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La Jihad che arriva dal Sahel – La Stampa

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lastampa.it – La Jihad che arriva dal Sahel – maurizio molinari

La strage di Barcellona apre il fronte iberico dell’assalto jihadista all’Europa: tipologia dell’obiettivo, metodo adoperato, identità dei killer e scelta dei tempi descrivono i contorni di un’operazione terroristica che si nutre dell’ideologia del Califfato e si genera dal teatro di guerra del Sahel, roccaforte di più cellule islamiche in competizione fra loro.

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video – La ricostruzione dell’attacco

 L’obiettivo delle Ramblas, l’area pedonale culla dei turisti della più popolare città spagnola, evoca il London Bridge colpito il 3 giugno, i Campi Elisi di Parigi bersagliati in 20 aprile, Westminster insanguinata il 22 marzo, i coltelli del Louvre il 3 febbraio e la mattanza sul lungomare di Nizza il 14 luglio dello scorso anno: si tratta di luoghi che sommano obiettivi facili – civili in vacanza, famiglie a passeggio – e hanno al contempo una forte valenza simbolica perché rappresentano per i terroristi l’identità stessa dell’Europa.

I jihadisti combattono nel nostro Continente ma con la mentalità delle faide del deserto: non basta uccidere, bisogna umiliare l’avversario e per riuscirvi il metodo è offendere ciò che ha di più caro, i suoi simboli. Anche perché ciò contribuisce a reclutare nuovi adepti.

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Terrore e morte sulle Ramblas: “Italiani coinvolti”

La rivendicazione della strage sulle Ramblas da parte dello Stato Islamico accende i fari sulla cooperazione anti-terrorista fra Madrid e Rabat che, a inizio maggio, ha portato a smantellare una cellula proprio di Isis fra Tangeri e la Catalogna, composta di foreign fighters marocchini fra i 21 e i 32 anni reduci da Siria e Iraq.

Dall’indomani degli attacchi dell’11 settembre 2001 contro New York e Washington, il Marocco ha smantellato almeno 168 cellule jihadiste e nell’ultimo anno ha accresciuto la cooperazione con Ue e americani, concentrandosi sull’enclave di Ceuta, adoperata dai jihadisti come testa di ponte per infiltrarsi sulle coste settentrionali del Mediterraneo, ovvero l’«Andalusia» considerata parte integrante del Califfato pan-islamico essendo appartenuta ai successori del Profeta prima della riconquista cristiana.

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Si tratta della stessa matrice che nel marzo 2004 generò gli attacchi alla metropolitana di Madrid in cui perirono 192 persone con l’unica differenza che allora fu Al Qaeda a firmare l’attacco e ora a realizzarlo sono state le sue sanguinarie emanazioni. La matrice è quella dei Gruppi salafiti per la predicazione e il combattimento, formatisi in Marocco dopo la dissoluzione del Gia algerino, da cui prima è nata Al Qaeda in Maghreb, poi le cellule confluite in Isis e quindi una miriade di gruppi in competizione per imporsi nella guida della Jihad.

È proprio tale gara efferata che partorisce il terrore di Barcellona in quanto ogni cellula, o anche singolo, punta a emergere realizzando la strage più orrenda, con il numero di vittime più alto.

Se in giugno l’antiterrorismo Usa aveva avvertito Madrid sul rischio di attacchi «con auto sulla folla» – il metodo della «Car Intifada» inventato dai jihadisti contro Israele – «nell’area mediterranea» è perché il ritorno dei veterani di Isis da Iraq e Siria ha trasformato il Sahel nella nuova roccaforte jihadista.

Lo spazio desertico fra il Maghreb e l’Africa Occidentale, a cavallo di confini desertici inesistenti fra Mali, Niger, Mauritania, Algeria, Libia e Ciad, è una piattaforma ideale dove riorganizzare le cellule dopo le sconfitte subite in Medio Oriente, facendo leva sulle entrate frutto dei traffici di sigarette, esseri umani e stupefacenti garantiti dalla corruzione delle tribù locali.

Nella cellula due fratelli marocchini

Per la tattica jihadista dunque l’attacco di tre giorni fa a un ristorante per turisti in Burkina Faso – con 18 morti – appartiene allo stesso teatro di operazioni di Barcellona: sono, a Sud e Nord, gli estremi opposti del Sahel dove gli integralisti vogliono insediarsi, per realizzare la versione maghrebina del Califfato.

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Per questo considerano come primo nemico la Francia, che nel 2013 li cacciò dal Nord del Mali, vogliono rovesciare il re marocchino Mohammed VI considerandolo un «apostata» e puntano a insediarsi nel Sud della Tunisia e nel Fezzan libico per ricongiungersi alle cellule scampate alla sconfitta di Sirte.

imago’s dal web

Sorgente: La Jihad che arriva dal Sahel – La Stampa

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