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Articolo Uno, Pisapia e Pd in una trappola perfetta e senza via d’uscita – nuovAtlantide.org

di Gian Franco Ferraris – 15 agosto 2017

Finale di partita

In questa estate i giornali che da anni avevano rappresentato Renzi come l’unico leader forte nel teatro della politica, come d’incanto sono fitti di retroscena che lo descrivono debole, isolato e accerchiato nel suo stesso Pd. Le congiure sarebbero ordite dalla sinistra di Orlando in tandem con Pisapia, dalla coppia cattolica Franceschini/Delrio e avrebbero a rotazione la complicità dei ministri emergenti Minniti e Calenda sino alla benedizione dei padri nobili di Prodi e E. Letta.

L’attacco si sta sviluppando su due nodi cruciali dello scenario politico: la legge elettorale e le alleanze. La bufera si scatenerà a novembre con le elezioni regionali in Sicilia, dove la nuova e cocente sconfitta del Pd minerà definitivamente le illusioni dell’elettorato Pd che ancora in primavera alle primarie avevano riposto una fiducia cieca in Renzi. La sconfitta nell’isola si preannuncia tanto netta che anche i seguaci più indomiti si renderanno conto della necessità di correre ai ripari per evitare la batosta che attenderebbe il Pd alle politiche di primavera. Il fine per la ricomposizione sarà quanto mai onorevole e pure rappresenterà un forte richiamo per il popolo di sinistra: sbarrare la strada a un governo della destra retriva e reazionaria.

La soluzione sarebbe “quasi” a portata di mano, una riesumazione dell’Ulivo e  una legge ellettorale con premio di maggioranza alle coalizioni che obbligherebbe le varie sinistre all’alleanza con il Pd se vorranno sopravvivere. Questa ipotesi, al di là delle finzioni, di fatto metterebbe fuori gioco i volenterosi che faticosamente cercano di costruire un nuovo soggetto politco di rottura con il passato del centrosinistra e del Partito democratico.

Questo piano potrebbe commuovere quello che resta del popolo di sinistra, da sempre sensibile all’unità e spaventato dal fatto che le divisioni potrebbero agevolare la vittoria di una destra populista e xenofoba.

Penso che occorre riflettere su due questioni cruciali:

1) questo progetto ha qualche possibilità concreta di realizzazione?

2)  quali sarebbero le conseguenze se andasse in porto?

Esaminiamo i punti in dettaglio:

1) Il piano ha pochissime possibilità di riuscita, Forza Italia e il Movimento 5 Stelle hanno manifestato da tempo la preferenza per un sistema proporzionale. L’accordo raggiunto anche con l’assenso della Lega Nord si è inceppato per un incidente di percorso, un emendamento è stato approvato con la maggioranza del voto dei parlamentari e il Pd ha ritirato il disegno di legge dimostrando una volta di più di quanto siano in crisi le istituzioni  democratiche in questo Paese. E’ tuttavia del tutto evidente che è impossibile in queste condizioni  trovare una maggioranza per votare un sistema maggioritario che avrebbe effetti autolesionistici per due coalizioni su tre. Vale la pena di ricordare che la strategia dei “maggioritari” si scontra con gli interessi di Renzi e Berlusconi. Il primo, al di là delle ostentazioni verbali, sa benissimo di essere perdente e spera solo in un risultato che gli consenta di avere un ruolo dopo le elezioni in un’alleanza con Forza Italia e con docili cespugli di destra, centro o manca. Berlusconi invece ha così miracolosamente la possibilità di tornare a essere il centro dello scacchiere politico sia con l’alleanza con il Pd (da fare dopo le elezioni e da non dichiarare prima) o come perno moderato alleato con la Merkel in una alleanza di destra.

2) Se comunque passasse una legge maggioritaria, gli organi di stampa unanimemente e quotidianamente sottolineano i rischi dell’ingovernabilità del sistema proporzionale dimenticando che è il sistema di gran lunga più usato in Europa e consente agli elettori di votare il partito o movimento che più li rappresenta perchè consente al partito votato di superare la soglia di accesso al parlamento mentre, al contrario, con un sistema maggioritario si verificherebbe la trasformazione di una minoranza di voti in un’ampia maggioranza di seggi.

Fa specie che l’ultimo in ordine di tempo  a sostenere il maggioritario sia stato il ministro Andrea Orlando (su La Stampa di sabato) che  contro le maggioranze instabili propone pure l’alleanza fra Pd, MDP e i seguaci di Alfano (peraltro è la stessa alleanza che sostiene Gentiloni con ampia maggioranza alla Camera e stringata al Senato).

