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Raccolta rifiuti a rischio: non c’è più posto per la plastica – lastampa.it/torino

lastampa.it/torino -Raccolta rifiuti a rischio: non c’è più posto per la plastica. Le aziende che si occupano dello stoccaggio non sanno dove portare 1.500 tonnellate di scarti –

andrea rossi
torino – Da sabato non raccogliamo più la plastica. Amiat, la società che gestisce i rifiuti a Torino, l’ha comunicato mercoledì sera. Panico. Ieri l’allarme è parzialmente rientrato: la raccolta non si ferma. Per ora. Ma il problema esiste. È rilevante. E, soprattutto, senza una soluzione a portata di mano.

In buona parte d’Italia, in un pezzo consistente di Piemonte e, ma in misura minore, a Torino non si sa più dove mettere la plastica non riciclata. Quella da smaltire in discarica o negli inceneritori. Ci sono province – Asti, Cuneo, Novara – in gravissima difficoltà, con tonnellate di materiale che si stanno ammassando e nessuno sa dove metterle.

L’INTOPPO

La catena si è spezzata qualche mese fa ma presenta il conto soltanto adesso: gli inceneritori sono pieni e tendono a non ricevere i rifiuti speciali (come la plastica); i centri di smistamento non sanno più a chi portare gli scarti e quindi non accolgono più i carichi in arrivo dai Comuni; e le aziende di raccolta rifiuti, non sapendo dove portare il contenuto dei bidoni, minacciano di non svuotarli più.

In Piemonte la situazione è ben più seria. Su 1200 Comuni, ben 530 denunciano criticità nella raccolta della plastica. La provincia di Novara è in crisi: undici carichi non ritirati, cioè oltre 200 tonnellate. Nell’astigiano ci sono 24 carichi fermi: 500 tonnellate che nessuno sa dove portare. In Valle d’Aosta la raccolta è di fatto ferma da tre settimane.

Anche a Cuneo ci sono ritardi che superano le tre settimane: se la situazione non si sblocca la plastica finirà a Robilante, trattata come un rifiuto normale anziché differenziato. A Biella ci sono sedici carichi non ritirati: 320 tonnellate. Ad Alessandria i tir bloccati sono cinque: cento tonnellate. La stessa situazione di Torino che però è molto più grande quindi meno a rischio, anche se Amiat dice di essere in grave difficoltà.

IL SISTEMA DEL RICICLO

Il sistema funziona così: esiste un consorzio, Corepla, che si occupa della raccolta e del trattamento della plastica. Ha un accordo di cinque anni con Anci, l’associazione dei Comuni: valore, un miliardo. Soldi che vanno alle aziende che si occupano di raccogliere la plastica. Nel caso di Torino, ad Amiat, che incassa circa 303 euro per ogni tonnellata.

Amiat ha un impianto in cui effettua una sorta di pre trattamento della plastica raccolta. Al termine delle operazioni il materiale viene trasferito in un centro convenzionato con Corepla. Qui avvengono la verifica e il trattamento: il riciclo, insomma.

Alla fine in media il 55% della plastica raccolta viene riciclata; il resto si trasforma in rifiuto speciale e andrebbe smaltito in discarica o in inceneritore.

MANCANO IMPIANTI

Ecco il guaio. A Torino le discariche sono di fatto chiuse. E l’inceneritore viaggia a pieno regime. Da solo non basta e questo gli consente di scegliere che cosa “ospitare”. Ovviamente Trm, la società che lo gestisce, all’80% di Iren, privilegia quel che più rende: e poiché i rifiuti urbani valgono circa 113 euro a tonnellata e quelli speciali meno di 100 il conto è presto fatto.

Non a caso, da qualche mese al Gerbido plastica, rifiuti ingombranti, resti di lavorazioni entrano di rado. L’impianto è saturo. Così è sorto il problema.

A Torino nell’ultima settimana su sedici carichi cinque non sono stati accolti dai centri di trattamento. Situazione ancora sotto controllo: cinque carichi sono 100 tonnellate. Peccato che Amiat nei suoi centri possa stoccare solo 150 tonnellate di plastica. Due giorni di raccolta.

Una miseria. Un polmone così esile da andare in crisi per un niente. Come il fermo di cinque carichi. L’allarme di Amiat per ora è stato tamponato con una soluzione ponte garantita dai centri convenzionati con Corepla. Ma il problema è solo rinviato.

Ed è strutturale: Amiat non sa dove stoccare la plastica e Corepla non sa dove smaltire gli scarti perché l’inceneritore non li vuole. Bisognerà trovare una soluzione, considerato che a Torino e provincia si smaltiscono tra 20 e 25 mila tonnellate di plastica l’anno.

Sorgente: Raccolta rifiuti a rischio: non c’è più posto per la plastica – La Stampa

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