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Case per i profughi, così sarà liberato il villaggio olimpico – lastampa.it/torino

foto – L’ex Moi Nella struttura i migranti vivono oramai da 4 anni: in molti nel frattempo hanno anche trovato un lavoro

lastampa.it/torino – Case per i profughi, così sarà liberato il villaggio olimpico. Palazzi occupati da 4 anni: via al trasloco, Comune e Diocesi trovano 130 abitazioni – giuseppe bottero

Torino – La ferita di Torino verrà sanata un pezzo alla volta. L’operazione per svuotare il Moi, l’ex villaggio olimpico occupato da almeno quattro anni, è partita.Quasi in silenzio. L’umanità disperata che affolla quattro palazzine nel quartiere Lingotto verrà trasferita in piccole strutture sparse sul territorio, accompagnata verso un posto di lavoro.

È una strategia morbida, figlia di un patto a sei firmato da Prefettura, Comune, Diocesi, Compagnia di San Paolo, ex Provincia e Regione.

Un’alleanza trasversale nata dopo le tensioni dello scorso novembre: un raid degli ultras, decine di migranti in strada, i negozi sbarrati per paura.

Le domande senza risposte

La prima soluzione è stata aumentare i controlli, con una camionetta dell’Esercito.

 Poi è nato il piano che, nei prossimi giorni, porterà al trasferimento dei primi venti occupanti in locali della Città e della Diocesi. Il percorso è stato lento, accidentato.
Ma la parola «sgombero», evocata più volte, è scomparsa da qualsiasi tipo di comunicazione.

«Quando siamo partiti si parlava di millecinquecento persone. Con dei numeri così grandi immaginare un’operazione di polizia sarebbe stato complesso.

Significava prendere queste persone con la forza, spostarle, e poi decidere il loro destino» racconta Sona Schellino, l’assessora alle Politiche Sociali della Giunta Appendino. È stata creata una task force, con un project manager selezionato dalla Compagnia.

Primo passo: il censimento volontario, con una mappa delle etnie. Risultato: gli stranieri che affollano le palazzine sono 750.

Forse qualcuno di più, visto che tanti, nei giorni d’estate, si spostano a Saluzzo per la raccolta delle pesche. «Abbiamo cercato di conoscere chi fossero queste persone, per capire se avessero la capacità di cercare un lavoro o di essere trasferiti in altre unità abitative, diffuse sul territorio» ragiona Schellino.

Migranti, ecco il piano sugli sgomberi

Ci si è mossi tra gli ostacoli. Molti occupanti non ne vogliono sapere di liberare gli stabili, altri temono di peggiorare la propria condizione.

«La verità è che molti hanno trovato un loro equilibrio, pur con tutte le difficoltà del caso», ha spiegato il project manager ai capigruppo del Consiglio comunale che l’hanno incontrato.

È stata complicata anche la ricerca delle case, che pure procede. Oltre agli appartamenti della Città, entro fine anno verranno messe a disposizione 80 strutture della Diocesi.

Altre 50 saranno decise con un bando pubblico che partirà nelle prossime settimane e resterà aperto per un mese.

A pagare la ristrutturazione è la Compagnia, la «cassaforte» della città che si sta trasformando, spiega il presidente Francesco Profumo, «in un agente di sviluppo». Il Moi è una priorità.

«E’ fondamentale che questo diventi un modello da studiare perché sia replicabile», dice. In parallelo, sono partiti i corsi di italiano e i tentativi per trovare un’occupazione ai migranti.

Il vero problema. Oggi 10 stanno già lavorando come aiuto cuoco tra Torino e la prima cintura, 20 sono stati assunti nei cantieri navali di Fincantieri in Liguria, Friuli e Veneto e altri 20 li raggiungeranno entro settembre.

L’obiettivo è «un accompagnamento all’indipendenza economica e alla cittadinanza». Rispetto ai progetti iniziali – tutto sanato per la primavera – i tempi, per forza di cose, saranno più lunghi.

E quest’estate centinaia di profughi sono rimasti lì, nei cortili delle palazzine, tra i barbieri fai-da-te e i commerci autogestiti, in attesa di capire che autunno sarà.

Sorgente: Case per i profughi, così sarà liberato il villaggio olimpico – La Stampa

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