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I poveri – di m@cwalt – un colpo di remo

uncolpodiremo – I poveri – Come ci ricorda Eugenio Scalfari nel domenicale del 6 agosto u.s., nelle società contemporanee va risorgendo il problema povertà e naturalmente si va comprendendo come l’uomo nei secoli abbia cercato la soluzione attraverso una Rivoluzione sociale e politica. E come alcuni governi progressisti provando a riformare quanto si era  ossidato, siano quasi apparsi come i rivoluzionari che da secoli chiedono cambiamenti significativi sia di struttura che di sostanza delle condizioni economiche generali nelle società umane.

La Rivoluzione

Il grande cambiamento é storicamente un tentativo che viene da lontano, dai Macedoni ai Romani, dai Goti ai Longobardi ciascun popolo ha provato a sconfiggere la povertà crescente nel proprio tempo facendo una Rivoluzione attuando così il cambiamento.

Il tentativo di emancipazione é storico, antico, prima ancora che i poveri diventassero “soggetto politico”. Ricordiamo in Roma i Gracchi il Tribunato della Plebe e la rivolta di Spartaco (70 a.c.) assieme a quel popolo che andò a rinforzare le sue schiere é un esempio significativo. Marx indica gli “spartachisti” come una primigenia forza di rivoluzionaria e di cambiamento.

Anche Nerone imperatore era avverso alla nobiltà antica e per questo fu amato dalla plebe e avverso dagli antichi poteri nobiliari. Che ne manipolarono autoritas e “doveri” errori di classe e benefici, ripartendo dopo la sua tragicomica fine da famiglie militari.

Esemplare la “rivolta dei Ciompi” in Firenze, un altro tentativo, rientrato dopo i massacri dell’agosto del 1378 . Ma riusci il “popolo minuto” a far riconoscere tre Arti minori al tavolo delle Corporazioni lavorative. Sono lente le conquiste popolari contro una dominazione secolare.

Rivoluzionaria é anche la rivolta inglese del 1640 che vide  Lord Cromwel, protettore dell’isola Britannica, far decapitare Carlo I° per affermare il diritto di una classe imprenditoriale minuta e di una piccola borghesia protestante che non aveva voce in un epoca ancora circonfusa dal Diritto divino cattolico, dove monarchia e nobiltà, gabelle e ingiustizia soffocavano il popolo inglese non potendo avere riconoscimento alcuno nell’unica “camera dei Lord’s” interpellata e ascoltata dal Re.

Fece una brutta fine il buon Oliver, non era un novello Robin Hood ma un acuto politico e un valente militare, che ebbe presto contro tutte le monarchie del continente, ma riuscì a dettare la creazione del Comune ridimenzionando il potere regale assolutista della monarchia inglese, dando voce quotidiana alla camera dei comuni aumentando così la partecipazione e il riconoscimento sociale del Parlamento. Era dal tempo di Giovanni senza terra che concedeva al popolo inglese la Magna Charta che non avveniva un cambiamento così significativo.

Così come poi divenuta epocale fu la grande rivoluzione francese che già nell’enunciato dichiarava Egualità, Fratellanza e Libertà creando una Assemblea Costituente, gettava i semi del Diritto dell’Uomo e riconosceva municipalità e comitati politici e professionali.

La Rivoluzione francese ci ha lasciato un dettato enorme di libertà da compiere, un grande fiume di progresso ed emancipazione come mai nella nostra storia. Giacobini, Repubblicani e monarchici fino all’inizio del 1900 sono state le forze politiche di riferimento.

All’inizio del XX° secolo anche l’affermazione dell’indipendenza nazionale era vissuta come rivoluzionaria e i “piombi” di Venezia, Budapest, Vienna e Atene erano pieni di “popolani e studenti speranzosi” di un riscatto secolare, finito in molti casi in tragedia. Si ebbe bisogno dell’attentato di Sarajevo per innescare quel riscatto agognato in molti paesi europei, con una grande guerra di massacro e distruzione

Dallo Stato al cittadino, dal cittadino all’individuo.

In seguito la rivoluzione comunista nella Russia zarista dell’ottobre 1917, guidata da Lenin pose forte il riconoscimento e la partecipazione (Soviet) delle classi lavoratrici negli stati pre-industriali dell’Europa del XX° secolo.

Ma già questa ultima aveva un presupposto ideologico importante poiché fu attuata considerando le scoperte politico-sociali del filosofo tedesco Karl Marx, il quale nel suo libro più importante “il Capitale” rese chiaro al Mondo il “soggetto politico” che andava formandosi attraverso il lavoro e che prendeva coscienza della propria forza sociale costruttrice.