Se la strategia di Orlando andasse in porto sarebbe per il centrosinistra una vera catastrofe, questa coalizione non raggiungerebbe il 25% dei voti e sarebbe superata facilmente sia dal M5 Stelle che dalla destra. La previsone è alquanto facile se solo si riflette un poco:

a) in questi 25 anni c’è stata sempre una alternanza di governi Berlusconi, Prodi-D’Alema-Amato, Berlusconi, Prodi, Berlusconi, Monti, Letta-Renzi-Gentiloni. Il motivo è chiaro: nella grave crisi dell’Italia con l’impoverimento del ceto medio, la disoccupazione crescente, i salari bassi chi ha governato ha scontentato l’opinione pubblica.

b) Il Pd dalla nascita con Veltroni (e anche prima con Occhetto) è sempre stato sovrastimato nei sondaggi prima delle elezioni per il semplice motivo che le campagne elettorali fanno la differenza e Berlusconi negli ultimi 15 giorni ha sempre rimontato dai 5 agli 8 punti e la stessa cosa ha fatto Grillo nel 2012. E’ curioso casomai il fatto che ad ascoltare i commenti sulla rete parrebbe che sia stato D’Alema a forza di inciuci a rafforzare Berlusconi, mentre in realtà Berlusconi ha anche perso, nonostante la popolarità di cui godeva e la forza economica e televisiva, e ora la sinistra rischia di chiudere bottega con un Berlusconi decrepito.

c) I seguaci di Alfano e Articolo Uno/Pisapia alleati con il Pd non prenderebbero voti perchè gli alfaniani voterebbero Berlusconi o alleati mentre gli elettori di sinistra, dopo le politiche di destra del governo Renzi, si rifugerebbero ancora di più nell’astensione o nel voto pentastellato.

d) I temi principali sulla scena politica sono da tempo l’immigrazione e le spese della politica, tradizionalmente due cavalli di battaglia della destra.

Peggio ancora se dopo le elezioni in Sicilia Renzi venisse sostituito  dai congiurati: il Pd di Franceschini, Orlando e C. non arriverebbe al 20% neanche con il binocolo.

Queste riflessioni sono piuttosto semplici e stupisce che politici di professione e accorti come Prodi, Orlando, Pisapia possano sostenere una tesi così sbagliata.

E’ comprensibile che i protagonisti di questi 25 anni di politica abbiano nostalgia dell’Ulivo prima maniera, ma basta alzare lo sguardo per comprendere che l’Ulivo è stato l’albero principale del Pd, un disegno politico che è passato rapidamente dalla vocazione maggioritaria a quella minoritaria –  senza rendersene conto.  La mutazione genetica del PD è stata un fallimento  e il Pd è incapace di produrre qualsiasi frutto positivo per il Paese, anzi sorge il dubbio che gli obiettivi veri non corrispondano a quelli nobili dichiarati ma che alla fine si tratti di un semplice regolmento di conti all’interno del Pd e del centrosinistra.

D’altra parte, è scontato che dopo le elezioni i deputati del Pd  si ridurranno drasticamente di circa 200 parlamentari e se sarà Renzi a fare le liste è facile prevedere la decimazione dei deputati e senatori delle correnti di Orlando e Franceschini. E pure a sinistra del Pd potrebbe prevalere il tentativo di salvare i piccoli bunker del ceto politico sopravvissuto nelle formazioni a sinistra del Pd.

Quello che è certo che il Campo Progressista di Pisapia e la sinistra Pd di Andrea Orlando stanno procedendo in tandem verso l’autunno del centrosinistra che non promette nulla di buono. L’unica cosa certa è che dal mese di maggio, quando i maggiorenti di Articolo Uno hanno incoronato Pisapia, MDP con coordinatore Speranza e con Bersani e D’Alema padri nobili si è impantanato come una balena  nello stagno della politica politicante.

Epifani alla riunione di Fondamenta a maggio, in un intervento acclamato e commovente aveva sostenuto l’inutilità di parlare di alleanze, di sinistra, di centrosinistra senza un programma concreto che distingua “la nostra azione politica e sia la “patria” che unisce, altrimenti sarà solo un magma tanto ambizioso quanto fallimentare”. A giugno in un’intervista a La Stampa, Epifani avvallando la leadership di Pisapia ribadì l’urgenza di definire un programma precisando: “La discriminante è l’adesione al programma. Chi lo condivide sta dentro questo percorso. Senza preclusioni preventive di nessun tipo”.  Da allora di programma non si è discusso per nulla ma il tema delle alleanze ha preso piede e non solo a livello nazionale ma anche locale nelle concomitanti elezioni regionali della Lombardia e del Lazio con illazioni dei giornali di appoggio ai candidati del Pd Gori e Zingaretti (che a mio modesto parere potrebbe anche non candidarsi nel dubbio della sconfitta e con la speranza di giocare un ruolo sul campo nazionale).

