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Franco, candidato in Kenya: “Amo Napoli ma qui lotto per i contadini poveri”

Promette, se sarà eletto, di battersi soprattutto per i poveri che lavorano la terra e non hanno diritti, di devolvere il suo stipendio in beneficenza e, da napoletano e accanito tifoso del Napoli, di chiedere al presidente della squadra partenopea Aurelio De Laurentiis “l’apertura di una scuola calcio a Malindi, perché qui i bambini l’unico sport che possono permettersi è tirare calci a un pallone, quando ce l’hanno…”. A parlare all’Adnkronos è Franco Esposito, 75 anni, in Kenya da quasi 50, è il primo “mzungu” (bianco) italiano candidato alle elezioni nazionali dell’8 agosto, in corsa per un posto in Parlamento.Il Kenya andrà al voto, martedì 8 agosto, per eleggere il nuovo presidente della Repubblica tra otto possibili candidati, anche se la partita si gioca tra l’attuale presidente Uhuru Kenyatta e il leader dell’opposizione Raila Odinga. Alle urne sono chiamati 20 milioni di cittadini, che dovranno dare il loro voto per rinnovare presidenza, parlamento e circoscrizioni locali. Ma sulla tornata elettorale pesano due grandi incognite: da un lato il testa a testa fra i due sfidanti e il rischio che nessuno dei due raggiunga il quorum del 50% rinviando tutto ai ballottaggi, e l’ombra lunga delle violenze e scontri, non nuovi al Paese.Esposito, cittadino keniano, conosciuto dalla popolazione locale come ‘Kasoso Wa Baya’, il nome concessogli dai capi villaggio in segno di riconoscenza per il suo costante impegno in campo sociale, con progetti di aiuto alla popolazione locale. Oggi è sposato con una olandese e ha un residence a Malindi, ma continua a voler portare la sua professionalità e le sue idee di sviluppo al servizio della popolazione.”Finora ho sempre cercato di aiutare, magari con la realizzazione di piccole opere o devolvendo soldi per pagare la scuola ai bambini poveri, ma mi rendo conto che è una goccia nel mare – dice – per questo, se siederò in parlamento, lavorerò affinché queste cose vengano fatte dallo Stato”. Esposito si presenta per il ‘Kadu Asili’, formazione indipendente della costa più vicina alla maggioranza che all’opposizione.Per esempio, “mi batterò perché vengano dati titoli di proprietà ai contadini che lavorano la terra, senza i quali non possono andare avanti. Un titolo serve come garanzia per avere un prestito in banca e fare così piccoli, ma necessari, investimenti, dall’acquisto dei fertilizzanti alla manodopera. Negli anni infatti la popolazione è cresciuta (dagli 8 milioni del 1963, quando il paese conquistò l’indipendenza, ai 40 milioni di oggi), migrando e occupando le zone una volta remote per coltivare la terra. Per loro oggi è molto importante avere un titolo di proprietà sul loro appezzamento di terreno”. Ma – assicura – “mi darò da fare anche per realizzare opere per garantire l’irrigazione. Nella nostra zona, basterebbero dei pozzi artesiani per garantire tre raccolti l’anno ai contadini”.Esposito di queste cose ne capisce eccome, grazie al suo passato da tecnico: il 26 aprile 1967 – al fianco del suo mentore Luigi Broglio, padre della fisica aerospaziale italiana, con il quale lavorerà per 36 anni – era nella squadra che organizzò a nord di Malindi il lancio del primo satellite nello spazio dall’Est Africa.”Installare le piattaforme di lancio fu un’avventura indimenticabile – racconta – gli stessi americani non riuscivano a capacitarsi che avessimo sistemato tutto in meno di sei mesi e che durante le fasi della messa in opera non ci fosse scappato il morto. Usavamo anche mezzi di fortuna, ma eravamo giovani e incoscienti. Per salire sulle piattaforme usavamo scalette di corda improvvisate e per issare Broglio usavamo le stesse corde, e lui si infilava in un secchio”.Oggi il Kenya è molto cambiato “è un paese che compete a sud dell’Equatore con il Sudafrica e in alcuni campi è più avanzato – spiega Esposito – è cresciuto con percentuali del 12-13% e attualmente la crescita è al 7%, una cifra che sarebbe miracolosa per l’Europa. Ci sono grossi investimenti e c’è ancora molto da fare – aggiunge – penso a all’Italia, all’Europa, prima che la Cina metta le mani dappertutto come ha già cominciato a fare. Ed è un paese che crescerà ancora”.”Restano ancora molti problemi – ammette – a partire dalla diseguaglianza nella ricchezza, con zone dove sono concentrati i grandi ricchi rispetto ad aree, come la costa o le zone al confine con l’Etiopia e la Somalia, dove c’è una povertà enorme. E poi – aggiunge -c’è il grande cancro della corruzione, che qui ‘mangia’ il 30% degli investimenti”.Ma il Kenya è ormai il paese che lo ha adottato al 100% e gli ha concesso la cittadinanza. E l’Italia? “Si resta sempre italiani, ma del mio paese- confessa- mi manca solo Napoli, la mia città. L’Italia invece, vista da qui, sta andando a rotoli e appare come un grande caos. La politica con troppi partiti che litigano fra loro ma non concludono niente. Un paese meraviglioso che però vive solo del suo passato e delle bellezze che la storia ci ha regalato ma che non ha futuro e non cresce ma arr

Sorgente: Franco, candidato in Kenya: “Amo Napoli ma qui lotto per i contadini poveri”

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