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Oltrarno, non è più tempo di botteghe In 10 anni persi metà degli artigiani – corrierefiorentino.corriere.it

corrierefiorentino.corriere.it – firenze|l’identità – Oltrarno, non è più tempo di botteghe  In 10 anni persi metà degli artigiani. Affitti alti e pochi clienti, i dati di Cna sono impietosi. E scompaiono anche i mestieri

Botteghe che chiudono, mestieri che scompaiono e tanta incertezza sul futuro. È questa l’inclemente fotografia scattata dal report che la Cna di Firenze ha realizzato nel quartiere, per antonomasia, da sempre legato all’artigianato: l’Oltrarno.
Dai dati raccolti su un campione di 60 piccole aziende emerge innanzitutto che il fatturato di queste imprese, per lo più individuali, è in continuo decremento e che in poche utilizzano il web per vendere i propri prodotti fuori dai confini fiorentini e nazionali.
Ma ciò che impressiona di più è che in dieci anni in Oltrarno gli artigiani si sono dimezzati, passando da 2.000 a 1.000 con un calo del 5% annuo, e che molti mestieri sono scomparsi. Non esistono più i tornitori del legno, le fonderie d’arte, il ferro battuto e i trattamenti metallici.
La fuga

«Molti si sono spostati nei Comuni vicini o in periferia dove parcheggi, mobilità e affitti non sono un problema», spiega il professor Gaetano Aiello curatore dell’indagine.

Ma il report denota anche che per ora la ripresa è ancora lontana e che non ci sono i presupposti per una crescita: «Occorrerebbe investire in questa parte di città in termini di idee e risorse per migliorare la coesione sociale, per contribuire a far tornare i residenti e per sostenere le attività artigianali, in particolar modo giovanili che decidono di insediarsi qui — commenta Luca Tonini, presidente di Cna Firenze — Bisogna inoltre puntare sul turismo culturale».

 La «mangiatoia»

L’Oltrarno, negli ultimi anni, ha cambiato e modificato la sua organizzazione economica e sociale trasformandosi in una «mangiatoia» a scapito delle botteghe che hanno visto un aumento insostenibile dei prezzi dei fondi e la diminuzione della clientela.

Ma a pesare, secondo la ricerca, è anche la burocrazia definita troppo complessa, che spesso paralizza qualsiasi iniziativa proposta dai piccoli imprenditori, e l’impoverimento complessivo delle strade e dei quartieri.

Non solo: secondo il 55% degli artigiani intervistati la crisi che sta attraversando il settore è dovuta anche alla mancanza di iniziative e di un clima di fiducia.

Questo fattore mostra che le aziende di San Niccolò, Santo Spirito e San Frediano, sarebbero anche disposte a sostenere costi più elevati se riuscissero a risollevarsi da questo momento di difficoltà trovando un modo per rinnovarsi e per attirare nuova clientela.

L’obiettivo

«L’obiettivo — continua Aiello — è ripopolare questo fazzoletto di Firenze favorendo il reinsediamento di residenti stabili, attraendo chi è affascinato dall’artigianato e disposto ad acquistare pezzi unici e a un prezzo più elevato.

Solo in questo modo si potrà evitare che altre botteghe tirino giù il bandone definitivamente». L’artigianato e le botteghe, sottolinea l’assessore allo Sviluppo economico del Comune di Firenze Cecilia Del Re «sono un bene prezioso e da tutelare.

Va in questa direzione lo strumento del regolamento Unesco di recente adottato dall’amministrazione, che si inserisce in una visione complessiva di sostegno e di rilancio dell’economia fiorentina e del patrimonio rappresentato dalle attività dell’Oltrarno.

Ma ci sono anche i tour nelle botteghe, che vogliamo implementare, e con l’assessore al Bilancio, Lorenzo Perra, stiamo ragionando su alcune agevolazioni».

Sorgente: Corriere della Sera

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