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Il ritorno in classe, i nodi di settembre – Corriere.it

corriere.it – Il ritorno in classe, i nodi di settembre. Dall’assegnazione delle cattedre al rebus dei supplenti. Tutte le criticità dell’anno scolastico  di Claudia Voltattorni

Le incognite del nuovo anno scolastico

Meno di tre settimane ancora. Ma dopo quasi due mesi di vacanza, le scuole preparano il rientro. In realtà, uffici scolastici regionali e segreterie non hanno mai smesso di lavorare. Tutto perché l’avvio del nuovo anno scolastico sia «ordinato», come ha promesso la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli.

C’è da far entrare a regime la Buona Scuola, che ha fatto invece tremare gli ultimi due settembre. Il nodo principale restano, anche quest’anno, le assunzioni. Quasi 52 mila quelle previste. Poi ci sono gli spostamenti da una scuola all’altra. E le supplenze annuali.

Nel 2016, ci fu una «giostra» di prof in giro per l’Italia con migliaia di studenti per mesi senza l’insegnante definitivo. Si replicherà anche il prossimo settembre? I sindacati hanno calcolato che in realtà le cattedre davvero assegnate saranno molte meno, tra le 30 e le 37 mila, perché i prof che servono non ci sono. E quindi la «supplentite» sarà tutt’altro che scomparsa.

Grave il problema del sostegno: all’appello mancherebbero 10 mila docenti. In aumento anche le scuole senza un preside incaricato che dovranno essere affidate a un dirigente già titolare di un altro istituto. Infine, a poco più di due settimane dall’anniversario del terremoto del 24 agosto 2016, resta il punto interrogativo sulle scuole di tutta la zona: quante riusciranno ad aprire sul serio?

Pochi i prof di matematica e sostegno

Il governo ha appena annunciato l’assunzione a tempo indeterminato di 51.773 insegnanti. La metà verrà scelta dalle Graduatorie ad esaurimento (Gae), l’altro 50% arriverà dal concorso 2016 (graduatorie di merito). Andranno a coprire i posti del turn over (circa 21 mila), cioè i normali pensionamenti, ma anche le cattedre scoperte (16 mila posti).

Ce ne saranno 15 mila in più: tanti sono i posti dell’organico di fatto (quello effettivo che poi insegna nelle scuole in base alle esigenze di ogni singolo istituto) che sono stati trasformati in organico di diritto.

Questo passaggio dovrebbe significare un minore fabbisogno di supplenze e quindi meno docenti a tempo determinato nelle scuole dal primo settembre. Secondo il Miur, entro lunedì si concluderanno le assunzioni.

Ed entro la fine del mese ci saranno le assegnazioni provvisorie: i prof, che per motivi sanciti dalla legge hanno chiesto di restare vicino a casa per un anno, conosceranno la loro destinazione. I supplenti annuali lo sapranno invece entro la metà di settembre, cioè per l’inizio delle lezioni. Ma non è detto che tutto riesca a filare come previsto. I sindacati lamentano che molte cattedre rimarranno scoperteper mancanza di prof.

Al Nord soprattutto. Ancora troppo pochi i docenti di matematica e quelli di sostegno. Per la Flc Cgil le assunzioni effettive saranno solo 37 mila «per mancanza di aspiranti: resteranno liberi almeno 10.000 posti di sostegno. Un danno per la scuola pubblica e per la continuità didattica». Per Uil Scuola potrebbero addirittura non arrivare a 30 mila.

(Fotolia)Ancora 1.900 gli istituti senza preside

Nei tre decreti appena licenziati dal Consiglio dei ministri, un posto importante lo hanno anche i dirigenti scolastici. Per il nuovo anno scolastico è prevista l’assunzione di 259 nuovi presidi. Che si aggiungono ai 7.994 in organico previsti per il 2017-2018.

Questo è il primo passo per cercare di coprire almeno in parte quelle centinaia di scuole rimaste da tempo senza una dirigenza e quindi affidate «pro tempore» in reggenza a un preside che già ne ha almeno un’altra. Che significa spesso sedi in città diverse e spostamenti anche di decine e decine di chilometri per il
dirigente oltre a centinaia di docenti e migliaia di studenti da seguire e gestire.

Secondo i calcoli fatti dall’Associazione nazionale presidi (Anp), le reggenze aumenteranno ancora: dal primo settembre gli istituti con un preside «in prestito» arriveranno a circa 1.900. I nuovi 259 dirigenti assunti quindi non riuscirebbero ancora a coprire tutti gli istituti senza guida, «una goccia nel mare». Perciò il Consiglio dei ministri ha dato l’ok al nuovo concorso.

Atteso da anni (l’ultimo fu nel 2011) , il bando dovrebbe arrivare entro la fine del mese per poi fissare il concorso in ottobre: duemila posti da assegnare. Ma il nodo dirigenti scolastici resta sempre aperto con la protesta dei presidi (scesi in piazza lo scorso maggio) chiamati ad un ruolo dirigenziale sempre più carico di responsabilità e funzioni «senza le adeguate retribuzioni e attribuzioni di un qualunque altro dirigente dello Stato» e ridotti «a mero capro espiatorio».

