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Il riscatto gratuito della laurea è un obbligo intergenerazionale – Wired

wired.it – Il sottosegretario all’Economia Baretta propone contributi per il riscatto della laurea per chi si iscriverà all’Inps nel 2018, e per i nati fra 1980 e 2010: una scelta sacrosanta che incentiverebbe anche la formazione superiore- di Simone Cosimi

Non salverà di certo i percorsi discontinui che la generazione Millennial sta affrontando e quella definita Z – cioè i nati fra 1995 e 2010 – si ritroverà di fronte.

Però il riscatto degli anni di laurea senza sborsare un centesimo darebbe un segnale importante, e una volta tanto concreto, a chi ha fra i 20 e i 35 anni.

Raccontando a quella fetta di italiani che il Paese non si dimentica di loro nonostante tutti i maltrattamenti e le amnesie, chiamiamole così, degli ultimi anni.

Bilanciando fra l’altro anche gli interventi di giustizia sociale, generalmente orientati alle fasce più anziane, ma soprattutto smuovendo le acque del dibattito pubblico sul futuro dell’Italia.

Sarebbe insomma il minimo che i baby boomer possano fare per saldare un po’ del loro debito, un obbligo intergenerazionale.

La proposta arriva dal sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta, che ha chiesto all’Inps di quantificare le cifre necessarie e che potrebbe portare il progetto sul tavolo della prossima legge di bilancio, la cui definizione entrerà nel vivo dopo la pausa estiva.

L’idea è appunto quella di offrire il riscatto gratuito della laurea per chi si iscriverà all’università nel 2018 ma anche, come anticipato giovedì scorso nel corso di un incontro all’assemblea della rappresentanza studentesca dei Giovani democratici, ai laureati nati fra il 1980 e il 2000. Solo per i percorsi – triennale e specialistico – conclusi nei tempi stabiliti dall’ordinamento.

Una volta tanto una scelta lineare, giusta, confortante, che non solleva alcuna perplessità.

In altre parole, si tratterebbe di contributi figurativi versati dallo Stato che andrebbero a diminuire gli anni necessari per la pensione anticipata (oggi fissata a 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne) o a rendere più ricco l’assegno per chi andrà in pensione di vecchiaia (oggi stabiliti fra 65 anni e 7 mesi e 66 anni e 7 mesi a seconda dei settori ma destinati ad aumentare).

Il provvedimento – che al momento è solo una proposta non si è capito quanto sostenuta dal Pd e dalla maggioranza, sarebbe anzi interessante scoprirlo – si applicherebbe insomma a una delle generazioni più falcidiate di sempre dalla disoccupazione e dal deprimente livello salariale e che vedrà calcolato l’intero importo della pensione col metodo contributivo.

Un miraggio col quale migliaia di persone si scontrano da anni, stupite dalle richieste piuttosto salate dell’istituto di previdenza per far valere quei periodi accademici.

Non solo, dunque, il progetto è sacrosanto sotto il profilo simbolico.

Sarebbe anche meno costoso di altri interventi che si valuteranno nei prossimi mesi come una “pensione di garanzia”, cioè una specie di integrazione per chi non raggiungerà la soglia minima fissata oggi intorno ai 500 euro, o la contribuzione che chiamerei “di ricucitura”, in grado di collegare i numerosi periodi lavorativi e contratti di vario tipo coprendo le fasi di disoccupazione.

Non solo. Il riscatto gratuito della laurea sarebbe anche un incentivo a intraprendere lo studio superiore e a concluderlo nei tempi previsti, incidendo sui fuori corso. Farebbe insomma della categoria dei laureati qualcosa di diverso da una minoranza nazionale.

D’altronde secondo l’Eurostat nella fascia demografica fra i 30 e i 34 anni solo 26 italiani su 100 sono laureati (il documento fa riferimento agli standard dell’International Standard Classification of Education dell’Unesco e compre sia le lauree triennali che quelle magistrali), numeri che ci piazzano alla penultima posizione continentale.

Questo ovviamente anche perché, purtroppo, il titolo non è decisivo per trovare lavoro tanto quanto altrove: solo il 53% di chi possiede una laurea strappa un’occupazione a tre anni dalla discussione della tesi. E questo è ovviamente un diverso tipo di problema in cui il riscatto gratuito non c’entra nulla.

In una situazione tanto critica, però, anche la sicurezza che i propri anni d’impegno nello studio possano trovare un qualche tipo di ricaduta positiva per la propria pensione darebbe a quel pezzo di carta un valore aggiuntivo.

Facendo di un provvedimento non particolarmente esoso, almeno nei primi anni di applicazione, un gioco in cui vincono tutti: un aiuto alla previdenza e un incentivo allo studio. C’è da scommettere che non riusciranno ad approvarlo.

Sorgente: Il riscatto gratuito della laurea è un obbligo intergenerazionale – Wired

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