Ancora a maggio Massimo D’Alema in varie interviste aveva proposto un percorso che almeno a me pare(va) cristallino e lineare in cui sosteneva:

«L’alleanza per il cambiamento ha una potenzialità che va molto al di là della somma delle singole forze. Dovrebbe nascere da un processo costituente, attraverso la rete e una serie di assemblee, con una grande consultazione programmatica. E dovrebbe comportare elezioni primarie sia per l’indicazione dei candidati (un punto forte dell’intesa Berlusconi-Renzi è il mantenimento delle liste bloccate), sia per la scelta di una personalità che guidi questo processo».

Su queste proposte di D’Alema non ho mai visto una replica o un dibattito approfondito e lo stesso D’Alema,  in una intervista dal titolo emblematico  “A sinistra è vietata la rottura, per tutti noi è l’ultima chiamata” dopo aver avallato la candidatura di Pisapia, è scomparso dall’attenzione generale.

Di fatto da quando è stato incoronato Pisapia “federatore” delle sinistre (quali?), Articolo Uno si è arenato ed è ripreso il film già visto della litigiosità a sinistra, sui social quasi ogni giorno si  sfiora la polemica tra i fedeli che invitano a fidarsi dei dirigenti e coloro che manifestano insoddisfazione, dispiacere o rabbia per la mancanza di chiarezza e di scelte condivise.

L’abbraccio poi di Pisapia alla Boschi alla festa dell’Unità a Milano  e la dichiarazione dello stesso Pisapia di sentirsi alla festa del Pd “a casa sua” ha dato la stura a ironie, polemiche e qualche sollievo da parte dei compagni che hanno sperato nel ritiro da parte di Pisapia.

L’abbraccio frivolo e cordiale di per sè farebbe sorridere, senonchè è diventato l’immagine del teatrino della politica distante dai problemi veri in cui si dibattono milioni di italiani ogni giorno.  Pisapia poi in tre mesi è stato vacuo assai, non ha mai detto cose concrete e incisive ma solo frasi generiche e insipide. E anche il documento congiunto di Pisapia e Speranza del 3 agosto (1) che aveva l’intenzione di rassenare gli animi e rilanciare l’alleanza è stato letto dalla maggior parte dei sostenitori di Articolo Uno come un modo non cristallino di prendere tempo sino a ottobre e di dire ulteriori banalità.

In questi mesi, a parte Pisapia che è andato in giro ad abbracciare esponenti del Pd senza dire nulla di rilevante, la ricerca unitaria a sinistra procede con imbarazzante difficoltà, anzi per numerosi compagni il tentativo di arrivare a una lista unitaria di sinistra (senza Pd) è già fallito, nonostante il lavoro esemplare di Pippo Civati e di tanti esponenti di Sinistra Italiana o cani sciolti. Anche sulle priorità del Paese, dalla prossima legge finanziaria ai vincoli imposti dall’Europa, alle proposte politiche in materia economica, non si è discusso in modo approfondito.

La stessa cosa vale per la legge elettorale, a parte le dichiarazioni di Bersani e altri parlamentari che hanno dichiarato la preferenza per una legge maggioritaria potabile tipo il Mattarellum oppure, piuttosto che leggi truffaldine stile porcellum o italicum, è meglio votare con un proporzionale sul modello tedesco. In verità Enrico Rossi sul profilo fb ha scritto una cosa chiara e condivisibile:

“Questa volta dò ragione a Renzi quando dice che è un “assurdo continuare a parlare di premio di coalizione”. Anche perché farebbe comodo solo a Berlusconi e a chi vuole far fuori il segretario del PD dalla corsa per premier. Io non sono mai stato renziano ma non ho mai tramato alle sue spalle. Per combattere alla luce del sole le politiche nazionali del PD di Renzi ho fondato Articolo Uno, una forza alternativa e di sinistra.”

E ancora, in una intervista rilasciata a Monica Guerzoni sul Corriere della sera del 5 agosto alla domanda “Non teme che Renzi riesca a convincere Pisapia e magari Boldrini a entrare in lista con il Pd?” Rossi precisa: «Un listone non funziona, tutta l’area del centrosinistra sarebbe intorno al 29%. Invece con il Pd e una forza a sinistra del Pd, il centrosinistra avrebbe un risultato molto più forte».

