Ogni tre pasticche di droga vendute in Italia, una non contiene quello che il compratore pensa di assumere. Questo è quanto emerge dal lavoro congiunto della cooperativa Alice e del centro antidoping Alessandro Bertinaria, che negli ultimi 12 mesi hanno testato più di 300 campioni all’interno del progetto europeo Baonps, nato per ridurre l’impatto delle droghe sintetiche nei luoghi di consumo.

Ora i finanziamenti dell’Unione europea sono finiti e il progetto rischia di naufragare per mancanza di fondi: “Negli ultimi due anni abbiamo ricevuto 50.000 euro dall’Ue – racconta Lorenzo Camoletto, project manger di Baonps Italia – ma adesso senza queste sovvenzioni rischiamo di chiudere.

Altri Paesi come la Svizzera, la Spagna e il Portogallo hanno già dei progetti finanziati dallo Stato, mentre noi ancora no”.

Il lavoro degli operatori, affiancati da medici e chimici, è quello di andare nelle situazioni a rischio, come i rave party e le serate in discoteca, per informare i giovani sul pericolo delle droghe e offrire un controllo gratuito delle sostanze acquistate.

“Ogni volta organizziamo un piccolo pronto soccorso con personale medico che sa come agire in caso di overdose – spiega Camoletto – poi, utilizzando un dispositivo laser portatile, diamo la possibilità ai ragazzi di verificare cosa ci sia dentro le pasticche che hanno comprato”.

Lo strumento di cui parla l’operatore è poco più grande di uno smartphone e utilizza un fascio di luce per capire quale sia la composizione di una pasticca: “Quando una persona ci porta una sostanza da analizzare, noi non la tocchiamo neanche – racconta Enrico Gerace, analista del centro antidoping Bertinaria – ma proiettiamo il nostro laser su una porzione del prodotto e nel giro di un minuto abbiamo il risultato”.

“Con questo metodo abbiamo scoperto più di 10 nuove droghe – spiega ancora Gerace – Ogni volta abbiamo allertato l’Istituto Superiore di Sanità e gli altri partner europei; così chi produce e commercia questa sostanza può essere fermato”.

Tra le nuove sostanze scoperte c’è anche il metilone, una molecola che mima gli effetti dell’Mdma (il principio attivo dell’Ecstasy) ma ha un livello di tossicità maggiore e possibili effetti collaterali ancora ignoti.

Le sostanze ancora legali che emulano le droghe già presenti sul mercato vengono sintetizzate per lo più nel sud-est asiatico e si riversano nel resto del mondo anche attraverso il dark web: “Adesso esiste un motore di ricerca sul deep web che si chiama Grams – racconta Camoletto – qui si possono trovare sempre nuove droghe con la descrizione delle molecole illegali che vanno a mimare”.

 “Quando scopriamo che la sostanza comprata è diversa da quella che si pensava – continua sempre Camoletto – la metà delle persone rinuncia ad usarla e la butta; questo è di sicuro un altro successo del progetto. Anche negli altri casi cerchiamo di persuadere i ragazzi a non utilizzare la droga, ma se non ci riusciamo almeno li mettiamo in guardia sulle possibili interazioni e i pericoli dell’assunzione”.
Oltre al drug checking, gli operatori mettono a disposizione anche uno spazio chiamato chill-out, utile a far riposare chi è alterato per impedirgli di guidare sotto effetto di alcool o altre droghe. “Finora abbiamo portato il nostro lavoro in sei regioni italiane e speriamo di continuare a farlo – conclude Camoletti – per questo stiamo cercando nuovi finanziatori”.

Per Angela Debernardis, direttrice del dipartimento delle dipendenze di Ivrea, la continuazione del progetto è fondamentale: “Anche noi collaboriamo con gli operatori del Baonps – spiega la direttrice – e abbiamo capito che esiste un mondo sommerso di consumatori senza nessuna idea delle sostanze che assumono; per questo la prevenzione è vitale”.

di Stefano Ciardi