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Furlan: «Pensioni, il tema non è chiuso. Va rilanciato il patto sociale» – avvenire.it

avvenire.it – Intervista. Furlan: «Pensioni, il tema non è chiuso. Va rilanciato il patto sociale».

La segretaria generale della Cisl: «Non chiediamo di togliere l’adeguamento dell’età, ma per alcune categorie è insostenibile. E bisogna parlare degli assegni ai giovani di oggi» Eugenio Fatigante

Portare avanti a settembre il tavolo sulle pensioni, senza alcuno stop, e insistere anzi su «un patto sociale allargato su investimenti, fisco e salari». Annamaria Furlan, segretaria generale della Cisl, è in questi giorni in montagna, ma sta pensando all’agenda dei lavori da sottoporre, alla ripresa, al governo.

Partiamo dalla previdenza? Il governo dice che non è una priorità il blocco dell’aumento dell’età dal 2019.

Noi, come sindacato, abbiamo fatto un accordo con il governo, che stiamo realizzando. La prima parte prevedeva meccanismi di uscita, come l’Ape, la seconda parte la riapertura di una discussione sui meccanismi che regolano l’aspettativa di vita. Quindi a settembre il tavolo deve andare avanti, la cosa di buon senso è proseguire in quello che abbiamo condiviso.

Molti, a partire dall’Inps, sostengono però che un blocco costerebbe troppo.

Tutti lanciano allarmi… La cosa vera è che l’attuale meccanismo diventa davvero insostenibile per tanti lavoratori: penso alle categorie interessate dall’Ape social, ai lavoratori precoci e usuranti e a quelli che vivono una particolare situazione di salute o di famiglia. Vi sono tanti lavori che è impensabile siano svolti, in prospettiva, fino a 70 anni. Nessuno ha mai chiesto di togliere il meccanismo, semmai di rallentarlo e di monitorare assieme cosa comporta. A settembre abbiamo tanto di cui discutere: c’è sia il tavolo sul lavoro, sia il tema della pensione per i giovani e della perequazione per gli attuali pensionati. Su tutti i punti spero di realizzare, mantenendo i piedi per terra e col buon senso di tutti, dei passi avanti.

Per i giovani si parla di una pensione ‘di garanzia’ e del riscatto gratuito della laurea, ipotesi messa in campo dal sottosegretario Baretta.

Sono forme tutte assolutamente interessanti sulle quali sviluppare il confronto. Nel sistema tutto contributivo, in cui va peraltro tenuto conto che non ci sarà più la pensione sociale, i giovani sono penalizzati in modo insopportabile. Se non mettiamo le mani a questo diabolico combinato disposto il contributivo e l’adeguamento automatico dell’età – sono destinati a essere dei futuri anziani poveri. Si tratta di identificare le priorità, costruendo un percorso a tappe.

Come valuta il dato sul Pil?

Finalmente il Paese ha ripreso a crescere, dopo gli anni di crisi vissuti è una buona cosa. Certo, non c’è mai limite al meglio, siamo ancora lontani dai livelli pre-crisi, i punti di Pil ma soprattutto i posti di lavoro da recuperare sono ancora molti. Servono sostegni veri. Per questo al piano Industria 4.0 del ministro Calenda – con incentivi che devono riguardare tutti i settori, penso ai servizi, al commercio e turismo, anch’essi chiamati a un rinnovamento importante – dobbiamo affiancare anche un Lavoro 4.0, un sostegno formativo importante per tutti i lavoratori. Per rafforzare i primi dati positivi bisogna puntare poi sulla crescita del Sud, sulle infrastrutture materiali e digitali, sull’innovazione, sulle politiche attive, sulla scuola…

A proposito: cosa ne pensa della sperimentazione del diploma in 4 anni?

Bisogna riflettere in maniera adeguata. Non crediamo che sia questa oggi la priorità. Credo che i nostri giovani hanno bisogno di più formazione, da declinare in un modo più sinergico. Più che ridurre la durata della scuola superiore, servono dosi massicce di vera alternanza scuola-lavoro. E poi bisogna rinnovare subito il contratto per tutto il personale della scuola con le risorse opportune.

E il capitolo contratti?

Abbiamo già siglato con tutte le organizzazioni datoriali un’intesa sui nuovi modelli di contrattazione che premiano innovazione e produttività, molto rafforzata quindi sul secondo livello. A settembre spero di portare a casa l’accordo pure con Confindustria. Perché è proprio il settore manifatturiero che ne ha più bisogno. Mi auguro poi che si inizi a discutere col governo una riforma che manca all’appello.

Quale?

Quella per riequilibrare il sistema fiscale, oggi troppo oneroso per il mondo lavoro, come anche per le famiglie che sono sempre tema di grande propaganda in campagna elettorale, ma poi ci si dimentica di loro. La defiscalizzazione del secondo livello è stata già un buon risultato, ma occorre rimettere mano all’Irpef.

Punta, insomma, a un vero rilancio della concertazione?

Del confronto. Quando le cose si sono fatte in passato con il dialogo sociale, sono andate assolutamente meglio.

Nessuna nostalgia per il governo Renzi?

Alla fine, abbiamo fatto accordi anche con quel governo: per rimettere mano alla legge Fornero e sui contratti pubblici, Bisogna andare avanti. Abbiamo avuto un periodo in cui il confronto era assolutamente negato, diciamo che Renzi ci ha impiegato un po’ troppo a capire che nel confronto non si sminuisce il valore della politica.

Come valuta il progetto di taglio del costo del lavoro nella manovra?

Mi pare assolutamente positivo, credo che sia importante renderlo strutturale. C’è bisogno di scelte durature nel tempo. Per combattere innanzitutto la disoccupazione giovanile, vero dramma che abbiamo davanti, ma è innegabile che c’è anche una fascia di 50-60enni che perdono il lavoro e ai quali vanno garantite opportunità e soluzioni. Attraverso nuove politiche attive del lavoro, su questa seconda parte del Jobs act siamo tremendamente in ritardo.

Come vede la ripresa di settembre?

Voglio essere fiduciosa sulla coerenza di tutti. Abbiamo siglato delle intese, una parte sono state realizzate, un’altra parte va chiusa ora. Elezioni o no, bisogna andare avanti. La stabilità serve innanzitutto a questo e, pertanto, chiama a una responsabilità in tal senso tutte le forze politiche.

Ma lei la vede questa responsabilità?

No, assolutamente no. Vedo una politica concentrata su altro proprio ora che cominciamo a vedere i primi segni strutturali di ripresa. E questo mi preoccupa.

Studi superiori di 4 anni e Settimana sociale. Scuola e lavoro: il nodo non è «breve»

Sorgente: Furlan: «Pensioni, il tema non è chiuso. Va rilanciato il patto sociale»

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