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La città dell’eterno Settantasette resta senza spazi occupati – La Stampa

foto ansa – La polizia mentre preleva di forza gli attivisti del centro sociale Làbas, che cercavano di fare resistenza passiva

lastampa.it – La città dell’eterno Settantasette resta senza spazi occupati. A Bologna sgomberati gli ultimi due centri sociali: cariche e feriti – alberto mattioli, inviato a bologna

Adesso c’è chi evoca il fantasma del Settantasette, con i carri armati di Kossiga che scendono per via Zamboni. Esagerati. Però ieri mattina, in via Orfeo, centro quasi pieno, è stata guerriglia.

La polizia è arrivata in forze per sgomberare il Làbas, centro sociale che occupa(va) l’ex caserma Masini, adesso di proprietà della Cassa depositi e prestiti che vorrebbe venderla.

Gli attivisti li hanno aspettati, in parte seduti disarmati fuori e in parte dentro con l’elmetto in testa. Poi, il solito copione: cariche e manganellate dagli agenti, petardi e balle di paglia incendiate dai manifestanti.

Sgomberata la caserma occupata, scontri in centro a Bologna

Alla fine, caserma sgombrata, sei contusi fra i poliziotti e una decina fra gli attivisti, che ovviamente non ci stanno, pubblicano su Facebook le foto dei feriti e annunciano che «ci sarà una nuova fase più esplosiva e variegata». In contemporanea, la polizia ha sgombrato, ma senza scontri, un altro centro, il Crash.

 Sul fronte politico, il sindaco Pd, Virginio Merola, ieri in Sardegna, si chiama fuori: l’operazione è stata decisa dalla magistratura e attuata dalla questura, quindi «non ho titolo per interferire».

Però promette «una soluzione alternativa» per il Làbas.

Dall’opposizione tuona Lucia Borgonzoni, la sfidante leghista di Merola: «Il problema è che in Comune gli occupanti sono interlocutori più considerati di chi paga le tasse».

video – Tafferugli durante lo sgombero dell’ex caserma Masini

Fin qui la cronaca. Resta però una curiosità. Vicende simili capitano dappertutto ma a Bologna, si direbbe, capitano di più. Rapido ripasso.  Nel 2014, tentato linciaggio da parte degli autonomi di Matteo Salvini, in incauta tournée in un campo rom.

Nel 2015, scontri al comizio dell’altro Matteo, Renzi, alla festa dell’Unità. Nel 2016, blitz dei collettivi con minacce e striscione «Fuori i baroni della guerra dall’Università» contro il professor Angelo Panebianco, colpevole di aver scritto sul «Corriere» un pezzo non gradito.

Quest’anno, infine, «battaglia dei tornelli», con la polizia che sgombera a manganellate la biblioteca di Lettere okkupata per protesta dopo che, appunto, ci erano stati collocati i tornelli per impedire l’ingresso a chi non ne aveva diritto. Insomma, pare che gli scontri di piazza siano diventati una specialità locale, come i tortellini.

Qui però bisogna intendersi. Perché il Làbas era un centro sociale «buono», che offriva attività culturali, un laboratorio per i bambini, un mercatino biologico e un letto a qualcuno che non l’ha (a proposito: da ieri, sono a spasso una ventina di migranti in più).

Ne parlava bene perfino l’ex presidente del quartiere, Ilaria Giorgetti, ed è una notizia perché la signora è di Forza Italia.

Per il filosofo Stefano Bonaga, il Làbas era addirittura, «un paradigma di convivenza».

Bonaga ha firmato con la politologa Nadia Urbinati un comunicato dove i due spiegano a quattro mani che «l’esperienza politico-sociale del Làbas costituisce un bene prezioso per la comunità».

Conferma Bruno Simili, vicedirettore della rivista del «Mulino», grande patrimonio culturale bolognese: «Il Làbas non va confuso con i gruppuscoli che cercano visibilità occupando spazi nella speranza di farsene buttare fuori. È, o era, un luogo frequentato anche dalla borghesia del quartiere».

E allora? «E allora quel che succede a Bologna è solo, banalmente, un problema di ordine pubblico», accusa Romano Montroni, ex libraio di lunghissimo corso e intervistatissimo intellettuale cittadino.

«La politica non c’entra, perché il Comune amministra bene la città e l’ideologia è tramontata. Il problema del degrado è che per troppo tempo, qui, il rispetto delle regole è stato un optional.

Così capita che gli studenti si sentano liberi di fare a Bologna quel che mai farebbero a casa loro, anche perché le forze dell’ordine li bloccherebbero subito».

Però il questore, Ignazio Coccia, ha fama di duro e i fatti dimostrano che è anche meritata. Con i due sgomberi di ieri, non ci sono più spazi occupati a Bologna.

È stata liberata perfino l’aula C di Scienze Politiche che, sequestrata per 25 anni, detiene il record mondiale di occupazione di spazio pubblico («Ah, e se vuoi farti una canna vai nell’aula C», dicevano tranquilli sereni gli anziani alle matricole. Beh, anche no. Lo so perché quella matricola ero io).

L’impressione è quella di una città con un’eredità pesante, «di una stagione che non si è mai sciolta definitivamente» (ancora Simili), quella libertaria, anarcoide e permissiva nel silenzio dell’Autorità, che solo adesso prova a uscirne imponendo il minimo indispensabile di law and order.

«Del resto – chiosa Simili -, qualcosa vorrà dire se il quarantennale di quel tragico Settantasette è stato celebrato in sordina». Nessuno, pare, ha voglia di ricominciare.

Sorgente: La città dell’eterno Settantasette resta senza spazi occupati – La Stampa

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