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Le vittime di 35 Paesi, cittadini di un mondo senza confini – Corriere.it

corriere.it – dopo gli attentati in spagna – Le vittime di 35 Paesi, cittadinidi un mondo senza confini. Nella guerra totale jihadista si manifesta la globalizzazione delle vittime. Se il terrore colpisce Londra, le vittime non sono solo londinesi, ma sono cittadini del mondo   Pierluigi Battista

A Barcellona, tra morti e feriti, si contano trentacinque nazionalità: il mondo intero. In Finlandia, a Turku, c’era un’italiana, chi l’avrebbe mai detto, mentre i fanatici assassini volevano la strage dei passanti.

Non ci sono confini, limiti, muri, passaporti: nella guerra globale del terrorismo jihadista si manifesta la globalizzazione delle vittime.

I foreign fighters al servizio del terrorismo mondiale sono speculari alla transumanza cosmopolita di chi ha la sfortuna di trovarsi nel posto dove il partito internazionale del terrore dispiega la sua forza. Non esiste sciovinismo delle vittime.

Il sangue non ha nazionalità. Se il terrore colpisce Londra, le vittime non sono solo londinesi, ma sono cittadini del mondo. Che girano, viaggiano, studiano tutti insieme, ma anche, purtroppo, muoiono tutti insieme.

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Trentacinque nazionalità tra morti e feriti a Barcellona: l’omaggio alla Catalogna è anche l’omaggio a chi visita la Catalogna, la elegge a patria morale, ne calpesta le strade, prima che i combattenti di una guerra cruenta calpestino i cadaveri di chi quella guerra non aveva nessuna intenzione di combattere.

Caduti in battaglia

Dopo ogni grande attentato, sui social nascono pagine in cui chi si trova in quel momento all’estero, nella città colpita, rassicura amici e parenti; sono vivo, illeso, non mi hanno colpito.

La mescolanza di nazionalità sembra un fatto compiuto, ed è triste e stupefacente che dobbiamo accorgercene quando i professionisti del terrore compiono le loro carneficine.

Chiunque, con qualsiasi passaporto, di qualunque credo, può trovarsi nel ristorante, nel teatro, nel bistrot, sulla strada, sul lungomare, sul ponte dove un furgone lanciato a velocità folle procede a zig zag per sterminare quanti più innocenti è possibile.

Nelle grandi capitali dell’Europa, certo. Ma anche in una città della Finlandia di cui si stenta a conoscere con esattezza il nome. Eppure i flussi di chi si muove per il mondo diventando senza saperlo bersaglio dei fondamentalisti seguono percorsi imprevedibili, misteriosi.

La nostra italiana che si trovava a Parigi, i nostri italiani che si trovavano a Barcellona, la nostra italiana che si trovava in Finlandia facevano parte di un popolo variegato e multicolore che si trova dappertutto e che dappertutto può ritrovare il volto del terrore che lo schiaccia.

Davvero non ci sono più confini, quando volti, colori, religioni, donne e uomini che parlano lingue diverse si ritrovano in questo calderone multinazionale. Le grandi nazioni, nell’epopea patriottica che sempre e dappertutto ne alimenta la forza simbolica, costruiscono monumenti per onorare i loro morti caduti in battaglia.

Qui i caduti in battaglia travalicano i limiti di una nazione. Non sapevano nemmeno di essere in battaglia: passeggiavano per una Rambla, si divertivano a un concerto, guardavano i baracchini di un mercatino di Natale, studiavano lontano dal proprio Paese e dalla propria città e volevano vivere in pace.

I fanatici guerrieri non la pensano così, però: per loro quei pacifici cittadini del mondo che girano per le contrade più impensate sono un informe agglomerato di «infedeli» da colpire, punire, annientare. Infedeli che studiano, che fanno i turisti, che vogliono conoscere ambienti e città diverse.

E non c’è impulso protezionista, non c’è muro morale o materiale che possano arrestare questa marcia pacifica di chi non sa che qualcuno sta complottando per distruggere la sua vita insieme a quella di tanti altri cittadini del mondo, addirittura di trentacinque nazionalità racchiuse in una delle strade più cosmopolite del mondo. Tutti stranieri, foreign, uniti però da un tragico destino.

Sorgente: Le vittime di 35 Paesi, cittadini di un mondo senza confini – Corriere.it

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