Ma non sappiamo se si tratta del pensiero di Rossi o della linea condivisa di Articolo Uno.

Anche i rapporti con i comitati per il No al referendum, dopo gli entusiasmi per la vittoria del 4 dicembre, sono diventati difficili; questi comitati sarebbero una grande risorsa vista la composizione sociale degli elettori che hanno bocciato la riforma Renzi/Boschi: giovani e ceti sociali umili e anche per le personalità che si sono battute a favore del No, compresi esponenti “moderati” e del mondo cattolico sia di sinistra come Raniero La Valle e Paolo Prodi (nel frattempo defunto) che moderato (Bodrato, Follini, De Mita e tanti altri) ma Anna Falcone e Montanari sono visti come un elemento di disturbo estraneo alle logiche e al progetto di Pisapia e C. di nuovo Ulivo e concorrenti con il ceto politico per un posto in parlamento. Non si avvedono neanche della capacità e potenzialità di Anna Falcone di raccogliere consensi in un elettorato disilluso dalla classe politica e composto a destra e sinistra da maschietti con caratteristiche simili e vulnerabili.

In questa situazione il cammino verso le elezioni si sta facendo ogni giorno più stretto e tortuoso;  diventa concreto il pericolo che nel nuovo parlamento tra il Movimento 5 Stelle e la Lega o tra Forza Italia e Pd venga a mancare proprio l’opzione di sinistra e di rispetto per le istituzioni democratiche e della Costituzione.

Croce diceva: “c’è sempre qualcuno che, posto al bivio fra capire e morire, senza esitazione sceglie il martirio “, la speranza è quella che tra gli esponenti della sinistra prevalga lo spirito di sopravvivenza alla pulsione di morte.

Questa è la flebile (oggi) speranza; come ha ben scritto Lanfranco Turci, ci sono priorità per il Paese su cui tutti siamo concordi:

“… Il grande campo che i media cercano di non fare emergere è quello del lavoro, della disoccupazione, della precarietà, dei salari, delle condizioni di perdita totale dei diritti, del degrado dello stato sociale. Questo è il campo vuoto, che noi dovremmo occupare non solo perchè gli altri ci sono preclusi, ma anche perchè è su questo che possiamo recuperare una nostra identità e prima ancora una nostra visibilità. Il lavoro si tira dietro il tema dello sviluppo di un paese che va a pezzi e a fuoco, delle scelte di politica economica, degli indirizzi degli investimenti, della capacità di intervento dello Stato. Proviamo a buttarci dentro a corpo morto in questo campo, lasciando perdere il politichese di queste settimane….”(2)

Su questi temi non ci sono,  mi pare, sostanziali differenze e si può intraprendere il cammino; poi ci vuole la consapevolezza di quanto sia difficile in questa frammentazione politica scegliere candidati condivisi ma tramite primarie o faticose mediazioni è possibile arrivare a candidati sostenibili, soprattutto se si comprende che non trovare soluzioni ragionevoli sarebbe un danno per tutti e soprattutto per il Paese Italia.

(1) comunicato stampa Pisapia – Speranza del 3 agosto Sinistra: Pisapia e Speranza, “Dare nuova forza a progetto”  Politica

Grande assemblea democratica a ottobre

“Abbiamo condiviso la necessità di dare forza e sostanza al progetto avviato il primo luglio a Roma”. Lo affermano Giuliano Pisapia e Roberto Speranza in una nota stampa comune a seguito di un colloquio avuto oggi. “Il nostro obiettivo – aggiungono – è offrire finalmente una casa ai milioni di elettori di centrosinistra che chiedono discontinuità rispetto alle politiche degli ultimi anni. L’Italia ha bisogno di un progetto nuovo e aperto, inclusivo, verso il civismo, l’associazionismo laico, cattolico e ambientalista, il volontariato, il mondo del lavoro e delle imprese”.
“Per questo stiamo lavorando per dare gambe e fiato alle idee emerse in questi mesi. Ci daremo appuntamento a breve per approfondire la nostra proposta programmatica, aperta anche ad esperienze diverse, e per stabilire un percorso di partecipazione dal basso che vedrà nel mese di ottobre il culmine con una grande assemblea democratica”, concludono Pisapia e Speranza.

2) sugli stessi temi trattati da Lanfranco Turci e su quello della rappresentanza è da leggere questo bellissimo e saggio intervento di Aldo Tortorella su Il Manifesto: https://www.nuovatlantide.org/lanfranco-turci-ascoltiamo-lappello-tortorella/

Sorgente: Articolo Uno, Pisapia e Pd in una trappola perfetta e senza via d’uscita – nuovAtlantide.org

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