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23 agosto 1927, Sacco e Vanzetti: storia di due emigrati italiani condannati a morte – Corriere.it

corriere.it – 23 agosto 1927, Sacco e Vanzetti: storia di due emigrati italiani condannati a morte

I due anarchici sono condannati alla sedia elettrica con l’accusa di omicidio durante una rapina. La faziosità del verdetto suscita proteste in tutto il mondo. Per molti la condanna rientra nella «politica del terrore» promossa dal Ministro della Giustizia Usa.

Nel 1977 il governatore del Massachusetts ammette gli errori fatti nel processo e ne riabilita la memoria – di silvia morosi

(Ap)1 L’accusa di omicidio

Assassini per l’America, eroi per l’Europa. Esempio di «giustizia crocefissa» (come titolò un giornale), celebrati da Woody Guthrie e Joan Baez, ricordati da Giuliano Montaldo nel 1971 con due indimenticabili Gian Maria Volontè e Riccardo Cucciolla.

E’ il 23 agosto 1927. Ferdinando Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, anarchici italiani emigrati negli Stati Uniti, venivano condannati alla sedia elettrica con l’accusa di aver ucciso, nel corso di una rapina, il cassiere e la guardia giurata del calzaturificio Slater and Morril.

I dubbi sulla loro responsabilità e la confessione di un detenuto portoricano che li mostrava innocenti non valsero a nulla: Sacco e Vanzetti furono condannati a morte. Nel penitenziario di Charlestown, a distanza di sette minuti l’uno dall’altro, furono legati alla sedia elettrica e vi persero la vita in un giorno di agosto di 90 anni fa (qui l’ approfondimento «Sacco e Vanzetti: la giustizia crocifissa»).

2 I due protagonisti

Sacco era un ciabattino della provincia di Foggia; Vanzetti un pescivendolo del cuneese. Il 23 agosto 1977, a cinquant’anni esatti dalla loro morte, Michael Dukakis, durante il suo primo mandato di governatore del Massachusetts, riabilitò la memoria di Sacco e Vanzetti ammettendo che con ogni probabilità, nel giudicare i due anarchici, erano stati commessi errori e ingiustizie.

«Al centro immigrazione ebbi la prima sorpresa. Gli emigranti venivano smistati come tanti animali. Non una parola di gentilezza, di incoraggiamento, per alleggerire il fardello di dolori che pesa così tanto su chi è appena arrivato in America».

E in seguito scrisse: «Dove potevo andare? Cosa potevo fare? Quella era la Terra Promessa. Il treno della sopraelevata passava sferragliando e non rispondeva niente. Le automobili e i tram passavano oltre senza badare a me», dirà Vanzetti al processo, ricordando l’arrivo a New York sulla nave «La Provence» il 19 giugno 1908, quando ha vent’anni.

3 Il clima di terrore

Era proprio «ingiustizia» la parola che dominava le opinioni sulla vicenda: la sensazione generale era che alla base del verdetto di condanna di Sacco e Vanzetti vi fosse nient’altro che la politica del terrore che caratterizzava il clima politico statunitense di quegli anni, instaurata indiscriminatamente contro anarchici, operai, sindacalisti e masse popolari che auspicavano un riscatto sociale.

4 Il processo

La morte di Sacco e Vanzetti volle essere allora, probabilmente, una dimostrazione esemplare. Su di loro si rovesciava il pregiudizio nei confronti degli immigrati: durante il processo, il giudice li chiamò più volte «bastardi».

Vanzetti, che conosceva l’inglese meglio di Sacco, pronunciò al giudice queste parole: «Io non augurerei a un cane o a un serpente, alla più bassa e disgraziata creatura della Terra, ciò che ho dovuto soffrire per cose di cui non sono colpevole».

Riportiamo qui un passaggio dall’epistolario di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti : «Mai, vivendo l’intera esistenza, avremmo potuto sperare di fare così tanto per la tolleranza, la giustizia, la mutua comprensione fra gli uomini» (Bartolomeo Vanzetti, alla giuria che lo condannò alla pena di morte).

5 Il sostegno di Mussolini

Quando la condanna a morte fu resa nota, le strade si riempirono di gente, e le voci della manifestazione accompagnarono Sacco e Vanzetti fino al giorno della loro morte, dieci giorni dopo. Anche l’Italia fu scossa: Benito Mussolini, nonostante l’ideologia politica lo allontanasse da Sacco e Vanzetti, si adoperò perché i due italiani fossero risparmiati.

Anche numerosi intellettuali, tra cui Albert Einstein e Bertrand Russell, sostennero con una campagna Sacco e Vanzetti. Ma ogni iniziativa fu inutile: i due trovarono la morte su una sedia elettrica, scatenando indignazione e rivolte.

