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Baruffi e la frontiera dell’ulivo più a nord d’Italia: «Mi davano del pazzo, ho piantato lo stesso» – corriere.it/cronache

corriere.it/cronache – Baruffi e la frontiera dell’ulivo più a nord d’Italia: «Mi davano del pazzo, ho piantato lo stesso».

La sfida di Carlo Baruffi, rivenditore di auto che ha centinaia di questi alberi in Valtellina. Oltre il 46mo parallelo, sopra Sondrio, c’è l’estrema frontiera nord dell’olio di oliva italiano   di Agostino Gramigna

«Sono un uomo pacifico, gioviale, accomodante, ho 74 anni e non spreco certo il tempo in moti di rabbia». Però quando un contadino lo ha accusato di essersi montato la testa, di voler fare cose contro natura, non ce l’ha fatta a trattenersi.

E Carlo Baruffi è sbottato. «L’ulivo mi piace e lo pianto qui in Valtellina. Hai capito?». Il contadino tutti i torti non li aveva.

Dal suo punto di vista piantare un ulivo a seicento metri d’altezza, a Poggiridenti, qualche chilometro sopra Sondrio, tra viti secolari e pascoli di mucche, non aveva molto senso.

Per questo s’era permesso di dire a brutto muso: «Non capisci niente di agricoltura, dove pensi di abitare sul Garda? Ti sei montato la testa».

Rivenditore di auto

Carlo Baruffi, rivenditore di auto Peugeot, nato quando i tedeschi occupavano ancora il Nord Italia, la testa non se l’era montata. «Figuriamoci». Fa parte di un ceppo di gente semplice e laboriosa.

Terra di Valtellina, dove da secoli coltura della vigna e cultura della montagna scandiscono i tempi della vita. Il rivenditore di auto però ha rischiato di pagare cara la sua idea bizzarra.

Gli davano del pazzo, aveva tutti contro: la Coldiretti, gli amici, i contadini e pure la moglie. Perché nessuno prima di lui aveva pensato di piantare ulivi lassù, sulle Alpi, a due passi dalla Svizzera.

Oggi però la scommessa l’ha vinta lui. Coldiretti certifica: «Oltre il 46esimo parallelo in Valtellina si trova l’estrema frontiera nord dell’olio d’oliva italiano.

Negli ultimi dieci anni la produzione è passata da zero a sedici mila piante su oltre 50 mila metri quadrati di terreno». Carlo non è un contadino.

Da ragazzo ha imparato dal padre il mestiere del fabbro, poi ha cominciato ad aggiustare lambrette e infine è passato alla vendita di auto. I primi ulivi li ha piantati sedici anni fa, per gioco.

Ha creato un po’ di posto nel vigneto e accanto all’uva ha innestato trenta pianticelle. Le guardava e pensava tra sé, cresceranno?

Oggi sono 380 i suoi alberi che danno i frutti a novembre, quando con gli amici inizia la raccolta e porta le olive a Biosio, vicino Como, perché in Valtellina i frantoi non ci sono. «Pure a Biosio mi prendevano in giro e ridevano, “ma va là, le olive della Valtellina. Queste vengono dal Garda”».

La moglie e il burro

Carlo non è un visionario che ha utilizzato il giardino di casa per realizzare un miracolo. O per fare un dispetto a contadini e amici. C’è dell’altro. C’entrano i colori. E i mutamenti climatici. Anni fa aveva comprato una casa in Liguria, a Sanremo.

«Lì ci sono tanti ulivi. Quando camminavo tra gli alberi pensavo al verde che fanno anche d’inverno». Sul suo terrazzamento gli ulivi non superano i tre metri. Carlo è con suo figlio, stanno tagliando i pezzi di ramo che non danno frutti.

Ne butta via uno e dice: «Ora tutti mi seguono, conosco contadini che hanno piantato a 700 metri». Butta un altro ramo e indica il cielo. «Mio padre coltivava la vigna. Faceva del buon vino, 10 massimo 11 gradi.

Quando un anno è arrivato a 13 gradi ho capito che qualcosa stava succedendo, il clima stava mutando. Vuoi vedere che pure l’ulivo cresce qui?».

I rami sono stati raccolti, il figlio asciuga il sudore dalla fronte, mentre la moglie si prepara in cucina. Col tempo anche lei gli ha dato ragione. Pian piano ha accettato lo «straniero».

«Adesso prepara la salsa con l’olio e non usa il burro quando c’è da preparare una bistecca. Sa, qui da noi le abitudini sono radicate, il burro è il re della tavola, è dappertutto».

I corsi

Coldiretti ha iniziato i corsi per insegnare i segreti della nuova coltura. Ci sono progetti per un frantoio in zona. Albero Marsetti, presidente dell’associazione di Sondrio, afferma che l’olio valtellinese è di ottima qualità. «Ma siamo solo all’inizio».

L’anno scorso Carlo ha prodotto 30 quintali di olive e tre di olio. Lo imbottiglia e lo fa assaggiare anche ai suoi amici liguri e ai parenti in Umbria. «Quando dico che arriva a costare 35 euro al litro loro si scaldano e non ci credono. Ma è così».

Sorgente: Corriere della Sera

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