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Renzi fa asse con Gentiloni: “Obama non ci fornì documenti su Regeni” – La Stampa

Renzi al telefono con Gentiloni spiega: «Con Obama abbiamo parlato di Regeni ma mai una volta mi ha forniti rivelazioni o documenti»

lastampa.it – Renzi fa asse con Gentiloni: “Obama non ci fornì documenti su Regeni”Telefonata tra l’ex premier e l’attuale capo del governo: linea comune sul caso del giovane. L’ambasciatore sarà affiancato da un legale per seguire le indagini – fabio martini

È la sera di Ferragosto e dagli Stati Uniti è appena planata sulla deserta Roma politica una perturbazione che sembra potersi trasformare in uragano politico.

Da poco è stato diffuso l’articolo del New York Times sulle presunte notizie trasmesse un anno fa dal presidente degli Stati Uniti al governo italiano sul caso Regeni: una rivelazione così “scandalosa” da costringere a parlarsi via telefono i due governanti che in questo anno e mezzo hanno deciso la linea sulla vicenda: Matteo Renzi (presidente del Consiglio dal febbraio 2014 al dicembre 2016) e Paolo Gentiloni, ministro degli Esteri quando il caso scoppiò e da nove mesi capo del governo.

Uno scambio di informazioni non destinato alla pubblicazione, ma due sere fa necessario per entrambi.

 È Renzi che dice a Gentiloni: «Lo sai, con Obama, ci siamo visti tante volte, abbiamo parlato anche dal caso Regeni, ma mai una volta il presidente degli Stati Uniti mi ha fatto rivelazioni o fornito documenti. Né ha mai sentito il bisogno di metterci in allerta».

E Paolo Gentiloni? Da ministro degli Esteri, a suo tempo, parlò del caso col suo omologo di allora, il segretario di Stato John Kerry, ma anche in questo caso senza mai ricevere elementi di fatto e tantomeno «prove esplosive».

E soprattutto – ecco il punto – non furono suggerite tracce che fossero diverse da quelle già in possesso dei Servizi italiani.

Davanti all’articolo del New York Times Matteo Renzi ha preferito non impegnarsi in esternazioni pubbliche e Paolo Gentiloni ha preferito affidarsi a una nota impersonale.

Certo, le opposizioni stanno cavalcando il caso e quanto ai genitori di Giulio Regeni – spinti dall’indignazione e dal dolore perché la verità della morte del figlio non arriva mai – considerano il ritorno di un ambasciatore al Cairo come una prova di cedimento.

Con un effetto-paradosso: in queste ore, per i rimbalzi delle “rivelazioni” del New York Times e per la “riapertura” dell’ambasciata italiana in Egitto, i governi Renzi e Gentiloni si ritrovano sulla difensiva, pur avendo cavalcato in questo anno una linea dura, almeno per gli standard della diplomazia internazionale in casi analoghi.

Artefici di questa linea, Matteo Renzi, Paolo Gentiloni e Marco Minniti, fino al dicembre 2016 coordinatore dell’attività dei Servizi.

In tutta la prima fase (febbraio-settembre 2016) in prima linea è restato Gentiloni, allora ministro degli Esteri. È stato lui a voler incontrare i genitori di Giulio Regeni, è stato lui a proporre un gesto molto forte come il ritiro dell’ambasciatore italiano in Egitto.

Ed è stato Matteo Renzi, in precedenza protagonista di una forte apertura di credito al leader egiziano Al-Sisi (visita al Cairo, ricambiata a Roma, partecipazione al Forum di Forum economico Sharm el-Sheikh con Kerry) a prendere due decisioni che hanno lasciato il segno: oltre al ritiro dell’ambasciatore Massari dal Cairo nell’aprile 2016, anche l’indisponibilità a chiudere il caso con un «capro espiatorio» proposto in via ufficiosa dagli egiziani.

Ma dopo il segnale dato agli egiziani col ritiro dell’ambasciatore, da un anno a questa parte Palazzo Chigi e Farnesina hanno iniziato a tessere la rete per riaprire i canali diplomatici con l’Egitto. Per realpolitik, perché l’Egitto è un Paese strategico.

Ma anche perché, come sostiene da tempo una militante dei diritti civili come Emma Bonino, la presenza di un ambasciatore aumenta la pressione su una realtà come quella egiziana.

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E infatti il ritorno di un ambasciatore al Cairo sarà accompagnato da una serie di misure preparate dalla Farnesina tutte finalizzate al caso-Regeni.

Nell’ambasciata al Cairo sarà presente in modo permanente un esperto italiano incaricato della cooperazione giudiziaria sulla vicenda del ricercatore.

Al giovane ucciso in Egitto verranno intitolate l’Università italo-egiziana e l’auditorium dell’Istituto Italiano di Cultura; verranno organizzate cerimonie commemorative nel giorno della sua scomparsa in tutte le sedi istituzionali italiane in Egitto.

E saranno potenziati diversi progetti di cooperazioni nel campo della tutela e della promozione dei diritti umani, anche di cittadini egiziani che chiedessero asilo in Italia.

Sorgente: Renzi fa asse con Gentiloni: “Obama non ci fornì documenti su Regeni” – La Stampa

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