si arriva a 2,49 euro, il 44% in più.

Quando le entrate latitano, mancano i soldi per pagare fornitori e creditori, e qui arriva il secondo capitolo del problema. In questo caso si può partire proprio da Atac, che nel 2016 ha liquidato le fatture con un ritardo medio di 256,5 giorni, più o meno come l’anno prima, e ha 247 milioni di debiti commerciali da saldare nei confronti di 1.190 fornitori.

Ma nella lista dei creditori (non commerciali) c’è anche il Campidoglio, che dall’azienda dei trasporti aspetta 540 milioni: e li aspetterà a lungo, perché nell’autunno scorso il Comune ha rinviato al 2019 la restituzione della quota maggioritaria dei debiti di Atac, che così ha potuto onorare i pagamenti alle banche finanziatrici.

Ma nonostante le cifre in gioco non è Atac a ricevere la medaglia d’oro nella corsa delle partite sospese fra Comune e partecipate.

Entro settembre, quando andrà approvato il bilancio consolidato (si veda Il Sole 24 Ore di domenica), il Comune dovrà mettere ordine in un elenco sterminato di crediti e debiti verso le partecipate: secondo gli ultimi calcoli, il Campidoglio deve quasi 1,7 miliardi alle sue società, ma aspetta da loro pagamenti per 1,6 miliardi. In prima fila c’è Ama, che ha un debito verso il Campidoglio da 855 milioni, ma nello stesso tempo vanta un credito nei confronti del Comune ancora più alto: 948 milioni.

Acea deve pagare al Comune 139,2 milioni ma ne aspetta 192,8, e gli incroci proseguono per tutti i rami fino alle partecipazioni più piccole: il Comune deve 3,5 milioni al Teatro dell’Opera, e più o meno la stessa cifra al Bioparco; 1,8 milioni di debiti comunali “cinematografici” sono divisi fra la Film commission e la Fondazione Cinema per Roma, mentre all’Accademia di Santa Cecilia il Comune deve quasi un milione e 268mila euro devono andare al Museo della Shoah.

Eccola, tradotta in cifre, la catena dei mancati pagamenti di Roma; e come in tutte le catene, basta tirare un anello perché venga giù tutto.

Sorgente: Roma, la catena dei mancati pagamenti che affossa comune e partecipate – Il Sole 24 ORE

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