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I nuovi tesori italiani dell’Unesco: Quelle nostre mura nate per la guerra(ma servite alla pace)

Le mura costruite dai veneziani tra XVI e XVII secolo e dieci antiche faggete che coprono 2.127 ettari: sono i due nuovi siti italiani che l’Unesco ha scelto di inserire nella lista dei luoghi Patrimonio dell’umanità. Diventano così 53 i siti italiani: ed è record mondiale

di davide ferrario

Le mura costruite dai veneziani tra XVI e XVII secolo e dieci antiche faggete che coprono 2.127 ettari: sono i due nuovi siti italiani che l’Unesco ha scelto di inserire nella lista dei luoghi Patri-monio dell’umanità. La notizia arriva da Craco-via, dove è in corso la 41ma sessione del Comi-tato Unesco. Diventano così 53 i siti italiani Patrimonio dell’umanità: è record mondiale

Per me, come per tutti i bergamaschi, le Mura sono una «cosa» familiare. Alle Mura ciascuno è legato da ricordi: una passeggiata romantica consumata con chi ti faceva battere il cuore; un qualche ingenuo momento di meditazione cosmica, quando sotto di te brillano le luci della città; e, personalmente, l’indelebile memoria della volta in cui testai la mia prima bicicletta col cambio, a undici anni, sulla salita che porta a Colle Aperto. Oggi quelle Mura, assieme alle fortificazioni di Peschiera del Garda e di Palmanova, diventano «patrimonio dell’umanità». Non credo cambierà molto: i bergamaschi vogliono bene ai loro simboli anche senza che glielo dica l’Unesco. Soprattutto, le Mura sono usate e vissute quotidianamente. E questo induce a una prima riflessione.

Palmanova e a Peschiera

Proprio perché fanno parte del paesaggio urbano di ogni giorno (ma è così anche a Palmanova e a Peschiera), viene facile dimenticare che si tratta di costruzioni militari. Dovevano costituire imponenti opere di difesa, progettate per essere utilizzate in caso di assedio prolungato o di attacchi di artiglieria (da cui la particolare forma dei bastioni). In verità, in cinque secoli non sono servite a proteggere Bergamo nemmeno da un colpo di fucile. Dunque non è bello pensare che «Grandi opere» costruite per la guerra siano invece servite principalmente alla pace, anche alla banalissima pace festaiola dei molti, affollatissimi chiringuitos che ogni anno, d’estate, occupano gli spalti pensati per le cannoniere?

«Oltre le Mura»

Non solo. Guardando queste fortezze in cui furono impiegati così tanto ingegno, fatica e denaro, un’altra considerazione dovrebbe ispirarci pensieri più che attuali. Buttate l’occhio appena fuori di esse e vedrete che non sono riuscite a contenere nulla di quello che avrebbero dovuto. Il mondo di fuori si è espanso, alla faccia di chi pensava di segnare confini invalicabili. Intorno alle mura di Bergamo, Peschiera e Palmanova pulsa la vita umana reale, che le ha accerchiate e inglobate meglio di qualsiasi manovra militare. Lo slogan della campagna di Bergamo a Capitale della cultura europea cercava di coniugare orgoglio e utopia: «Oltre le Mura», diceva. Ogni limite segna anche una soglia da superare.

Sorgente: Corriere della Sera

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