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Londra: Brexit non dividerà le due Irlande – ilsole24ore.com

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LONDRA- Non ci saranno controlli alla frontiera, blocchi stradali o sorveglianza elettronica: il confine tra la Repubblica irlandese e l’Irlanda del Nord continuerà a essere «aperto» anche dopo Brexit. Lo ha annunciato ieri il Governo britannico, che ha pubblicato un documento che propone una soluzione «innovativa e flessibile» a uno dei problemi più spinosi posti dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea nel 2019.

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Dopo Brexit la frontiera irlandese, lunga 500 chilometri, sarà l’unico confine di terra che collegherà la Gran Bretagna a un Paese Ue. La situazione attuale, che non prevede controlli doganali per le tonnellate di merci o controlli di passaporti per le 30mila persone che ogni giorno attraversano il confine, dovrà continuare invariata, secondo Londra. L’obiettivo è non creare tensioni che potrebbero destabilizzare la zona e mettere a rischio l’accordo di pace del 1998 tra cattolici e protestanti in Irlanda del Nord.

«La nostra priorità deve essere la tutela degli accordi di Belfast, e dobbiamo quindi fare in modo che il confine di terra sia il più aperto possibile sia per le persone che per le imprese», ha detto David Davis, il ministro responsabile dell’uscita dalla Ue. L’Irlanda dovrebbe quindi restare una zona di libera circolazione, mentre le autorità britanniche rafforzeranno i controlli alla frontiera sulle persone all’ingresso in Gran Bretagna.

Per quanto riguarda le merci, invece, Londra ha presentato due proposte: un «confine supersnello», gestito dalle autorità britanniche utilizzando sistemi di pre-registrazione e tecnologie d’avanguardia per monitorare il traffico e prevenire abusi, e una «partnership sulle frontiere» da stabilire con la Ue che di fatto garantirebbe una continuazione dello status quo.

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Secondo il piano britannico, quando i negoziati su Brexit riprenderanno a Bruxelles tra due settimane Londra chiederà l’esenzione dai controlli di sicurezza per tutti i produttori agricoli e le piccole e medie imprese. L’80% dei circa 22 miliardi di sterline di scambi bilaterali tra l’Irlanda del Sud e del Nord è infatti rappresentato da piccole imprese locali, soprattutto agricole. James Brokenshire, sottosegretario per l’Irlanda del Nord, ha detto che l’obiettivo è «trovare una soluzione pratica che riconosca il contesto economico, sociale e culturale unico del confine terrestre irlandese».

Il Governo britannico ha ammesso che la realizzazione del progetto dipende dalla buona volontà di Bruxelles, ma è convinto che le autorità Ue si dimostreranno flessibili per tutelare la pace in Irlanda del Nord. Una portavoce della Commissione europea ha detto ieri che «è necessario proteggere l’accordo del Venerdì Santo in tutti i suoi aspetti, ma è essenziale avviare una discussione politica sul tema prima di pensare a soluzioni tecniche».

Le difficoltà pratiche del piano sono state sottolineate anche dal Governo irlandese. «Mancano i dettagli su come potrebbe funzionare», ha detto il ministro degli Esteri Simon Coveney. Dublino vorrebbe che Londra restasse nell’unione doganale e nel mercato unico anche dopo Brexit. Il senatore Mark Daly, numero due del partito di opposizione Fianna Fáil, ha definito la proposta britannica «un regalo per i contrabbandieri».

Anche Sinn Fein ha espresso perplessità sulle proposte di Londra: «Non si può fare la doccia senza bagnarsi, e non si può stare dentro e fuori dalla Ue contemporaneamente», ha detto David Cullinane, responsabile per Brexit del partito cattolico, che propone uno status speciale per l’Ulster all’interno della Ue.

Dato che il Governo britannico ha appena ribadito la sua determinazione a uscire dall’unione doganale nel marzo 2019, le proposte di ieri sono considerate poco realistiche oltre che poco dettagliate. Guy Verhofstadt, responsabile dei negoziati su Brexit per il Parlamento europeo, ha definito «pura fantasia» il progetto di Londra.

La premier Theresa May ha assicurato ieri che «Brexit non indebolirà in alcun modo i rapporti tra la Gran Bretagna e l’Irlanda». La premier ha anche dichiarato che Londra è disposta a continuare a finanziare i progetti di pace in Irlanda del Nord dopo il 2019, sostituendo i generosi finanziamenti Ue che dovranno cessare.

Sorgente: Il Sole 24 ORE

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