L’Ater Roma, in crisi in crisi di liquidità, diminuirà le ore di riscaldamento per i propri alloggi e provvederà al distacco immediato del servizio ai morosi che non regolarizzeranno la loro posizione entro metà settembre.

Si preannuncia un inverno piuttosto rigido nelle circa 50.000 case popolari della Capitale, abitate in buona parte da anziani e famiglie numerose con bambini piccoli.

L’azienda regionale, che ad agosto ha sventato per un soffio il default dovuto ai suoi 1,45 miliardi di euro di debiti – pericolo che si riproporrà alla fine di settembre, in scadenza della seconda rata del piano di rientro con Equitalia – ha deciso di passare alle maniere forti nei confronti dei suoi inquilini morosi, stavolta anche a costo di coinvolgere nei disservizi chi paga regolarmente le bollette.

Nei giorni scorsi, in uno dei complessi del quartiere popolare del Trullo, è apparso il seguente avviso, datato 3 agosto 2017: “Si informa l’utenza che, a partire dalla prossima stagione invernale 2017-2018, il servizio di riscaldamento subirà una riduzione delle ore di accensione a causa dell’alta morosità riscontrata dall’Azienda nel pagamento delle quote di competenza”.

E ancora: “Nello specifico s’invitano gli utenti morosi a regolarizzare, entro 45 giorni dalla presente, le proprie posizioni debitorie già contestate tramite diffide e avvisi, in caso contrario si procederà al distacco di ogni singolo alloggio insolvente”.

L’AZIENDA: “CAMPAGNA CONTRO LE MOROSITÀ”. PRONTE INTERROGAZIONI – Il direttore generale di Ater, Franco Mazzetto, contattato da ilfattoquotidiano.it ha confermato la notizia chiarendo che l’iniziativa “va letta all’interno della campagna contro le morosità avviata dall’Ater Roma”.

Fonti dell’ufficio tecnico Ater, inoltre, spiegano che “per effettuare distacchi si darà precedenza alle morosità storiche e alle zone a minore impatto sociale”, aree come San Saba, Monti o Testaccio, sebbene tale affermazione al momento sia contraddetta dagli stessi avvisi apparsi proprio al Trullo, non esattamente un quartiere d’elite. Proprio per questo, la presa di posizione dell’Ater Roma rischia di creare numerose polemiche e ricorsi giudiziari.

Marco Palma, consigliere del Municipio XI, ha annunciato che il suo partito, Fratelli d’Italia, presenterà un’interrogazione in Consiglio regionale, attraverso il proprio esponente di riferimento, Giancarlo Righini, spiegando che “questa vicenda ci fa capire come il presidente Nicola Zingaretti sta gestendo l’Ater”.

Sui social network, nel frattempo, alcuni inquilini hanno già annunciato di volersi rivolgere agli avvocati e alle sigle sindacali per impugnare l’eventuale provvedimento, giudicato “illegittimo e discriminatorio”.

QUANTO PESANO I MANCATI PAGAMENTI – Bisogna specificare che gli assegnatari più o meno regolari degli alloggi Ater ricevono una bolletta unica sia per l’affitto che per le utenze, metodo più volte contestato da sindacati come l’Unione Inquilini. D’altro canto, l’elevata morosità è uno dei mali che ha portato l’azienda regionale sull’orlo del default.

Solo per quanto riguarda i canoni non incassati per il 51,08%: a fronte di bollette emesse per 78,9 milioni di euro, gli inquilini corrispondono regolarmente appena 38,6 milioni, ben 40,3 milioni di differenza: in 10 anni sarebbero oltre 400 milioni persi per strada.

Non solo. Fin qui, il tentativo di “aggredire le morosità pregresse” è miseramente fallito: su un importo di 25,3 milioni ne sono stati recuperati appena 2,3 più 4 rateizzati.

Sul fronte del pagamento delle utenze, al contrario, l’azienda al momento non ha saputo dare cifre precise, anche se “è probabile che i numeri siano molto simili, tali da raddoppiare il fenomeno: chi non corrisponde il canone d’affitto, non paga nemmeno il riscaldamento”.

Va ricordato, a proposito, che è in corso un processo in Corte dei Conti, conseguente alle indagini del procuratore regionale Guido Patti, con ben 20 ex dirigenti Ater alla sbarra ai quali viene contestato un presunto danno erariale di circa 25 milioni di euro.

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