6 La confessione e le manifestazioni

Nemmeno la confessione di un gangster, Celestino Madeiros, che ha ammesso di essere stato lui l’autore della rapina insieme a due complici, porta alla riapertura del processo. Petizioni e manifestazioni si susseguono, in America Latina, negli Stati Uniti, in Europa. Le ambasciate Usa sono assediate.

Folle immense manifestano a New York, Detroit, Philadelphia. I funerali sono seguiti da 400.000 persone che portano un bracciale dove è scritto: «La giustizia è stata crocifissa. Ricordatevi del 23 agosto 1927».

E’ a causa delle loro idee – che non hanno mai rinnegato durante tutti i lunghi sette anni che hanno preceduto l’esecuzione – che i due militanti sono stati uccisi. Ed è grazie a questa loro fedeltà alle proprie convinzioni che sono entrati nella leggenda del movimento operaio.

7 La sedia elettrica come strumento di morte

La sedia elettrica fu introdotta negli Stati Uniti nel 1888 per sostituire l’impiccagione, considerata troppo cruenta. Il tempo massimo di sopravvivenza, legati a una sedia elettrica, è di quindici minuti: durante questo arco di tempo, il condannato, colpito da potenti scariche elettriche, muore per arresto cardiaco o crisi respiratoria.

Meno cruento, come metodo? La pena di morte è in sé argomento molto dibattuto: in ventuno stati è stata abolita; otto stati sono in moratoria. Lo stato più attivo in questo senso, con il numero più alto di esecuzioni capitali, attualmente è il Texas.

Gli Stati Uniti vedono, nella storia delle esecuzioni capitali, l’utilizzo di diversi metodi: dall’impiccagione, alla camera a gas, alla sedia elettrica, all’iniezione letale. Esiste metodo più “umano” di un altro, quando si condanna a morte qualcuno? Senza contare l’effettività del rischio di giustiziare degli innocenti.

8 Il memoriale

Nel 1977 sono stati completamente riabilitati quando il governatore dello Stato del Massachusetts Michael s. Dukakis riconobbe gli errori giudiziari commessi nei loro confronti. A distanza di quasi 90 anni, Sacco e Vanzetti sono ancora una ferita nella storia americana.

Nel 1977 il governatore Dukakis istituì anche il «Sacco and Vanzetti memorial day», celebrato da allora ogni 23 agosto.

«Il processo e l’esecuzione di Sacco e Vanzetti – scrisse – devono ricordarci sempre che tutti i cittadini dovrebbero stare in guardia contro i propri pregiudizi e contro l’intolleranza verso le idee non ortodosse, con l’impegno di difendere sempre i diritti delle persone che consideriamo straniere per il rispetto dell’uomo e della verità»

9 La vicenda al cinema

Boston, 1920. Due immigrati italiani, Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, vengono accusati di rapina a mano armato e di omicidio… La storia viene raccontata anche da Giuliano Montaldo nel 1971, in un film che passa alla storia. Nel cast Gian Maria Volontè, Riccardo Cucciolla, Cyril Cusak e Geoffrey Keen.

Realizzata quando in Italia era ancora vivo l’eco della strage di Piazza Fontana del 1969 — con l’accusa dei due anarchici Valpreda e Pinelli — la pellicola fa esplicito riferimento a questo avvenimento, nello stesso tempo non si appiattisce sul presente il fulcro della narrazione sono i due anarchici italiani.

Gian Maria Volontè e Riccardo Cucciolla nel film di Giuliano Montaldo (1971)
10 Il mistero (svelato) delle ceneri

L’occasione per ritornare sulla vicenda arriva anche dalla pubblicazione del libro di Luigi Botta, «La marcia del dolore» (Nova Delphi, 2017), nome con il quale è comunemente noto il funerale dei due.

Questo nuovo volume, contrariamente a quanto si è detto e scritto per decenni spiega come le ceneri di Sacco e Vanzetti – accusati di aver ucciso nel corso di una rapina a mano armata, il cassiere e la guardia giurata del calzaturificio Slater and Morril che trasportavano 16.000 dollari – non siano state mescolate.

Bensì suddivise in due urne, che per l’uno e per l’altro hanno seguito strade autonome. Le due metà di Vanzetti sono a Villafalletto e a Boston; una metà di Sacco è a Torremaggiore e l’altra si è persa a casa della moglie Rosa Sacco.

Sorgente: 23 agosto 1927, Sacco e Vanzetti: storia di due emigrati italiani condannati a morte – Corriere.it

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