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Quelle vette rese mitiche da sigarette, liquori e lamette – lastampa.it/torino

Kenylon Brand, 1940: la riproduzione dell’etichetta era stata utilizzata dagli italiani evasi dal campo di prigionia a Nanyuki per scalare il Monte Kenya

lastampa.it/torino – Quelle vette rese mitiche da sigarette, liquori e lamette. Al Museo nazionale della Montagna centinaia di etichette raccontano un secolo di pubblicità e imprese leggendarie – ilaria dotta

torino – No, non è un’allucinazione dovuta alle bollenti temperature e al desiderio inconscio di partire verso località più fresche.La montagna è davvero dappertutto: compare sulle bottiglie d’acqua e quelle del latte, ma anche sulle cassette di frutta, sui pacchetti di sigarette e fazzoletti, sulle scatole di lamette da barba e fuochi d’artificio.

C’è addirittura un Monte dei Cappuccini che si affaccia a sorpresa da una bottiglia di liquore argentino prodotto nel lontano 1905.

Proprio quell’altura torinese dove si trova il Museo della Montagna, che fino a dicembre espone una parte della sua ricca collezione di “Etichette delle montagne”.

Ovvero quei foglietti appiccicati su prodotti commerciali di ogni genere nel corso di un secolo e mezzo, che rappresentano tanti tasselli dell’iconografia legata alle terre alte e alle esplorazioni.

E ciascuna etichetta – in mostra ce ne sono circa 350 delle oltre 3mila rintracciate finora in giro per il mondo – racconta una storia diversa.

 Come quella dell’amaro di Buenos Aires, dove agli inizi del ‘900 gli immigrati combattevano la nostalgia di casa sorseggiando distillati di erbe e tornando con la memoria sulla sponda destra del Po, grazie a quella piccola immagine del fiume e della chiesa di Santa Maria sulle bottiglie.

I RITAGLI

E se quell’adesivo racconta la storia dei tanti piemontesi che un secolo fa hanno superato l’oceano in cerca di una vita migliore, ci sono altri ritagli di tipografia che, come piccoli quadri, immortalano altre epiche traversate.

«Si può assistere a una vera parata di esploratori artici osservando le scatole di sigari d’inizio ‘900 – spiega il direttore del Museo, Aldo Audisio -.

Da William Baffin e John Franklin, navigatori britannici impegnati nella ricerca del passaggio a Nord Ovest, fino a Fridtjof Nansen, a cui si deve la prima traversata con gli sci della Groenlandia».

I loro volti sono ritratti sullo sfondo di distese di ghiaccio e iceberg. Gli stessi elementi che compaiono anche sull’etichetta del “Punch Caffè degli Esploratori Polari” che ricorda la spedizione artica del 1899 di Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi.

VIVA LA MONGOLFIERA

Ma tra le tante altre imprese che hanno lasciato un segno ci sono anche la traversata in mongolfiera delle Ande cilene, finita sulle bottiglie di succo di pesca, o la leggendaria conquista del Far West e la corsa all’oro nel Klondike raccontate su bottiglie di birra e confezioni di sigari.

Poi, circa 60 anni fa, sono arrivati i prodotti etichettati Everest e K2, a ricordo della salita britannica del ’53 e quella italiana del ’54, mentre nel ’56 è stata la volta di un altro ottomila, il Manaslu, conquistato da una spedizione giapponese e subito immortalato su un pacchetto di sigarette.

Era invece una razione di carne e verdura quella su cui tre italiani trovarono nel ’43 una rappresentazione del Mount Kenya. Una semplice etichetta diventata una “mappa” per la loro leggendaria fuga dal campo di prigionia britannico di Nanyuki.

Storie di grandi uomini e di luoghi lontani, che negli anni sono entrate nelle case di tutti. Proprio come il mitico Toblerone con l’inconfondibile silhouette del Cervino.

Sorgente: Quelle vette rese mitiche da sigarette, liquori e lamette – La Stampa

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