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“Lo sgombero di Roma non è il primo né l’ultimo”. Il piano del Viminale per ripristinare la legalità – La Stampa

lastampa.it – “Lo sgombero di Roma non è il primo né l’ultimo”. Il piano del Viminale per ripristinare la legalità. Lotta alle occupazioni abusive: “Infiltrati dai movimenti per la casa”  francesco grignetti

roma – Esiste una direttiva del ministero dell’Interno che invita a procedere con gli sgomberi dei palazzi occupati in tutt’Italia, non soltanto a Roma. Complice l’emergenza del terrorismo, è un po’ scivolata via l’altra emergenza su cui il ministro Marco Minniti ha impostato la sua direzione: la sicurezza urbana.

Era un caposaldo di quel decreto Minniti-Orlando che ha fatto molto discutere nella primavera scorsa, quello dove si parlava di Daspo urbano e di ordinanze dei sindaci contro abusivi e accattonaggio vessatorio. Ecco, il decreto assegna nuovi poteri ai prefetti e criteri oggettivi proprio per «ripristinare la legalità» contro le occupazioni abusive di palazzi. E ora si sta procedendo.

«Lo sgombero di Roma – spiega una fonte del Viminale – non è un’operazione estemporanea, non è la prima, né sarà l’ultima. Infatti nella Capitale, nel giro di pochi mesi si è scesi da quasi 120 palazzi occupati a 93. Altri sgomberi nel frattempo si sono fatti e si faranno in tutte le città. Noi procederemo al ripristino della legalità, oltretutto non facciamo altro che eseguire ordinanze di sgombero dell’autorità giudiziaria».

Roma resta la piazza più calda, ma non è la sola. Scriveva il ministro, nella sua introduzione: «Il protrarsi della congiuntura economica non favorevole ha determinato, in particolare nelle aree urbane più densamente popolate, l’acuirsi di emergenze abitative. Ciò ha dato luogo, oltre che a tensioni sociali, anche a comportamenti illegali, culminati in occupazioni abusive di immobili».

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Il caso di piazza Indipendenza è emblematico della sua strategia. Come dice la nuova legge, il prefetto deve mettere in cantiere gli sgomberi seguendo, in ordine di importanza, questi criteri di priorità: l’ordine e la sicurezza pubblica, i rischi di incolumità della salute, i diritti dei proprietari, e solo in ultimo i livelli assistenziali che devono essere assicurati agli aventi diritto dagli enti locali.

A supporto della decisione di sgomberare c’erano in effetti relazioni dei vigili del fuoco che segnalavano il grave pericolo di lasciar andare avanti l’occupazione abusiva, essendo state allestite una miriade di cucine di fortuna in ambienti inadatti, con bombole di gas e allacciamenti volanti all’energia elettrica; la Asl certificava un grave degrado sotto l’aspetto igienico-sanitario; c’erano poi le pressanti richieste della proprietà.

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Al fondo immobiliare Omega, che fa capo alla società IdeaFimit, tra Imu e utenze pagate a vuoto dal 2013 a oggi, più i mancati introiti da affitto, l’occupazione è costata quasi 15 milioni di euro. Da notare che queste perdite gravano sui bilanci di fondi pensione italiani che hanno investito i soldi degli assistiti nel fondo Omega.

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Dato però che gli sgomberi rientrano in una strategia più complessiva di Minniti, già stigmatizzata da movimenti di sinistra (Pippo Civati la definiva «un testo poliziesco, antisociale, genuinamente di destra»), non si pensi che l’azione di piazza Indipendenza fosse inattesa. Sono mesi che tutte le autorità sono informate che il palazzo sarebbe stato sgomberato.

Eppure nulla è successo e per di più i movimenti antagonisti hanno soffiato sul fuoco.

Le domande senza risposte

Il prefetto Paola Basilone denuncia non a caso «l’azione di infiltrazione dai Movimenti di Lotta per la Casa, che ha indotto gli occupanti accampatisi in piazza Indipendenza a rifiutare sistemazioni alloggiative alternative». Ci sono ora timori per la manifestazione di sabato indetta dai movimenti per la casa.

La questione, come detto, è molto più ampia. Il 13 luglio, a Roma, la via Tuscolana era stata occupata per protestare contro il taglio della luce in un palazzo occupato abusivamente; sgomberato poi con le brutte il 10 agosto.

Qualche settimana prima, a Bologna, il collettivo Làbas è stato fatto sloggiare dall’ex caserma Masini di via Orfeo con tafferugli e diversi feriti tra i poliziotti e gli occupanti. In precedenza era successo a Milano con la palazzina di via Gadames, occupata da un gruppo di anarchici.

A Pisa, con una «Casa donna» che occupava uno stabile comunale. Di nuovo a Roma, con il presidio dei migranti di «Baobab Experience» nei pressi della stazione Tiburtina.

A Firenze, nel caso di uno stabile in via Luca Giordano. E si potrebbe continuare.

Sorgente: “Lo sgombero di Roma non è il primo né l’ultimo”. Il piano del Viminale per ripristinare la legalità – La Stampa

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