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Contenti, ma non troppo

I segnali positivi sono “diffusi”, la crescita “si consolida” e gli italiani ricominciano a spendere. La fotografia che l’Istat immortala nella nota mensile di luglio sull’andamento dell’economia italiana ha tinte positive. Una fiammata o un trend robusto? Huffpost lo ha chiesto agli economisti Francesco Daveri e Daniel Gros, rispettivamente ordinario di politica economica all’Università Cattolica a Piacenza e direttore del think tank Ceps di Bruxelles. Il giudizio che emerge è unanime e cioè che l’Italia ha imboccato la strada giusta, ma i segni della crisi, sottolinea Daveri, “non sono stati cancellati”.La Banca d’Italia, il Centro studi di Confindustria e il Fondo monetario internazionale non hanno dubbi: il Pil crescerà stabilmente quest’anno sopra l’1%, ma la percezione che gli italiani hanno della ripresa, e quindi anche degli effetti della crisi iniziata nel 2007, mette in luce una discrepanza evidente. “Quello dell’Istat è complessivamente un quadro positivo, ma mi aspetto un secondo trimestre in linea con il primo, quindi intorno allo +0,3-0,4%. L’economia è in ripresa, è ritornato il segno più, la produzione industriale è positiva, ma i segni della crisi non sono stati cancellati”, spiega Daveri. Anche Gros mette in guardia sui facili entusiasmi: “È un ciclo promettente, ma ancora l’Italia non sta alla velocità degli altri Paesi. La velocità passa da pessima ad appena soddisfacente”.Uno dei settori che secondo l’Istituto nazionale di statistica risulta in salute è quello dei consumi che iniziano a invertire il trend negativo anche se, come sottolinea Confcommercio, l’accelerazione registrata a giugno (+0,6% per le vendite al dettaglio, +0,9% per la spesa alimentare) non basta a riportarli in positivo: nel secondo trimestre dell’anno sono calati sia in valore che in volume, rispettivamente dello 0,3% e dello 0,2 per cento. “L’economia sta migliorando: prima la crescita era molto lenta e quel poco era trainata dall’export. Ora che questo surplus esterno si è stabilizzato in positivo allora è naturale che i consumi interni inizino a ripartire e quindi gli italiani ritornano a consumare”, sottolinea Gros.Daveri sottolinea come rispetto al punto più profondo della crisi, cioè il primo semestre del 2014, “i numeri dicono che ci sono 900mila occupati in più”. Ma è altrettanto vero, sottolinea l’economista, che se si mettono insieme i dati sugli occupati e i salari reali, c’è stata sì una “qualche crescita, ma non tale da giustificare un boom dei consumi”.Uno dei deficit della ripresa italiana è il settore immobiliare. La produzione delle costruzioni, si legge nella nota dell’Istat, “non evidenzia ancora una chiara ripresa”. L’Istituto di statistica spiega che se da una parte “il mercato immobiliare è caratterizzato da una vivacità negli scambi”, il trend non è accompagnato “da movimenti al rialzo dei prezzi delle abitazioni che, nel primo trimestre 2017, sono rimasti sui livelli del trimestre precedente”. “Senza l’immobiliare è difficile una ripresa duratura. L’immobiliare è stato sempre l’ingrediente numero uno nelle riprese passate: ora continua a mancare all’appello tanto è vero che è ripartito il mercato, ma le compravendite sono ripartite a prezzi stabile”, sottolinea Daveri.La direzione è quella “giusta”, rimarca Gros, “l’economia è in ripresa”, gli fa eco Daveri. Ma le cicatrici della crisi non si sono ancora rimarginate: “In tre anni abbiamo recuperato 2,5 punti di Pil, ma dal 2007 a oggi ne abbiamo persi dieci”, osserva Daveri. Contenti, ma non troppo.

Sorgente: Contenti, ma non troppo

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