Dei lavoratori, i proletari di cui le società ancora non troppo moderne dovevano tener conto perché tutto veniva cambiando e riformulandosi. E’ attraverso la partecipazione al lavoro che l’uomo, l’individuo, le assemblee dei lavoratori cambiano i rapporti di forza all’interno delle società e ne dettano i principi costituenti ed economici. E’ la scoperta del lavoratore quale soggetto politico la “rivelazione” che ci offrono le pagine del Capitale di Karl Marx.

E’ tramite il lavoro dipendente e non, che si instaurano  l’organizzazione statuale,  l’industria,  i commerci e l’organizzazione delle società civili che andiamo vivendo. Ma di quei tempi fu vera rivoluzione, politica prima che funzionale.

Quella in Russia fu una rivolta che fece paura al Mondo e ai suoi apparati economici, che già dal 1922 in molti paesi d’Europa diedero vita a contro-rivoluzioni militari,  capitaliste e nazi-fasciste.

I ricchi diventarono una forza politica autoritaria, loro che amavano stare nell’ombra, l’avevano letto il libro di Marx e così facendo leva sull’identità nazionale affossarono le società liberali dell’epoca reprimendo ogni tentativo di riscatto sociale che partisse dal basso. Furono abolite le elezioni e cancellate molte libertà individuali, di stampa, di aggregazione e sindacali.

I diritti civili e le associazioni dei lavoratori furono disperse da omicidi e manganelli, olio di ricino e corporazioni padronali. Tutti in divisa, tutti facendo cose spersonalizzanti, l’individuo non più “soggetto” ma “oggetto”, massa.

Come vediamo nella storia dell’uomo la rivolta degli “ultimi” contro il potere e la classe sociale che “ha tutto” segue e spesso anticipa lo sviluppo dell’identità umana e delle sue forme associative. Gli “ultimi” hanno sempre avuto la peggio, tranne pochi bagliori velocemente repressi, ma sono state seminate idee e concetti che sono un veicolo di trasformazone e affrancamento che ci portano a questo “presente sospeso”.

Ci sono state rivoluzioni e involuzioni, quella italiana del 1922 in camicia nera fu una grande involuzione, è vero che fece saltare alcune certezze secolari acquisite dalla prima classe, per esempio lo “jus prime noctis” ma il Benito da Predappio quando si ritrovò in cima alla piramide se la fece addosso.

Aveva promesso la fine di gabelle e privilegi della chiesa cattolica e il ridimenzionamento dell’assolutismo monarchico, ricordava Mazzini e la sua Giovine Italia con un bisogno di Repubblica che infiammò il popolo, ma una volta sceso dal treno della sua personale marcia su Roma fece in fretta a baciare l’anello del papa e a inchinarsi a Palazzo Reale. Iniziando un epoca di voltagabbana e tradimenti.

Da li il nostro Paese si è fatto 23 anni di retrocessione con 3 guerre disastrose (Africa, Albania e campagna di Russia) e la distruzione dei pochi Diritti civili conquistati dai lavoratori. Per i neri è importante il lavoro non i lavoratori. Dio Patria e Famiglia. E’ importante lo Stato non i cittadini.

E a ben vedere ancora oggi dopo i drammi passati sono ancora tante le “teste coronate” in Europa, segno che la ghigliottina in molti casi si é inceppata. E così sembra che le rivoluzioni di popolo non riescano mai compiutamente, se no perchè ancora oggi le differenze sociali e economiche sono così marcate. Perchè ancora esiste il problema povertà.

Eppure viene bene pensare che il benessere e la garanzia del Diritto, una grande uniformità sociale di uguaglianza e giustizia siano la medicina agognata in questa terra così sbilanciata, dove il 3% delle persone detiene l’80% della ricchezza, dove ancora troppi figli muoiono di carestia e malasanità, di malnutrizione e insolvenza economica.

E’ un evidente fallimento, un fallimento che è il fallimento di tutti, anche di quelli che dalle ridenti valli turistiche se la ridano in barba ad ogni uguaglianza rinforzando l’ingiustizia, alimentando l’odio e le differenze.

Ma la lotta emigra come i popoli e lontane rivendicazioni ricordano i tentativi rivoluzionari che ogni uomo ha sottopelle, dall’Africa all’America latina, dal Sarawi al Myamar, dal Venezuela al sogno mai domo di trsformazioni storiche e poetiche. Libertà, uguaglianza e fraternità per tutto il creato.

m@cwalt

email – macwalt1@yahoo.it

Sorgente: I poveri – m@cwalt – un colpo di remo

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