L’incognita degli edifici terremotati

Per alcuni studenti, il nuovo anno scolastico potrebbe significare rientrare nella propria scuola dopo il terremoto. Nei giorni scorsi, Miur e governo hanno detto di essere impegnati a «garantire il regolare e ordinato avvio del prossimo anno scolastico nelle regioni colpite dal sisma».

Con il decreto Sud che ha sbloccato personale e risorse, ha spiegato il sottosegretario all’Istruzione Gabriele Toccafondi, anche nel prossimo anno scolastico i dirigenti degli uffici scolastici delle zone colpite dal sisma potranno avvalersi «di tutte le misure che il governo aveva adottato per garantire la regolare prosecuzione nell’anno scolastico 2016-2017 e potrà essere prevista l’istituzione di ulteriori posti di personale docente tenendo conto delle necessità del territorio».

Il decreto legge 189 del 2016 prevede infatti che «gli edifici dichiarati parzialmente o totalmente inagibili» potranno beneficiare di «una deroga al numero minimo e massimo di alunni per classe normalmente previsto, per ciascun tipo e grado di scuola». Per gli edifici scolastici danneggiati, il Miur fa sapere che gli uffici scolastici «stanno valutando eventuali criticità, in coordinamento con i Comuni e la struttura commissariale».

Ad Amatrice aprirà il nuovo liceo sportivo. E dove le scuole non saranno ancora agibili resteranno i poli temporanei che già lo scorso anno hanno garantito l’anno scolastico. Ma i presidi delle zone terremotate lanciano un grido d’allarme: senza linee guida di riferimento non se la sentono di assumersi la responsabilità di riaprire le scuole.

La scuola crollata ad Amatrice (Ansa)La gestione del piano vaccini

Il prossimo settembre rischia di essere molto «caldo» per le scuole anche per un nuovo fronte, quello dei vaccini. Con l’approvazione della legge sull’obbligo vaccinale (e l’entrata in vigore lo scorso 6 agosto), gli istituti scolastici avranno un ruolo centrale nella gestione degli studenti e dei loro certificati.

La nuova legge prevede che al momento dell’iscrizione, i genitori presentino obbligatoriamente i documenti comprovanti le vaccinazioni effettuate. Oppure l’omissione, il differimento della somministrazione del vaccino, l’esonero per intervenuta immunizzazione per malattia naturale o la copia della prenotazione dell’appuntamento alla Asl.

Il genitore può anche autocertificare l’avvenuta vaccinazione e presentare successivamente copia del libretto. La semplice presentazione alla Asl della richiesta di vaccinazione permette l’iscrizione a scuola, in attesa che la Asl provveda a eseguire la vaccinazione entro la fine dell’anno scolastico.

Ma quest’anno sarà un anno transitorio in attesa che il sistema entri a regime. Entro ottobre per la scuola dell’obbligo ed entro il 10 settembre per i nidi, bisognerà presentare tutta la documentazione.

Nel caso in cui sia stata precedentemente presentata l’autocertificazione, entro il 10 marzo 2018 va presentata l’attestazione di avvenuta vaccinazione.

Dall’anno 2019-20 è invece prevista una semplificazione: gli istituti dialogheranno direttamente con le Asl. Entro la fine della settimana, il Miur dovrebbe inviare alle scuole la circolare con tutte le informazioni necessarie.

 Terza media, nuovo esame senza Invalsi

Scuola dell’infanzia. Elementari. Scuola media. Superiori. Per tutti i gradi, il nuovo anno scolastico segnerà l’entrata in vigore di molte novità previste dalla legge di riforma della Buona Scuola.

La più importante riguarda la terza media e il nuovo esame di Stato che riguarderà gli studenti all’ultimo anno della scuola secondaria di primo grado. In settembre arriverà la circolare del Miur con tutti i dettagli.

Tra le novità più rilevanti c’è la prova dell’Invalsi che non farà più parte dell’esame a giugno ma si svolgerà durante l’anno scolastico e sarà propedeutica per l’ammissione all’esame finale, anche se non influirà sul voto finale.

Avrà quesiti su italiano e matematica come sempre, ma in più verrà aggiunto il test in inglese e si svolgerà solo sul computer.

L’esame in giugno sarà quindi di tre scritti e un orale. Il voto minimo sarà 6 decimi. Novità anche per i più piccoli: partono i nuovi poli 0-6 anni con un unico percorso scolastico studiato dall’ingresso al nido fino alla prima elementare.

Alle elementari dovrebbero cominciare i tanto annunciati «poli ad orientamento artistico»: ci saranno cioè più arte e musica nell’orario di lezione.

Alle superiori dovrebbe entrare sempre più a regime l’alternanza scuola-lavoro che prevede stage in aziende e uffici per gli studenti del triennio. In settembre il Miur lancerà il portale dell’alternanza con la Carta dei diritti e dei doveri: una guida per gli studenti ma anche e soprattutto per le aziende sui comportamenti da tenere. Per la nuova Maturità c’è ancora da aspettare: sarà nel prossimo anno scolastico.

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