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Nel rimpallo tra ministeri sul G7 dell’industria Milano si fa da parte – lastampa.it/torino

foto – Torino è candidata a ospitare la riunione dei ministri dello Sviluppo e del Lavoro dei 7 grandi.

lastampa.it/torino – Nel rimpallo tra ministeri sul G7 dell’industria Milano si fa da parte. Dal Viminale sì definitivo al vertice di Torino, ma il Mise vuole il trasloco

federico genta andrea rossi
torino – La situazione è in continuo divenire. E al momento si potrebbe riassumere così: perché il G7 dell’industria e del lavoro, in programma dal 26 al 30 settembre, si tenga a Torino (anzi, a Venaria) è necessario che al via libera del ministero dell’Interno, già incassato, si aggiunga quello del ministero dello Sviluppo, tutt’altro che scontato invece.
In seno al governo è in atto un tira e molla che coinvolge chi con la Presidenza del Consiglio ha in mano l’organizzazione del vertice e chi deve garantire l’ordine pubblico.Il vertice dei ministri di Italia, Germania, Francia, Stati Uniti, Regno Unito, Canada e Giappone avrebbe dovuto tenersi al Lingotto.

La soluzione era gradita al Mise, ma non al Viminale: troppo rischioso stipare le delegazioni in un’area vicina al centro, difficile da difendere ed esposta agli eventuali attacchi dei network antagonisti che si raduneranno a Torino.

E anche le istituzioni locali – sindaco, prefetto e questore – erano (e sono) titubanti sul Lingotto.

 L’IPOTESI EXPO

Così è nata la variante Venaria: sede aulica, prestigiosa e soprattutto molto più semplice da difendere. Resta il problema logistico, perché gli invitati non potranno certo pernottare alla Reggia. Ma l’empasse potrebbe essere superato organizzando dei trasferimenti dedicati, su percorsi chiaramente non avvicinabili dal pubblico, contestatori compresi.

Così sarebbe scongiurata l’ipotesi di paralizzare il quartiere Lingotto. Ad iniziare dalle gallerie commerciali e da Eataly, per esempio. Per continuare su via Nizza e i caseggiati circostanti, residenze comprese.

Che rischiavano di diventare teatro di battaglia per teppisti e per i temuti black bloc. Almeno per ora, la polizia non crede verosimile che a fine settembre la Città possa essere raggiunta da migliaia di contestatori stranieri. Gli incidenti per il G20, insomma, dovrebbero fare storia a sé.

È possibile, invece, che la voglia di protesta richiami rinforzi dalle altre regioni d’Italia. E sui siti antagonisti da qualche giorno vengono già rilanciate le testimonianze degli italiani coinvolti negli scontri di Amburgo, arrestati e poi rilasciati. Una sorta di vademecum di sopravvivenza durante la guerriglia e i contatti ravvicinati con i reparti antisommossa.

Il timore è però quello di rivivere, a Torino, quanto successo due anni fa durante il corteo No Expo. Quando erano bastate 300 persone, ben equipaggiate di caschi, bombe carta e vestiario di ricambio per la fuga, per mettere a ferro e fuoco la città. Che in quel caso era Milano, anche se la contestazione era rivolta a un evento che si celebrava a Rho.

A non essere convinti di Venaria, però, sono i funzionari del ministero dello Sviluppo. I quali – complice una certa freddezza percepita da parte delle istituzioni torinesi, forse non così entusiaste di ospitare un vertice ad alto rischio incidenti – stanno valutando opzioni alternative. E stanno seriamente pensando di trasferire il vertice altrove.

Ad esempio a Milano. O a Roma. Ieri il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha frenato: «Nessuno ci ha detto nulla. In ogni caso, non ci sarebbero neanche i tempi e non voglio rischiare di fare uno sgarbo alla Appendino che ci ha lavorato molto». Precisazione che si presta a molteplici letture.

È vero che Milano non ha chiesto nulla. Ma è altrettanto vero che qualora il governo decidesse per il capoluogo lombardo Sala non si tirerebbe indietro, come già accaduto lo scorso anno con lo strappo degli editori sul Salone del Libro.

IL PARLAMENTO

In ogni caso la diatriba riguarda il governo che, non a caso, è stato chiamato a spiegare quali intenzioni ha. Il senatore del Pd Stefano Esposito ha depositato una interrogazione ai ministri Minniti e Calenda.

Al primo, titolare degli Interni, chiede se la Reggia è una buona soluzione. Al secondo (Sviluppo economico) chiede conto dell’intenzione di spostare il summit o spacchettarlo: il lavoro a Venaria, l’industria altrove. «Sarebbe un’assurdità», ragiona Esposito.

«Si minerebbe l’unitarietà che lega oggi più che mai lo sviluppo industriale alla ricerca scientifica e al lavoro delle giovani generazioni. Ed è essenziale assicurare lo svolgimento del vertice nel Torinese, sia per l’occasione che rappresenta per il territorio sotto il profilo produttivo, sia per rilanciare la città come luogo aperto ai grandi eventi e in grado di garantire la massima sicurezza».

Sorgente: Nel rimpallo tra ministeri sul G7 dell’industria Milano si fa da parte – La Stampa

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