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Pagamenti digitali, dalla pizza al museo addio contante: quando conviene – corriere.it

corriere.it – Pagamenti digitali, dalla pizza al museo addio contante: quando conviene.

Che cosa si può pagare con il cellulare oggi? Ventitrè gruppi bancari hanno sposato Jiffy. nelle spiagge con logo Satispay si salda con lo smartphone. E il 41% degli italiani vorrebbe abbandonare le banconote. Ecco le dritte per farlo in modo sicuro di Pieremilio Gadda

 Una nuova stagione

Quest’anno ombrellone e lettino si pagano (anche) con lo smartphone. Almeno in alcuni stabilimenti della riviera romagnola, dov’è esposto il logo Satispay, un’app che consente di fare piccoli trasferimenti di denaro tra privati, o nei negozi degli esercenti convenzionati, con addebito in tempo reale sul conto del destinatario.

Qualcuno acquisterà il biglietto per il Malpensa Express — il collegamento ferroviario per l’aeroporto milanese — in modalità contactless, avvicinando al Pos una carta o un telefono abilitati ai pagamenti senza contatto. E se è sola andata, non dovrà nemmeno inserire il pin o firmare la ricevuta, visto che costa meno di 25 euro.

Chi rimane a Milano, invece, magari troverà il tempo per visitare le Gallerie d’Italia, in Piazza della Scala: il primo museo della Penisola dov’è possibile acquistare il biglietto d’ingresso in tempo reale con Jiffy, l’applicazione di pagamento peer-to-peer sviluppata da Sia e già «abbracciata» da 23 gruppi bancari in Italia.

E se dovete muovervi in taxi, provate a chiedere se è possibile saldare la corsa con la carta: l’autista potrebbe stupirvi, porgendovi un piccolo dispositivo portatile, collegato al telefono o a un tablet, in grado di trasformarli in un punto vendita mobile. Piccole cronache possibili.

Anche se durante le vacanze i pagamenti digitali non saranno ancora la norma. Le diffuse resistenze culturali, i timori — spesso ingiustificati — sulla sicurezza delle transazioni elettroniche e la persistente riluttanza da parte di molti esercenti ad accettare carta di credito e bancomat, specie per importi di spesa relativamente contenuti, non svaniranno all’improvviso sotto il sole di questa torrida estate.

Ma almeno, nell’atteggiamento e nelle abitudini degli italiani, s’inizia a intravedere una maggiore apertura verso la moneta elettronica.

Presente e futuro in mobilità

Del resto, se l’Italia ha una chance di colmare il divario accumulato rispetto ad altri Paesi in materia di pagamenti digitali, è soprattutto legata al mobile.

Secondo l’Ing International Survey sul Mobile Banking del 2017, un’indagine condotta su un campione di 15 mila risparmiatori nei 13 Paesi europei in cui il gruppo bancario è presente, oltre a Stati Uniti e Australia, cinque individui su dieci hanno già fatto almeno un’operazione bancaria via mobile.

In Italia, lo smartphone viene utilizzato principalmente per controllare i movimenti sul conto corrente (56%), ricevere informazioni e avvisi di sicurezza (41%), pagare bollette (27%) o acquistare nei negozi (23%).

E nonostante l’85% degli intervistati resti convinto che non riuscirà mai ad eliminare del tutto l’utilizzo di carta e moneta — quasi dieci punti in più della media europea— 41 su 100 dichiarano che farebbero completamente a meno del contante, se potessero.

Anche l’Osservatorio Mobile Payment & Commerce della School of Management del Politecnico di Milano certifica un’accelerazione nell’uso delle transazioni elettroniche: se nel 2016 i volumi su carta sono cresciuti del 9% in Italia, raggiungendo i 190 miliardi di euro di transato, pari al 24% dei consumi delle famiglie italiane, i nuovi pagamenti digitali — fatti i con smartphone, pc e tablet — hanno superato i 30 miliardi, in rialzo del 51% rispetto all’anno precedente.

«Questi hanno dimostrato di essere il motore in grado di avvicinare gli italiani ai pagamenti elettronici, in sostituzione del contante.

La crescita proseguirà nei prossimi anni, raggiungendo nel 2019 i 100 miliardi di euro, pari al 44% del totale dei pagamenti digitali», ha dichiarato Valeria Portale, direttore dell’Osservatorio. Il motivo principale che incoraggia gli utenti a sperimentare servizi bancari e pagamenti in mobilità, citato dal 54% degli intervistati nell’ambito della ricerca di Ing, è la comodità.

Per conquistare una platea più ampia di utilizzatori, quindi, i sistemi di pagamento devono diventare sempre più facili e intuitivi. E costare poco (o nulla).

Ecco alcuni esempi di applicazioni — sempre più diffuse — per fare acquisti in mobilità, senza rinunciare alla sicurezza.

Le whatsapp dei soldi

Dividere il conto del ristorante dopo una cena tra amici. Pagare il caffè al bar o acquistare il biglietto del cinema senza estrarre il portafoglio dalla tasca.

Oppure fare un piccolo trasferimento «di emergenza», con accredito in tempo reale, a favore di un figlio in vacanza, rimasto all’improvviso a corto di liquidi.

Si può fare con lo smartphone, grazie alle app di pagamento, che consentono di inviare piccole somme di denaro, con disponibilità immediata sul conto di un amico o del negoziante.

Se il trasferimento è tra privati, basta aprire l’applicazione, selezionare il destinatario tra i contatti della rubrica già registrati al servizio e scegliere l’importo da trasferire.

A un costo che varia da zero a 80 centesimi per la singola transazione (vedi tabella). Se invece il pagamento avviene in negozio, l’acquirente deve geo-localizzarsi e selezionare l’importo da saldare, o inquadrare con il telefono il «QR code» generato dall’esercente al momento dell’acquisto: entrambi riceveranno una notifica con l’esito dell’operazione. Sono almeno 23 le «whatsapp» per i pagamenti disponibili sul mercato e censite dall’Economia.

Solo quattro, però, consentono già di fare operazioni nei negozi. Satispay ha sviluppato accordi con 18 mila esercenti, compresi marchi noti, come Esselunga, Benetton e Arcaplanet .

IntesaSanpaolo ha avviato un progetto pilota coinvolgendo 170 esercizi tra Milano, Roma e Torino. Qui potranno saldare il conto con la app dedicata i correntisti di tutte le banche che aderiscono alla piattaforma Jiffy, sviluppata da Sia.

Ci sono anche Hype (Gruppo Banca Sella) e Tinaba, la start up fondata da Matteo Arpe, appena partita con un centinaio di negozi milanesi. Quanto costa il servizio agli esercenti?

Nulla su Tinaba. Zero con Satispay, per importi sotto i 10 euro, poi 20 centesimi ad operazione. Si arriverà allo 0,25% del transato con Hype, che però è gratuito, in promozione, fino a settembre del 2018.

Sorgente: Corriere della Sera

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