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Inps, assegno di invalidità più facile ai dipendenti. Le visite? Tra colleghi – corriere.it

corriere.it – Inps, assegno di invalidità più facile ai dipendenti. Le visite? Tra colleghi. A fine 2016 chi lavora all’Inps ha il 17% di probabilità in più rispetto ad altri lavoratori di vedersi riconosciuto un assegno di invalidità. La contromossa dell’istituto: verifiche effettuate da medici mandati da altre province. Risulta? le invalidità sono calate – di federico fubini

In fondo non c’è nulla di strano. Certi dettagli in seno all’Inps, l’Istituto nazionale di previdenza sociale, non sembrano molto diversi da quanto accade storicamente in alcune aree dinamiche della più grande economia del mondo. Anche negli Stati Uniti si è visto qualcosa del genere. Prima del grande crash del 1929, un visitatore a New York fu portato al molo sul fiume Hudson ad ammirare gli yacht degli agenti di Wall Street.

Quello vide e chiese: «Dove sono le barche dei clienti?». Poi, prima della Grande recessione del 2008, l’economista dell’Università di Chicago Steven Levitt si accorse che gli agenti immobiliari vendevano le case di loro stessa proprietà in media il 3% più care di quelle dei loro clienti.

Qualche indizio fa pensare che in Italia qualcosa del genere sia accaduto anche all’Inps. I dipendenti dell’istituto non trattano né gli immobili, né i risparmi dei loro pensionati. E niente di ciò che fanno suggerisce che siamo alla vigilia di un’altra crisi.

Ma un punto in comune con gli agenti americani c’è: anche nell’istituto di previdenza, quando si può, si finisce per trattare sé stessi e i propri amici con un occhio di riguardo che non abbiamo per gli estranei. Magari lo facciamo inavvertitamente. E magari non in modo sfacciato. Ma succede.

Lo fa pensare la recente revisione di quello che è noto come Aoi, l’«assegno ordinario di invalidità per persone con capacità lavorativa ridotta». Si tratta di un sussidio rivolto a chi soffre di qualche forma di invalidità, ma lavora comunque: riguarda dipendenti pubblici, privati, autonomi, precari o anche dipendenti dello

Il presidente dell’Inps, Tito Boeri (Ansa)
Il presidente dell’Inps, Tito Boeri (Ansa)

stesso Inps. Quell’assegno ha iniziato ad attrarre più attenzione nell’istituto di previdenza quando ci si è accorti di un curioso dettaglio: gli stessi impiegati Inps tendevano a ritrovarsi invalidi più spesso della media degli altri lavoratori italiani. Se era solo sfortuna, non era poca: a fine 2016 chi lavora all’Inps ha il 17% di probabilità in più di un dipendente di qualunque altro tipo di vedersi riconosciuto l’assegno di invalidità.

Erano il 2,34% del totale, invece del due per cento della media italiana. Forse è solo cattiva salute. Forse invece ha anche qualcosa a che fare con una circostanza diversa: il diritto al sussidio viene deliberato in base a una visita proprio da parte dei medici dell’Inps della stessa provincia del lavoratore interessato.

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In sostanza, se siete dipendenti dell’istituto, il certificato lo rilasciavano i vostri colleghi di ufficio, i compagni di una vita, quelli che magari negli ultimi vent’anni hanno passato con voi più tempo delle vostre stesse mogli. Il rischio di produrre una versione molto italiana dell’istinto di favorire sé stessi e i propri simili, come a Wall Street, era evidente. Forse da qui viene quel 17% in più di incidenza del sussidio in seno all’Inps?

Per capirlo, l’istituto ha tentato un esperimento: mescolare le carte. I medici Inps di Aosta sarebbero stati mandati a visitare i dipendenti Inps di Reggio Calabria o di Taranto, mentre da Napoli o Palermo avrebbero esaminato i veneti o i lombardi. I controlli questa volta dovevano essere svolti da estranei su altri estranei. Risultato: gli assegni di invalidità dell’Inps agli stessi dipendenti dell’Inps ne sono usciti dimezzati. Per la precisione il 54% delle visite effettuate ha prodotto una revoca del sussidio perché, apparentemente, le condizioni di invalidità non sussistevano più.

Nel Lazio sono stati interrotti il 62% dei trattamenti, in Emilia-Romagna e in Campania il 59%; nell’ufficio di Roma Eur ne sono saltati il 77%, a Viterbo sette su sette «aventi diritto» ora non hanno più quel diritto. In tutto i medici Inps arrivati da altre regioni hanno cancellato 328 trattamenti di invalidità dei loro colleghi, dato che a loro quegli sconosciuti devono essere sembrati sani come pesci.

Naturalmente neanche questi numeri sono definitivi. Non lo sono, in primo luogo, perché circa metà dei dipendenti Inps ormai revocati ha presentato ricorso (l’altra metà si è arresa all’evidenza di essere in salute). Dunque delicati riesami attendono gli impiegati dell’istituto, con una commissione in parte della stessa provincia e in parte venuta da fuori.

Ma i numeri vanno presi con le pinze anche perché non tutta l’Italia sta altrettanto bene: fra 15 milioni di dipendenti nel Paese, in tutti i settori, i destinatari del sussidio da invalidi sono l’uno per cento dei lavoratori in Veneto e in Trentino-Alto Adige e il 6,7% in Calabria. Quando si dice l’importanza dei fattori locali.

Sorgente: Corriere della Sera

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