Pages Navigation Menu

il contenitore dell'informazione e della controinformazione

I misteri di Rousseau e il rischio di essere Cinque Stelle a metà – corriere.it

Davide Casaleggio (Imagoeconomica)

corriere.it – dopo gli attacchi degli hacker. I misteri di Rousseau e il rischio di essere Cinque Stelle a metà.Oggi il militante M5S può mettersi in rete con gli iscritti di un altro territorio, unirsi ad alcune campagne da fare sui social network. Ma il voto può non essere sicuro – di marco castelnuovo

«La democrazia rappresentativa è stata probabilmente il miglior modello che potessimo avere fino a qualche anno fa, ma grazie a Internet e agli strumenti che si possono utilizzare attraverso la rete oggi la partecipazione è probabilmente la migliore democrazia che si possa avere».

Davide Casaleggio ha un’idea perlomeno romantica della democrazia: clic: vota; clic: scegli il candidato; clic: promuovi un disegno di legge. Solo che Internet è reale, e la rete è imperfetta proprio come il mondo.

Basta un hacker, bene o male intenzionato, per mettere a rischio il progetto. Lo dimostra l’hackeraggio della piattaforma sulla quale gli iscritti del Movimento 5 Stelle possono discutere le varie leggi, votare per decidere chi candidare alle varie cariche o come i gruppi debbano comportarsi in Parlamento.

Il «sistema operativo Rousseau» è stato lanciato all’indomani della morte di Gianroberto Casaleggio, e rilanciato mercoledì con una presentazione ufficiale del figlio Davide alla Stampa estera.

È stata l’occasione per spiegare anche nuove funzioni riservate agli iscritti, alcune di queste davvero innovative.

Ma, forti della ribalta mediatica, gli hacker hanno approfittato per metterne in evidenza i buchi e violarne i database. Sono entrati in possesso di nomi degli iscritti, donazioni fatte, indirizzi di posta e numeri di cellulari di alcuni parlamentari.

La vulnerabilità

Grave, gravissimo per una piattaforma che dovrebbe introdurre un modello più trasparente di partecipazione alla politica. «Il sistema è vulnerabile», spiega David Puente, ex dipendente della Casaleggio e ora sminatore di bufale in rete. È stato lui il primo a dare l’allarme in rete e il più attivo a capire il livello della violazione.

Ma c’è un altro lato da osservare. Più delicato e più rischioso, per chi vuole dire addio alla democrazia rappresentativa.

Nessuno sa come il database è strutturato (l’Associazione Rousseau, che ha sede presso la Casaleggio ed è la proprietaria della piattaforma non lo spiega; il codice non è aperto a tutti, quindi non si può sapere). Se le votazioni vengono tracciate, sono controllabili e addirittura modificabili. Questo è il cuore del problema.

C’è — da sempre — un dubbio teorico-politico che è oggi ben rappresentato dal filosofo Biagio De Giovanni quando sostiene che «azzerare le mediazioni soprattutto del potere politico e delle culture politiche organizzate è proprio ciò che rende sempre più liberi i poteri indiretti e anonimi, un vero possibile boomerang per i teorici della libertà dal potere».

Ma c’è anche un aspetto più pratico legato alla sicurezza della Rete, del voto «libero e segreto».

 Voti certificati

Possiamo fidarci della democrazia digitale per le tecnologia che oggi abbiamo? Davide Casaleggio ha detto che è previsto che «alcuni dei voti verranno certificati da enti terzi». Basterà? Sì, se restano consultazioni non vincolanti all’interno dei partiti.

Ma quando queste determinano il candidato a sindaco di una città o il voto che un gruppo deve esprimere in Parlamento? Probabilmente ancora no. Il militante 5 Stelle già oggi può proporre leggi, obbligare i parlamentari a occuparsi di argomenti che lo toccano, discutere di normative da portare in Parlamento.

Può mettersi in rete con gli iscritti di un altro territorio, seguire corsi di formazione politica, unirsi ad alcune campagne da fare sui social network usando le stesse parole d’ordine e lo stesso materiale (una specie di volantinaggio del XXI secolo).

Ma se quando vota non è certo che il proprio voto è al sicuro, allora rischia di restare un militante a metà.

I modelli stranieri

Un altro mondo è possibile? Sì, ma per ora solo all’estero. C’è una tecnologia che si sta diffondendo sempre più e che è considerata una delle innovazioni che cambierà il mondo.

Si chiama Blockchain e si basa su un protocollo informatico peer to peer in grado di garantire la sicurezza delle transazioni: è la struttura alla base della moneta virtuale dei bitcoin, per intenderci. La sperimentano a vari livelli i partiti e i sistemi di governo in Islanda, Estonia, e Australia.

Garantisce sicurezza e trasparenza, perché la fiducia e la legalità di un’operazione non è appannaggio di un unico garante, ma assicurata da una rete sparsa tra più persone.

La certificazione diffusa è il punto non previsto da Rousseau. Ma senza trasparenza sarà difficile passare dai 140mila utenti attuali, al milione di iscritti che vuole Casaleggio entro il 2018.

Risultati immagini per dopo gli attacchi degli hacker I misteri di Rousseau e il rischio di essere Cinque Stelle a metà

Sorgente: Corriere della Sera

Spread the love
  •  
  •   
  •   
  •   
  •   
  •  
  •  
468 ad
< >

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *